Un momento dell'assemblea (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Come si coniuga la richiesta di misure per la robotizzazione e la digitalizzazione dell’artigianato con la riscoperta e la salvaguardia del lavoro manuale? Come si affronta la sfida dell’innovazione senza perdere il patrimonio della manualità, della bellezza e della qualità del made in Italy? In sintesi, come sarà l’artigiano 4.0? Ascoltando gli interventi fatti lunedì pomeriggio al teatro Lyrick di Santa Maria degli Angeli, dove è andata in scena «Rinascimento artigiano», titolo dell’affollatissima assemblea regionale annuale della Cna (teatro stracolmo più altre centinaia fuori a seguire i lavori da due maxischermi), sono queste le domande che vengono alla mente. Intorno a un tavolo, dopo la relazione del presidente di Cna Umbria Renato Cesca, hanno parlato di questi temi il fotografo Oliviero Toscani, lo storico dell’arte Philippe Daverio, la presidente della Regione Catiuscia Marini, Brunello Cucinelli e il presidente nazionale di Cna Daniele Vaccarino nel corso di un dibattito moderato dal vicedirettore del Tg3 Giuliano Giubilei.

FOTOGALLERY: L’ASSEMBLEA

La strada da seguire Dubbi su quale sia la strada da percorrere Vaccarino non ne ha: «L’introduzione di fortissima innovazione – spiega – rischia di far perdere parte della manualità; il segreto sta nel creare prodotti diversi rispetto a quelli che fanno gli altri. La ‘demanualizzazione’ si vince se c’è la grande bellezza del prodotto, se la tecnologia aiuta senza diventare fondamentale». Secondo il presidente Cna dunque «se l’Italia vuole salvarsi deve seguire questa strada, dato che sui prodotti di massa siamo battuti in partenza». In apertura Cesca ha parlato di fronte a quella che Vaccarino ha chiamato «la stragrande maggioranza della base dell’imprenditoria italiana», quelle pmi che rappresentano la spina dorsale del tessuto economico italiano, Umbria compresa. Settemila nella regione quelle aderenti a Cna, imprese che specialmente nel caso «dell’edilizia e dei trasporti hanno sofferto». Per queste e per tutte le altre Cesca ha chiesto una politica industriale in grado di accompagnarle lungo un percorso di crescita e ammodernamento.

Innovazione «Il sostegno al made in Italy – ha detto – è necessario per non perdere pezzi importanti di produzione. Le aziende artigiane vanno messe nelle condizioni di poter essere ammodernate; non vogliamo e non auspichiamo aiuti a pioggia bensì misure per un artigianato 4.0, per la robotizzazione e la digitalizzazione che riuscirebbero ad aumentare la produttività». Alla presidente Cesca ha poi fatto una richiesta precisa, quella di creare una «accademia della manualità in Umbria, in grado anche di produrre una contaminazione delle competenze. Il futuro – ha chiuso – è di chi ha voglia di cambiare e di rinnovarsi». Ad attraversare tutti gli interventi, compreso quello della presidente Marini, è un punto: la necessità, per l’artigiano umbro e per quello italiano più in generale, di spostare l’asticella del prodotto verso una fascia medio-alta: «Se – ha detto Marini – c’è da tracciare insieme politiche pubbliche con questo obbiettivo, noi ci siamo».

Umanità La presidente ha parlato di una manifattura che nell’immaginario collettivo sta riprendendo un posto centrale dopo «anni in cui al lavoro manuale è stato tolto valore. A un certo punto abbiamo creduto che non ci fosse più spazio per esso e un tema, oggi, è come far tornare i giovani e i giovanissimi a sentire di nuovo il valore del manifatturiero. Scuola e università dovranno formare il lavoratore contemporaneo, e io credo all’alternanza tra scuola e lavoro». Manifattura e lavoro manuale «che oggi – ha sottolineato sul punto Vaccarino – non sono più di serie B». Attraverso i suoi occhiali e la sua macchina fotografica Oiviero Toscani guarda al futuro «con ottimismo», anche se vede il pericolo di una tecnologia in grado di poter «fermare l’immaginazione». La chiave, per il celebre fotografo, è di puntare sulle qualità umane dei singoli: «Potremmo diventare – dice – un paese ricchissimo se lavorassimo con umanità, e non c’è professione più vicina a queste qualità di quella dell’artigiano, figura che ha fatto dell’Italia un paese importante». Artigiano, secondo Toscani, «la cui definizione vuol dire che non ci sono due manufatti uguali; e questo è un valore immenso».

Cucinelli Musica per le orecchie di Cucinelli, autodefinitosi «artigiano dell’umanità» che tra Epicuro, Rousseau, Lorenzo il magnifico, Michelangelo e nel finale pure Voltaire, spiega come ha fatto già altre volte «che il mondo vuole da noi prodotti speciali». Secondo Cucinelli la strada è quella lastricata di «coraggio, quello che serve per produrre prodotti medio-alti. Nel futuro ne vedo due: quest’ultima e quella fatta di prodotti industriali a basso prezzo». L’imprenditore infine batte su un tasto a lui caro, ovvero quello di una società che «nel corso degli anni ha tolto dignità morale ed economica al lavoro manuale». Una stortura da correggere prima dell’invito finale alla platea, una sorta di ricetta per l’azienda felice: «Date stipendi un po’ più alti e rendete migliori i luoghi di lavoro; siate speciali artigiani contemporanei».

Twitter @DanieleBovi

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