di D.B.
Sono quasi 200, per la precisione 177, gli imprenditori britannici che operano in Umbria e che d’ora in avanti dovranno anche loro fare i conti con il Brexit. I dati arrivano da Unioncamere e Infocamere e sono aggiornati al giugno di quest’anno. A livello nazionale si parla di oltre 10 mila persone, il 25 per cento circa delle quali ha scelto la Lombardia come regione nella quale fare impresa. Una comunità di imprenditori popolosa anche nel Lazio (14 per cento) e nella Toscana (10 per cento). Oltre la metà di questi cittadini ricopre la carica di amministratore (56 per cento), mentre commercio (19 per cento), manifatturiero (10 per cento) e servizi di alloggio e ristorazione (9 per cento) sono le attività più marcatamente British. In generale, spiega Unioncamere, si tratta di iniziative imprenditoriali di dimensioni molto piccole: quasi il 60 per cento delle aziende italiane con a capo un cittadino della Gran Bretagna può infatti contare al massimo su 10 addetti e su un valore della produzione non superiore ai due milioni di euro.
BREXIT, PER L’UMBRIA IN GIOCO OLTRE 200 MILIONI DI EXPORT
I numeri Sempre secondo i dati di Unioncamere inoltre sono in tutto 7.772 le persone, nate in un paese non europeo, che nella regione ricoprono una carica in un’azienda (il 29 per cento sono donne e 612 gli under 30). Oltre la metà (4.659) sono titolari delle loro imprese mentre 1.325 sono soci e 1.653 gli amministratori. In tutto valgono l’1,4 del totale nazionale, dove svettano Lombardia (21,6 per cento) e Lazio (12 per cento). In tutto in Italia si parla di quasi 600 mila persone, per la precisione 568 mila: la quota più rilevante (il 63 per cento) è costituita da titolari di imprese individuali, la forma giuridica più semplice e ancora la più diffusa – anche tra gli italiani – per operare sul mercato. Quasi 142 mila, cioè uno su 4, ricoprono invece una carica di amministratore. La tendenza parla di un rafforzamento della presenza di imprenditori stranieri, con Marocco (78 mila) e Cina (74 mila) che sono i paesi più rappresentati. L’attività più gettonata è quella del commercio (207 mila), seguita da costruzioni (98 mila), alloggio e ristorazione (55 mila) e attività manifatturiere (50 mila).
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