di Mar. Ros.
Meno tipologie di contratto, rigoroso rispetto delle norme vigenti e partecipazione sempre più attiva dei lavoratori nel sistema dell’impresa. Questi, secondo la Cgil di Terni, gli ingredienti base per riassaporare una piccola porzione di ripresa, oltre a riconoscimento dell’area di crisi complessa, efficienza delle istituzioni e coinvolgimento diretto di Confindustria. Romanelli: «Sono attive meno di 19 mila imprese, numero più basso degli ultimi decenni».
«Dati occupazionali 2015 sono allarmanti»: video
Bilancio 2015 I dati non sono confortanti, il trend dell’economia ternana è decisamente preoccupante: «Rispetto al 2014 – rivela Attilio Romanelli – registriamo una riduzione del ricorso alla cassa integrazione ordinaria (-14,15) ma contestualmente verifichiamo un incremento per quello che concerne la straordinaria (+760.599 ore, rispetto al 2014, pari a un incremento del 130,5%) e la cassa in deroga (+23 %). Questo – ha spiegato il segretario generale della Cgil ternana – evidenzia una tendenza generalizzata dell’impresa alla ristrutturazione interna e quindi ad un diverso modo di stare sul mercato con forti ricadute occupazionali».
Imprese Tra i settori maggiormente colpiti dalla crisi, quello dell’edilizia: «Se leggiamo approfonditamente i dati del 2015 – ha detto Romanelli – ci accorgiamo di una contrazione occupazionale complessiva, nell’ambito delle costruzioni, del 20%; un indice preoccupante come quello dei trasporti, con attività in calo del 30% rispetto ai dati storici. Dai riscontri di fine anno – ha commentato il segretario – temiamo che nel 2016 il sistema delle imprese proceda dritto lungo questo difficoltoso binario di tendenza e la situazione è allarmante se si considera che dal 1 gennaio prossimo, con il Job act, avremo il superamento di tutti gli ammortizzatori sociali così come li conosciamo oggi».
Primo trimestre 2015 Ecco le 222 imprese chiuse da gennaio a marzo: 71 commercio, 33 costruzioni, 17 agricoltura, 17 alloggi e ristorazione, 16 estrazione minerali, 12 attività di servizi, 11 manifatturiero, 9 attività finanziarie, 8 noleggio e agenzie viaggio, 5 attività professionali, 3 immobiliare, 3 trasporti, 2 arti, 1 informazione e comunicazione, 1 fornitura energia, 13 non classificate (meno di un anno di vita).
Garanzie Regna dunque uno stato di incertezza ad alta tensione: «In molte aziende del ternano vige il contratto di solidarietà, quindi c’è una ricaduta diretta sul salario dei dipendenti che potrebbe perdurare, un dato senz’altro non positivo. Costantemente veniamo convocati alla Direzione territoriale del lavoro, su richiesta di diverse aziende, per la revisione del sistema contrattuale e la richiesta di deroghe, tutto quello che incide sugli stipendi – commenta Romanelli –, l’operazione per aggredire la crisi appare al momento solo quella di incidere sui salari, incidendo fortemente sulle professionalità, per questo ci siamo appellati alla stessa Dtl e siamo in attesa di una risposta».
Appalti I maggiori interessati, quindi i ricorrenti al tavolo della Dtl sono le imprese che lavorano in appalto: «C’è bisogno di una normativa regionale che freni e pratiche in uso oggi, legate alla logica del massimo ribasso perché spesso significa offerte ai lavoratori che non reggono. In questo senso, unitariamente alle altre sigle sindacali, abbiamo incassato l’appoggio di Confapi, Cna e Confartigianato, ma una netta chiusura di Confindustria. Sarebbe più semplice – chiosa Romanelli – se anche questo soggetto accettasse invece di discutere, almeno su regole certe e trasparenti come avviene in Emilia Romagna con un piano che prevede miliardi di investimenti in tre anni per il recupero dei 130 mila posti di lavoro persi in quella regione».
Confronto Da via San Procolo di nuovo la sollecitazione a ricorrere all’area di crisi complessa. La Cgil crede il riconoscimento di questi status, e l’attivazione degli strumenti conseguenti, utile per occupazione, infrastrutture e ambiente: «Le istituzioni sono chiamate a fare la propria parte – ammonisce Romanelli -, quindi una lettura moderna dei bilanci, una maggiore efficienza della macchina amministrativa, l’investimento in infrastrutture e appunto il riconoscimento della crisi. Serve inoltre – ha aggiunto – un nuovo modello di grande distribuzione organizzata perché rimanere aperti 24 ore non aumenta la capacità di spesa dei cittadini e difendere patronati e Centri di assistenza fiscale perché rappresentano un valore per le fasce deboli, si automantengono e danno lavoro».
Twitter @martarosati28
