di Daniele Bovi
Non solo rotte, lavori, bilancio e nuovo consiglio di amministrazione. Il 2026 per l’aeroporto di Perugia sarà importante anche per un altro motivo: con la crescita dei passeggeri i soci saranno chiamati a mettere mano al portafoglio per un aumento di capitale importante, pari ad alcuni milioni di euro. A sollecitarlo è stato l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile che nel 2014 ha affidato per 20 anni il San Francesco a Sase.
Più solidità Uno sforzo importante che ha l’obiettivo di rendere più solido il capitale sociale dato l’aumento dei passeggeri che, per la prima volta, hanno superato nel 2025 i 600mila. Dopo il riassetto degli anni scorsi al momento il socio di maggioranza è la Regione che, attraverso Sviluppumbria, detiene quasi il 79 per cento delle quote di Sase; poi ci sono la Camera di commercio con il 10 per cento, il Comune di Perugia (6,25 per cento), il Comune di Assisi (4,83 per cento) e altri enti minori. In sintesi, se crescono i passeggeri, cresce anche il livello di responsabilità, investimento e solidità richiesto al gestore.
La continuità Nel frattempo va avanti il lavoro sulle rotte, con alcuni distinguo. Sul tavolo dei soci da qualche tempo è stato messo il dossier relativo alla cosiddetta continuità territoriale, meccanismo già attivato da altre Regioni (in genere territori geograficamente svantaggiati) che prevede la possibilità di attivare – attraverso bandi pubblici – rotte verso gli aeroporti principali a tariffe calmierate; tratte che di solito il privato non vuole e non può sostenere senza il contributo del pubblico. L’iter burocratico-politico è abbastanza lungo dato che, dopo l’input iniziale della Regione, servono passaggi al ministero dei Trasporti, in Conferenza Stato-Regioni e a Bruxelles. Secondo le stime, occorreranno 6-7 mesi. In questo momento è in corso di elaborazione un documento tecnico e, tra le rotte messe nel mirino, c’è anche Milano Linate, giudicata strategica.
Ryanair C’è poi il capitolo Ryanair. Mesi fa Sase ha bocciato le quattro tratte proposte dal gigante low cost in cambio della “sterilizzazione” dell’addizionale comunale; un peso – circa 2,2 milioni di euro – del quale si sarebbe dovuta far carico la Regione. Tutto al momento è congelato in attesa che in primavera arrivi, dopo l’approvazione del bilancio 2025 (che dovrebbe chiudere in pareggio dopo il rosso del 2024) il nuovo cda; in carica, infatti, c’è ancora quello nominato dalla precedente giunta regionale. A quel punto verrà ripreso in mano il dossier e si riaprirà il dialogo con la compagnia.
L’estate 2026 Nel frattempo Ryanair – che da sola genera la stragrande maggioranza del traffico del San Francesco – per l’estate 2026 ha confermato in un comunicato le dieci rotte già attive, ovvero Barcellona, Brindisi, Cagliari, Bruxelles Charleroi, Catania, Cracovia, Malta, Bucarest, Palermo e Londra Stansted, per un totale di 80 voli settimanali. Annunciando le rotte Fabrizio Francioni, capo della comunicazione di Ryanair Italia, è poi tornato all’attacco sulla questione addizionale, chiedendo al Governo e alle Regioni di abolirla come fatto già da Abruzzo, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia ed Emilia-Romagna. In cambio Ryanair promette investimenti per 4 miliardi di dollari in Italia, con l’aggiunta di 40 nuovi aerei; il tutto secondo la compagnia permetterebbe di arrivare a 80 milioni di passeggeri, 250 nuove rotte e 15mila nuovi posti di lavoro.
Solimeno «Il consolidato rapporto tra Ryanair e l’aeroporto dell’Umbria – scrive il dg dello scalo Umberto Solimeno – si rafforza ulteriormente con una programmazione estiva 2026 di assoluto rilievo. Oltre alla conferma dell’intero network, gli incrementi di frequenze su alcune destinazioni rappresentano un elemento concreto di crescita, in grado di offrire servizi aggiuntivi ai passeggeri e di generare nuovo traffico. Una programmazione che testimonia la fiducia del vettore nel nostro scalo e nel potenziale del territorio, contribuendo allo sviluppo della connettività e dell’attrattività dell’Umbria e del Centro Italia».
