venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 01:49
24 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:58

Brexit, per Umbria in gioco oltre 250 milioni l’anno: «Per ora pochi scossoni, ma futuro imprevedibile»

Analisi: dall'import-export agli scambi universitari. Coinvolte oltre 100 imprese e 11 mila addetti. Turismo: sempre più inglesi nel 'Cuore verde' ma svalutazione della sterlina peserà

Brexit, per Umbria in gioco oltre 250 milioni l’anno: «Per ora pochi scossoni, ma futuro imprevedibile»
Bus inglese con la promozione dell'Umbria (Foto Marco Terni)

di Ivano Porfiri

C’è la politica e c’è l’economia, ma anche l’arte e l’amicizia, ci sono la testa e il cuore. ‘Cuore verde’, come quello che, in questi giorni, gira come slogan scritto sul retro dei bus a due piani del London Tour. Per un ricordo romantico, basta andare indietro nel 1966 al film ‘Fumo di Londra’, girato in parte a Perugia e in cui un superlativo Alberto Sordi interpreta l’antiquario perugino Dante Fontana immerso nella cultura anglosassone. Umbria e Regno Unito sono legate da tanti fili, che ora, dopo il voto sul referendum sulla Brexit, molti temono possano spezzarsi o, quantomeno, ingarbugliarsi. In prima battuta, per gli scossoni al rapporto tra sterlina ed Euro.

Volume di affari La presidente Catiuscia Marini commenta «con profondo rammarico» la scelta della maggioranza dei britannici, sottolineando che da oggi l’Ue sarà più povera senza il Regno Unito, ma anche il Regno Unito sarà più povero senza l’Unione europea». Cosa accadrà davvero però, in particolare, per l’Umbria? Intanto, è bene dare un occhio ai numeri. Dall’ultimo rapporto Bankitalia sull’economia regionale, emerge che il volume degli scambi con il Regno Unito valgano oltre 250 milioni di euro l’anno. In particolare, l’export di imprese umbre Oltremanica nel 2015 ha mosso 208 milioni di euro, in crescita del 16,8% rispetto all’anno precedente, quando era pure cresciuto del 23,6%. Un volume di esportazioni che resta dietro solo a quelle verso Germania, Stati Uniti e Francia. Non vale, invece, così tanto il flusso inverso: le importazioni dalla Gran Bretagna verso l’Umbria valgono 45 milioni, in calo dell’11,4% rispetto al 2014, dopo un forte aumento (+31,7%) l’anno prima.

Oltre 100 aziende e 11 mila addetti Secondo l’indagine periodica di Confindustria Umbria tra le imprese di manufatturiero e servizi, le aziende associate a Confindustria Umbria che hanno dichiarato di aver avuto un recente interscambio commerciale non marginale con la Gran Bretagna sono 110 (di cui circa 90 in provincia di Perugia) e occupano poco più di 11 mila addetti. Si tratta prevalentemente di aziende che operano nei settori: dell’agroalimentare, della meccanica, dell’abbigliamento, della chimica, della grafica-cartotecnica e dell’IT.

Export: parla Presciutti Cinti «I britannici – come spiega a a Umbria24 Marzio Presciutti Cinti, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Umbria, oltre che titolare della Agribosco di Sigillo – apprezzano molto le nostre produzioni biologiche e la biodiversità tipica delle nostre zone, dalla pasta di farro al farro precotto, al grano Khorasan». Sulle possibili conseguenze della Brexit, Presciutti Cinti è cauto: «Nel breve periodo non vedo rischi nella circolazione di persone o merci, lo stesso David Cameron ha escluso il pericolo immediato di scossoni. Nel lungo periodo, è tutto da scrivere: nel caso non si raggiungessero accordi sullo scambio gli inglesi potrebbero attivare misure protezionistiche, ma parlarne ora è come fare la Sibilla Cumana». Il leader dei giovani industriali umbri è profondamente rispettoso della scelta di uscire dall’Ue: «Gli inglesi ci insegnano il sale della democrazia fin dal ‘700, sono andati a votare oltre il 70% degli elettori quindi occorre rispetto». Quanto all’Europa da cui esce la Gran Bretagna, «io – dichiara Presciutti Cinti – considero la moneta unica e l’Unione concetti meravigliosi. Critico, invece, come quest’ultima si stia gestendo. E lo dico da grande europeista. Penso che ora non si possa più tornare indietro: o chi governa dà uno slancio con più democrazia, la costruzione di una vera federazione oppure ognuno continuerà a curare il proprio orticello con queste conseguenze».

Università ed Erasmus Ma i legami dell’Umbria con Inghilterra e dintorni vanno oltre i rapporti economici. Profondi, ad esempio, sono i legami nel mondo accademico. Ad oggi l’Università degli studi di Perugia ha attivi 27 accordi di mobilità docenti e studenti nell’ambito del Programma Erasmus+ e nell’anno accademico 2015/2016 la mobilità in entrata e uscita ha coinvolto circa 40 studenti. Secondo Elena Stanghellini, delegata del rettore per le Relazioni internazionali, nonostante la Brexit, «è possibile che l’Uk rimanga fra i paesi partner del programma Erasmus+, e come tale non vi siano ripercussioni negative. E’ altresì possibile che esca dal suddetto Programma e che pertanto sia necessario stipulare delle convenzioni ad hoc, sia a livello di paese che a livello di singola istituzione. Al momento – conclude – è comunque prematuro trarre delle conclusioni».

Turismo boom Infine, c’è tutto il mondo del turismo. Sia quello britannico, che in Umbria ha trovato una seconda Toscana, ma più “autentica”. Che quello umbro verso Londra e il resto del Regno Unito. Il volo Perugia-Londra Stansted della Ryanair, ad esempio, è uno di quelli che mai sono stati messi in discussione quando si è parlato di tagli, dato il suo buon profitto. Per ciò che riguarda l’incoming, poi, il Regno Unito è quinto sia per numero di arrivi che di presenze di turisti in Umbria: nel 2015 ci sono stati 42.349 arrivi (23.115 in esercizi alberghieri e 19.234 in quelli extralberghieri) e 168.952 presenze (67.826 negli esercizi alberghieri e 101.126 in quelli extralberghieri). Rispetto all’anno precedente gli arrivi hanno fatto segnare un +13.97% e un +11,12% le presenze. Si tratta degli aumenti maggiori dopo quelli dei cinesi. E va ancora meglio nei primi 4 mesi del 2016: 3.954 arrivi (+ 20,36% sullo stesso periodo del 2015) e 12.363 presenze  (+ 20,8%).

Paparelli: «Un boomerang» Influirà la Brexit sull’amore crescente degli inglesi per le verdi colline umbre? Per Fabio Paparelli, assessore regionale a Economia e Turismo «è difficile fare previsioni sugli effetti di questo referendum. Da una parte ritengo che si trasformerà in un vero e proprio boomerang per la stessa Inghilterra, dall’altra è un chiaro messaggio all’Europa dell’austerità a giuda tedesca a cui si chiede di cambiare fisionomia. E’ stata la sconfitta della speranza rispetto alla paura e al risentimento. Non è un caso che la stragrande maggioranza dei giovani sotto i trentacinque anni si siano espressi per la permanenza in Europa e gli ultra sessantenni a sfavore. Per l’Umbria dell’export e del turismo l’Inghilterra rappresenta un paese obiettivo sul quale abbiamo investito con successo. Molto dipenderà dai livelli di cambio che saranno stabiliti. In ogni caso il prossimo 5 luglio saremo a Londra per incontrare alcuni tra più importanti operatori turistici inglesi e proveremo a capire meglio quale direzione è più corretto assumere».

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