di Mar.Ros.
Le cause saranno i rilievi del caso a stabilirle; quel che è certo è che un danno, apparentemente ingente, al forno di preriscaldo delle bramme destinate alla laminazione, sta costringendo il gruppo Arvedi a stoppare l’area a caldo dell’acciaieria di Terni, in anticipo rispetto ai tempi annunciati.
Danni al forno di preriscaldo Se, infatti, per l’ultima settimana di settembre era già programmata la cassa integrazione per 200 addetti, per il fine settimana in arrivo, negli impianti di tutto il reparto Acc pare basteranno poche maestranze; probabilmente operatori per la sorveglianza delle linee ferme. Il cosiddetto walking beam (per gli addetti ai lavori) sarà nel frattempo sottoposto a bonifica e manutenzione straordinaria a seguito dell’incidente verificatosi nella giornata di giovedì.
Acciai speciali Terni Da stimare i tempi per la piena ripresa dell’attività impiantistica visto che quanto si è verificato non avrebbe precedenti nella storia dell’acciaieria. E da quantificare anche i costi a carico dell’azienda. Ad ogni modo, l’imprevisto in Area a caldo, non rappresenterebbe l’unica criticità con la quale Arvedi a Terni è alle prese, in questo periodo in cui l’attenzione è tutta spostata sui costi dell’energia. Rallentamenti nel ciclo produttivo vi sarebbero infatti anche nell’area a freddo con relativi spostamenti di personale.
Arvedi Col passare dei giorni, sembra così ampliarsi il ventaglio delle questioni aperte sul futuro dello stabilimento siderurgico. Tra interrogazioni parlamentari, confronti regionali e richieste di tavoli interministeriali, si fa crescente la necessità di stringere sugli impegni per il futuro del sito di viale Brin. La preoccupazione di lavoratori e sindacati, in questo quadro di crisi dell’automotive e mancate certezze di investimenti, è ormai palpabile. L’Accordo di programma fisserebbe un punto non da poco sul mantenimento dei livelli produttivi e occupazionali. Ma è al palo, nonostante la richiesta risalga a due anni fa.
Stop per guasto L’azienda, in una nota, ha fatto sapere che a seguito di un guasto al forno walking beam, ha anticipato la fermata prevista per la prossima settimana. Nell’area acciaieria jha altresì garantito che sono in corso tutte le attività necessarie per una rapida ripresa dell’attività produttiva. Visto l’accaduto, il presidente Giovanni Arvedi, ha deciso che i lavoratori interessati dalla fermata, qualora non impegnati in attività nei reparti, anziché essere collocati in cassa integrazione siano remunerati con ore di permesso retribuito.
Trattamento lavoratori La scelta del permesso è stata apprezzata, tuttavia dalla segreteria della Fiom di Terni, Alessandro Rampiconi sottolinea come permangano tutte le motivazioni della cassa integrazione prevista dal 24 al 30 settembre 2024. «Come Fiom-Cgil di Terni – sottolinea – registriamo che una parte dei lavoratori dell’indotto dovrà vedersi confermata la cassa e la relativa decurtazione economica. Come da sempre stiamo dicendo, il futuro del sito ternano non si definirà su quanta cassa integrazione si dovrà fare per le motivazioni produttive e/o di costi dell’energia, ma sulle prospettive industriali e di mercato nelle produzioni di eccellenza quali Inox, fucinati e tubi. Spetta ad azienda, Governo e istituzioni locali – tuonano i metalmeccanici della Cgil – trovare le soluzioni in tempi rapidi e non più rinviabili per la chiusura dell’accordo di programma e mettere a terra definitivamente il piano industriale. Il silenzio del Governo e delle istituzioni locali in merito alla possibile perdita del 30% della finanza dal Pnrr è imbarazzante e dà il segno di quanto sia a rischio il completamento degli investimenti, seppur un quarto degli stessi siano realizzati o in fase di realizzazione. Per quanto ci riguarda l’attenzione deve rimanere alta, perché non possiamo permetterci di perdere l’occasione di rilanciare il sito di Terni e difendere almeno gli attuali livelli occupazionali a fronte di un territorio in forte declino industriale».
