di Iv. Por.
Se l’economia umbra fa registrare numeri da brivido, secondo il Rapporto annuale della Banca d’Italia, ne esce decisamente meglio l’amministrazione pubblica. Conti tutto sommato in ordine, pur con i nuovi vincoli di bilancio e sanità con standard qualitativi sopra la media, pur con costi pro capite inferiori.
Spesa pubblica in calo Riguardo l’andamento della spesa pubblica, nella media del triennio 2009-2011 le Amministrazioni locali hanno speso 3.638 euro pro capite, dato superiore alla media delle regioni a statuto ordinario, anche se Bankitalia riconosce che la spesa è calata del 4,1% medio annuo contro l’1,3% della media italiana. La componente delle spese correnti, in particolare, è calata dell’1% contro lo 0,1% delle altre regioni a statuto ordinario. Dato in controtendenza quello delle retribuzioni al personale, aumentate del 2,3% (contro l’1,9% della media italiana). Lo stipendio medio (49.556 euro) è superiore che quello delle altre regioni (47.608). La spesa in conto capitale (per lo più dovuta a investimenti fissi) è calata in modo più marcato: -17,5% nel triennio.
Bene con i nuovi vincoli Banca d’Italia ha individuato poi un criterio per valutare l’impatto dell’introduzione dei vincoli di bilancio sui conti degli enti pubblici. «L’esercizio – scrive Bankitalia – evidenzia per gli enti territoriali umbri una situazione più favorevole, sotto il profilo dei nuovi vincoli, rispetto alla media delle altre regioni». Chi è più in difficoltà sono i Comuni, anche se il 60% di essi è comunque in regola con gli obiettivi fissati.
Spesa sanitaria Riguardo alla sanità, la spesa media pro capite in Umbria è stata pari nel periodo 2009-2011 a 1.819 euro, inferiore alla media italiana, pur aumentando dell’1,5% riapetto all’1,1%. Nello stesso periodo i costi sono cresciuti dell’1,4%.
Qualità superiore Guardando ai Livelli essenziali di assistenza, l’Umbria è stata valutata «adempiente» rispetto agli standard nazionali. Conseguiti, in particolare, livelli prossimi al massimo per l’assistenza collettiva e ospedaliera.
Marini «Avere i conti in ordine come Regione, a partire dall’equilibrio di bilancio per ciò che riguarda la sanità, non è solo prova di buona politica. L’equilibrio di bilancio di una regione, infatti, si ripercuote positivamente sull’intero sistema economico e sulla stessa pressione fiscale che, come ha correttamente evidenziato il rapporto di Banca d’Italia, è tra le più basse in tutta Italia». E’ il commento della Regione, Catiuscia Marini, intervenuta alla presentazione del Rapporto. La presidente Marini ha evidenziato come in questi anni la Regione Umbria è riuscita a tenere in equilibrio di bilancio i conti dell’amministrazione regionale, ed in primo luogo quelli della sanità che rappresentano oltre l’80 per cento del bilancio, mantenendo di fatto inalterata la leva fiscale regionale: «così avviene che – ha detto Marini – i cittadini umbri pagano meno Irpef, come le imprese meno Irap, rispetto alla gran parte delle regioni italiane».
Conferma rating «Recentemente – ha proseguito la presidente – anche l’agenzia internazionale di rating Standard&Poor’s ha evidenziato la buona gestione dei nostri conti, assegnando alla nostra Regione un ‘merito di credito ‘a+’ (superiore al rating ufficiale di ‘bbb+’, pur confermato) non potendo la stessa agenzia elevare il rating dell’Umbria in presenza del vincolo per le agenzie di non poter assegnare a enti pubblici subordinati allo Stato centrale livelli superiori di rating». Tutto ciò non solo non era e non è scontato, ma è avvenuto in presenza di tagli ‘draconiani’ dei trasferimenti statali verso le regioni: «per la sola Regione Umbria – ha proseguito la presidente – tra inasprimento del patto di stabilità, azzeramento trasferimenti statali, aumento del limite nell’autorizzazione mutui, tagli al Fondo sanitario regionale, ci sono minori risorse pari a 251 milioni per il 2011, 364 milioni per il 2012, 475 milioni per il 2013, 531 milioni per il 2014 e 2015. Su un bilancio complessivo che per la nostra amministrazione è di poco superiore ai due miliardi di euro».
Crisi grave «La gravità della crisi dell’economia nazionale – ha proseguito Marini – ci dice che una regione piccola come l’Umbria, pur con tutta la sua buona volontà, non può certo mettere in atto politiche anticicliche. Ciò che serve è dunque un nuova politica “strutturale” per il rilancio dell’economia di tutto il sistema Paese. Non perché le misure di contrasto alla congiuntura non servano, anzi: vanno chieste e vanno realizzate. Da tutti, ma soprattutto dai livelli istituzionali che hanno davvero in mano questa leva: l’Europa, i governi nazionali, la Banca centrale Europea. Naturalmente, per quel che è possibile, anche i livelli locali devono fare la loro parte. In questa direzione – come ho già avuto modo di dire – la Regione pensa che le risorse che arriveranno a partire dal prossimo anno per l’avvio della nuova fase di programmazione comunitaria 2014-2020 – ha concluso la presidente – sono un’occasione da non perdere per aiutare la nostra economia a crescere elevando il suo livello di competitività».
