Attività estrattiva in caduta libera

di C.F.
Twitter @chilodice 

Attività di cava in caduta libera, nel 2012 giù di un altro 20%. Mentre le scorte di materiali superano quota 50 milioni di metri cubi. È una fotografia del comparto dalle tinte foschissime quella messa sul tavolo della giunta regionale dall’assessore Silvano Rometti che martedì ha illustrato i risultati dei rilievi compiuti da Province e Comuni.

2007-2012, giù del 46% Ma i dati del 2012 arrivano a margine di un quinquennio a dir poco drammatico per l’attività di cava che, dal 2007, ha praticamente visto dimezzare la propria produzione, crollata, per la precisione, del 46%, con materiali, è il caso dei basalti, che fanno registrare -73%. Lontane le performance estrattive del primo quinquennio del nuovo millennio quando ogni anno si segnavano 6.5 milioni di metri cubi, contro i 3.5 del 2012. «In pratica – spiega Rometti – si nota in assoluto una flessione media del 45% in termini di produzione, fa eccezione il settore arenarie e calcareniti tornata ai valori del 2006».

Ferma una cava ogni quattro Che il comparto sia in fortissima sofferenza lo confermano anche i monitoraggi sulle 95 cave autorizzate della regione. Di queste solo 70 risultano in esercizio (51 nella provincia di Perugia e 19 in quella di Terni), mentre le restanti si dividono tra recupero ambientale, chiusura o sospensioni. Praticamente in una ogni quattro non si estrae alcunché.

50 mln di metri cubi di scorte Il settore ampiamente più colpito è quello del basalto (-73%), seguito dai calcari (-45%), argille (-43%) e ghiaie e sabbie (-30%). Ma forse il dato che meglio di altri sintetizza la crisi è quello relativo alle scorte dei materiali che fanno segnare il record di 51 milioni di metri cubi con una prevalenza di ghiaia e sabbie, argille, arenarie, calcari, basalti. Tanto per intendersi, alla luce dell’attuale produzione, gli approvvigionamenti sono assicurati per un periodo compreso tra i 9 anni delle argille e i 39 anni dei basalti.

Giù anche il contributo ambientale Crolla, inevitabilmente, anche il al contributo ambientale (legge regionale 2 del 2000) che nel 2011 ha consegnato 2.1 milioni e nel 2012 1.65 milioni. Sul fronte controlli nel 2012 le attività del settore sono state interessate in media da 2.3 verifiche annue, contro i 2.8 del 2011.

Rometti «Il settore che ha subito maggior flessione è quello connesso all’edilizia e quindi sia i materiali che subiscono trattamenti primari (ghiaie, sabbie, calcari per inerti), sia quelli che subiscono trasformazione. I settori a notevole valore aggiunto, quali ad esempio la calce ed i micronizzati, soffrono comunque gli effettivi recessivi della crisi globale. Contestualmente, la capacità produttiva di prodotto finito ha subito un incremento con importanti migliorie volte a generare economie di scala, tra le altre si ricordano realizzazioni o ammodernamenti di imponenti forni per laterizi, realizzazione di sistemi di recupero termico ovvero di sostituzione di vettore energetico con fonti rinnovabili per il settore calce».

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