di M.R.
Distorsione della caviglia sinistra e frattura di tibia e perone. Queste, per un lavoratore del sito siderurgico di Terni, le conseguenze di una caduta dalle scale nei pressi del laminatoio Zmill 5, nel reparto Pix 1 dell’acciaieria Arvedi-Ast di viale Brin. L’episodio si è verificato nella tarda serata di domenica e rappresenta l’ennesimo infortunio che si registra nello stesso reparto dell’area a freddo dello stabilimento; tre sono molto recenti e i numeri suonano come un campanello d’allarme di una situazione merivìtevole di attenzione e approfondimenti.
Per questa ragione, i responsabili della sicurezza, e i delegati sindacali tutti, hanno richiesto un incontro ai vertici aziendali per analizzare da vicino le cause di una così alta frequenza di incidenti, alcuni dei quali anche piuttosto gravi, e quindi studiare delle soluzioni per invertire la tendenza. La convocazione è stata immediata.
Cassa integrazione Nel frattempo per molti lavoratori dell’acciaieria è già iniziato lo stop estivo, in anticipo su quello che interesserà tutta l’azienda dal 7 al 20 agosto prossimi. La cassa integrazione, è innegabile, ha caratterizzato sin qui larga parte dell’anno in corso (divenendo pure oggetto di interrogazioni parlamentari), ferme restando le buone politiche adottate dalla proprietà di Cremona su occupazione e welfare, nonché il premio di risultato che, nonostante le difficoltà prduttive, frutterà nella prossima busta paga dei dipendenti fino a 197 euro. Il mese di luglio, secondo quanto riportato dal cavaliere nella lettera inviata a tutti i lavoratori, dovrebbe essere quello decisivo per la firma del tanto atteso Accordo di programma, un’intesa elaborata nel corso degli ultimi 15 mesi con istituzioni locali e due ministeri; un passaggio decisivo per sbloccare tutti gli investimenti di cui la proprietà aveva parlato nell’aprile del 2022 e che nella missiva riconferma oggi dettagliando tempi e interventi, pur lasciando da parte il Tubificio che in effetti è ormai una società a sé, seppure controllata da Ast.
Tubificio di Terni srl La verticalizzazione delle produzioni inox ternane oggi, per certi versi, sconta ancora la chiusura della vicina azienda Tct che forniva servizi di taglio e spedizione tubi. Il vuoto creato tuttavia è stato sin qui colmato servendosi di centri di taglio esterni nonché l’acquisto di macchinari dedicati. Secondo qualto trapela, al netto delle razionalizzazioni dettate dai consulenti cremonesi, la proprietà vuole investire ancora in questa direzione, con l’obiettivo di reinternalizzare tutti i servizi al fine di raggiungere una piena autonomia. Resta per questo viva la speranza, per quegli operai Tct rimasti senza lavoro, e al momento in cassa integrazione, di entrare a far parte della casa Ast come lo stesso numero uno Arvedi aveva peraltro promesso.
Ambiente e occupazione Altro importante capitolo per l’Ast di domani, quello delle politiche green a cominciare dal trattamento delle scorie, per le quali sarà realizzata una nuova rampa secondo il nuovo progetto targato Tapojarvi. Resta prioritaria la gestione delle polveri che, con una frequenza sempre piuttosto elevata, invadono il quartiere Prisciano. «Riteniamo – si legge a tal proposito nella lettera – di avere trovato la soluzione tecnica giusta e di potere recare sostanziali benefici non solo per ciò che riguarda le deposizioni nel quartiere di Prisciano ma anche per la riduzione dei metalli nelle polveri sottili».
Sul fronte occupazionale invece se è vero come è vero che l’evoluzione degli organici ha visto un saldo positivo di 66 unità tra febbraio 2022 e maggio 2023, è bene ricordare che gli strumenti agevolativi messi a disposizione di Arvedi sotto il nome di Accordo di programma, non vincolano in alcun modo la proprietà a mantenimento dei livelli attuali o incremento, tantomeno esistono obblighi verso l’indotto che il gruppo di Cremona ha ereditato. Alcuni rapporti, come noto, sono stati già troncati e intanto si susseguono da tempo voci di consustenti tagli tra i colletti bianchi. Le viaribili sui piani dell’acciaiere lombardo insomma sono tante: commesse, andamenti di mercato, materie prime, costi energetici… i conti devono quadrare: profittabilità è la parola in cima alla lista degli obiettivi griffata Arvedi; il cavaliere non lo ha mai nascosto.
Responsible steel È intanto notizia di inizio settimana che Arvedi Ast ha avviato l’iter per ResponsibleStee il primo programma di certificazione globale per la produzione di ‘acciaio sostenibile’, «standard numero uno mondiale – fanno sapere da viale Brin – di certificazione per l’industria siderurgica, che annovera già i principali player a livello internazionale. ResponsibleSteel – spiegano – nasce per promuovere e sostenere la produzione responsabile dell’acciaio affrontando le questioni ambientali, sociali ed economiche associate al settore siderurgico. Nel processo di creazione dello standard è stata coinvolta una vasta gamma di stakeholder, inclusi produttori di acciaio, organizzazioni non governative, clienti, associazioni commerciali, sindacati e altre parti interessate. Insieme, hanno sviluppato oltre 200 criteri e requisiti che i produttori di acciaio a livello globale devono soddisfare per ottenere la certificazione ResponsibleSteel».
L’iter Arvedi Ast in questa fase sta affrontando gli audit dell’ente di certificazione Dnv per verificare l’applicabilità nell’azienda dei criteri più importanti per la sostenibilità di una impresa siderurgica, tra i quali: governance ed etica aziendale; salute e sicurezza e altri diritti umani e del lavoro; coinvolgimento delle parti interessate e relazioni con la comunità locale; cambiamento climatico, emissioni di gas serra e biodiversità; gestione delle risorse idriche e altri impatti ambientali. Individuando nei principi Esg (environment, social, governance) che ispirano Responsible steel, i valori della sostenibilità e responsabilità d’impresa dell’azienda, è stato istituto in Arvedi Ast anche uno specifico Comitato di sostenibilità in grado di orientare il processo decisionale del vertice aziendale verso i temi ambientali, con l’obiettivo di assicurare valore nel lungo termine a beneficio di tutti gli stakeholder rilevanti per l’azienda e del territorio.
