Fernanda Cecchini e Vincenzo Riommi oggi a Perugia (foto U24)

di Daniele Bovi

Dentro quattro delle nove aree tematiche ad alto tasso di innovazione individuate da un bando del ministero dell’Istruzione, ci sono alcune aziende umbre, o che operano in Umbria, e le università della regione. «Chimica verde», «aerospazio», «scienze della vita» e «agrifood» sono le quattro aree dove le aziende umbre, unite in reti nazionali ad altre imprese nei cosiddetti cluster tecnologici (ovvero aggregazioni di imprese, università, altre istituzioni e soggetti finanziatori), porteranno i loro apporti in termini di idee e di progettualità. Oltre 360 i milioni di euro messi a disposizione dal bando del Miur per tutto il territorio nazionale: ogni cluster potrà presentare, entro il 28 settembre, al massimo quattro progetti di ricerca industriale finanziabili per un massimo di dodici milioni di euro. Il ruolo di palazzo Donini, messo nero su bianco in una delibera approvata martedì in giunta e con una lettera di intenti inviata al Ministero, sarà quello di sostenere, anche economicamente e tramite specifici accordi, attività e interventi integrativi, i cluster nazionali nei quali sono inserite le aziende umbre.

Un segnale positivo «Questi soldi – ha detto venerdì a Perugia l’assessore allo Sviluppo Vincenzo Riommi, che ha presentato la delibera insieme al collega all’Agricoltura Fernanda Cecchini – sono un segno positivo che parla di un paese che torna ad investire e che, per fortuna, ha cambiato metodo nel distribuire fondi». Niente più soldi a pioggia ma finanzamienti mirati che rimangono comunque scarsi: «Rispetto a quanto si fa in altri paesi, investiamo poco e non dobbiamo stupirci – prosegue Riommi – se perdiamo posizioni nella classifica di quelli più industrializzati». Fondamentali saranno anche i tempi: «Si pensi – dice ancora l’ex titolare della Sanità – che su alcuni bandi del 2006 stiamo anora aspettando la fine dell’istruttoria». E intato le aziende muoiono. Di questi soldi messi a disposizione dal Miur il 20% servirà a coprire le spese mentre il restante 80% consiste in fondi rotativi, ossia in soldi che andranno restituiti e che serviranno in futuro a finanziare altre iniziative.

I cluster Del cluster «Chimica verde» fanno parte pezzi da novanta del Polo chimico ternano, che rappresenta una delle eccellenze in Italia del settore: si parla di nomi come Novamont, Meraklon e Treofan per citarne alcune. In quest’area la Regione lavorerà per realizzare un centro di ricerca su chimica verde e green economy. Di quello dell’«Aerospazio» fanno parte aziende come Oma, Fucine umbre, Umbra cuscinetti e quelle del Polo dell’aerospazio che raggruppa 29 realtà diverse: «Va sottolineato – ha detto Riommi – che dopo il gruppo Finmeccanica, uno dei leader mondiali, ci sono le aziende umbre del settore». Da solo, il Polo vale qualcosa come 2.500 addetti e 500 milioni di fatturato. A quello «Scienze della vita» parteciperanno, ad esempio, le università, il Polo regionale della genomica e aziende come la Advanced medical technology di Foligno. Dello sviluppo di progetto legati a nutrizione, salute, sicurezza alimentare, processi produttivi innovativi e alimenti di qualità si occuperà il cluster dell’«Agrifood» al quale dovrebbe partecipare anche Nestlé.

Partita ad alta competitività Uno dei punti di forza di tutto il progetto sta nel fatto che le realtà regionali potranno entrare all’interno di reti nazionali di alto livello: «Su queste aree produttive – spiega Riommi – si gioca una partita di alta competitività, stimolando il meglio dei sistemi di ricerca delle imprese e delle università».

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