di Antioco Fois
La novità si chiama Puglia. Dopo il successo degli scorsi anni dei voli verso Trapani, l’aeroporto di Perugia aggiunge una destinazione che può portare fino a 40 mila passeggeri l’anno. E’ emerso nel corso della conferenza di presentazione, che si è tenuta al San Francesco d’Assisi, di Sase (società partecipata che gestisce lo scalo umbro) e Ryanair.
Brindisi Dal 29 marzo partirà, dunque, la rotta su Brindisi con cadenza bisettimanale, mercoledì e domenica, dedicata soprattutto a turisti e studenti che si muovono tra Umbria-bassa Toscana e Puglia, regione considerata il quarto mercato turistico italiano per il Cuore verde. Secondo le stime del vettore irlandese low cost si prevedono fino a 40 mila passeggeri l’anno, dal 2016, quando il volo sarà a regime e, soprattutto, quando si prevede verrà esteso per tutta la durata dell’anno. Nel 2015, anno di attivazione, la stima si aggira invece oltre i 20 mila passeggeri. Sfuma quindi l’ipotesi Lamezia, tappa calabrese che era in ballottaggio per il nuovo volo verso e dal Sud Italia, alla quale appunto è stata preferita Brindisi.
Strategia Ryanair Dal tavolo dei relatori il messaggio transitato è «Ryanair crede nell’Umbria», in una partnership da «170 mila passeggeri da e verso questo aeroporto nel corso del 2014», è la proiezione di bilancio di Piervittorio Farabbi, direttore della società a capo dello scalo internazionale “San Francesco d’Assisi”. E l’Umbria crede in Ryanair, che l’anno prossimo dovrebbe far lievitare di 15 mila unità il traffico di passeggeri (fino a 185 mila passeggeri quindi), con all’attivo 7 rotte, compresa la destinazione salentina. La stessa nuova tratta «andrà a contribuire ulteriormente allo sviluppo del turismo in Umbria», ha assicurato Chiara Ravara, sales e marketing executive di Ryanair, complice la nuova policy della compagnia, più flessibile sul bagaglio, con nuove offerete per il settore family e business e un costo medio di 46 euro a biglietto. In soldoni, se poi si volesse stimare l’impegno economico del vettore low cost in Umbria, alla fine dell’anno in corso Ryanair avrà operato circa mille voli, per un costo totale che sta nell’intervallo tra 9 e 12 milioni di euro.
Hub In tema di nuove tratte e scali aeroportuali, che servano da testa di ponte per i voli a lungo raggio, torna d’attualità il tema del collegamento di Perugia a un hub internazionale. Uno scalo che ospiti voli con destinazioni extraeuropee, come Francoforte o Madrid. Dal direttivo della Sase, nel corso della presentazione, sono arrivate rassicurazioni: «Stiamo lavorando attivamente a più ipotesi». «Anche gli stakeholder, il sistema regionale del turismo, sta lavorando affinché l’Umbria sia collegata a un hub», ha detto Chiara Dall’Aglio di Sviluppumbria, società della Regione che è «uno dei maggiori sostenitori degli sforzi che la Sase sta facendo».
Verso Expo Per le nuove destinazioni si guarda ancora a Milano, al fine di intercettare parte del traffico di Expo 2015. Premura anche dell’assessore comunale al Turismo, Teresa Severini, che ha parlato di un calendario ad hoc di interventi di richiamo internazionale da organizzare nel Perugino, anche in vista di un nuovo collegamento con Milano. In questo frangente il vettore più quotato continua ad essere Alitalia, sempre che la compagnia intraprenda una virata sulla propria strategia commerciale, rivalutando gli scali regionali. Al “San Francesco” una partnership è ben vista e attesa: «Il tappeto verde per accoglierli ce l’abbiamo già», si ironizza negli uffici direttivi. Tototratte a parte, è il direttore Farabbi a riportare a terra le disquisizioni sui nuovi collegamenti. «L’obiettivo – dice il direttore Sase – è quello di fare crescere il network, non è fare una lista di desideri sulle nuove tratte. Sono gli operatori che fanno una valutazione sui dati statistici, attivando una nuova tratta quando ci sono ragionevoli motivi economici».
Vialla vendita Da oggi, 5 dicembre, intanto è iniziata la vendita biglietti per la stagione estiva ed è tornata anche la promozione a 19,99 euro per viaggiare a Londra tra gennaio e marzo. Offerta da sfruttare subito, con le prenotazioni da fare entro mercoledì 10, per la meta più attiva dello scalo umbro. La metropoli inglese supererà per l’anno in corso quota 80 mila passeggeri e nel 2015 lavorerà 6 volte a settimana, 8 ad agosto.
Numeri Il bilancio 2014, nonostante i progetti, chiude in leggera flessione. Cinquemila passeggeri in meno rispetto al 2013, per un totale di circa 210 mila unità. Un dato che Sase imputa per la maggior parte alla sospensione del volo per Tirana, che ha lasciato un buco di 20 mila passeggeri nella platea annuale di passeggeri trasportati, che rimangono come domanda del mercato umbro alla quale Sase cerca già una risposta.

Fantastico! Finalmente possiamo andare a Brindisi!!
Altro che Berlino, Madrid, Copenaghen, qui si parla di Brindisi!!!
Appunto….spero davvero tu sia sarcastico!! Non avevo mai pensato a Brindisi come centro del mondo! Non ho parole….datemi un buon motivo per visitare Brindisi piuttosto che Madrid, Berlino, Copenhagen….ecc…
Sarcasm mode on.
thanxxxx
E’ giunto il momento che gli enti pubblici escano dalle partecipazioni in societa’ come la Sase, specialmente se queste non riescono a fare utili.
Lasciamo ai privati fare il lavoro dei privati e agli enti pubblici fare il lavoro degli enti pubblici
La gestione dell’Aeroporto e’ in passivo da anni per milioni di euro e di anno in anno i vari Presidenti allungano in avanti il miraggio dello sviluppo, delle nuove linee ecc. ecc. e puntuali sono sempre arrivate anche le giustificazioni alla situazione : ” la pista e’ troppo corta”, “i piazzali troppo piccoli”, “la torre di controllo inadeguata”, “l’aerostazione piccola”, “le aree di parcheggio automobili insufficienti”,”la categoria del servizio antincendio inadeguata”, “la viabilita’ attorno all’aeroporto e’ insuffciente” e via via, con soldi pubblici, abbiamo rifatto e allungato la pista due volte, rifatto raccordi e piazzali, rifatta l’aerostazione e i parcheggi, scaricato il servizio antincendio sulle spalle dello stato come pure la torre di controllo e creato anche una bretella sulla superstrada.
Ora che la pista a forza di allungarla arriva quasi a Linate, che i piazzali posso accogliere decine di aerei, che la torre di controllo ha piu’ personale di quella di Fiumicino, che il servizio antincendio basterebbe per la citta’ di Roma, che l’aerostazione di design griffato ha tanto di parcheggi annessi e negozi e la viabilita’ circostante rifatta, non ci sono piu’ scuse.
La realta’ e’ che il bacino di utenza e l’ubicazione dell’aeroporto non giustficano questi onerosi investimenti.
Se la Sase fosse gestita interamente con soldi privati, l’aeroporto sarebbe chiuso dagli anni ’90.
Preferirei che la Regione, il Comune di Perugia, la Camera di Commercio di Perugia impiegassero le risorse in altro modo piuttosto che in attivita’ cronicamente in perdita.
Studiati meglio la questione: è un aeroporto che in bilancio ha disavanzi inferiori ai milione annuo, ma porta tramite indotto almeno venti milioni di ricchezza distribuita sul territorio (e non parlo di indotto lavorativo). C’è un indice di redditività di almeno 1 a 20. Questo è, facendo stime al ribasso, certo. Fatti due conti o leggiti studi fatti. Gli enti pubblici devono capire dove investire denaro e snellire certi carrozzoni, ma tocchi il tasto sbagliato. Tra l’altro l’aeroporto di Perugia ha bilanci sani: vai a vedere Ancona, Pescara, Rimini, Forlì, Salerno…portano in dote, dove non falliti, debiti per 30, 40, 50 milioni di euro. E’ chiaro che se ci fosse un privato di mezzo curerebbe solo i suoi interessi e non investirebbe per distribuire ricchezza nel territorio.
Non e’ corretto far credere che l’unico passivo che l’aeroporto di Perugia genera sia il milione di euro circa di passivo SASE che, lo ricordo, e’ comunque pagato per l’80% da soldi derivanti dalle partecipazioni pubbliche (Camera di Commercio,Comune di Perugia, Sviluppumbria e altri), perche’ si omettono i costi di gestione e mantenimento delle infrastrutture (pista, raccordi, strumentazione ecc.) e del personale (pompieri, torre di controllo, polizia , dogana, direzione aeroportuale) che sono interamente a carico dello Stato.
I costi di gestione sono quindi di svariati ordini di grandezza superiori a quanto Lei vuol far credere e , tranne una trascurabile quota, tutti , direttamente o indirettamente, a carico della collettivita’.
Che l’Aeroporto di Perugia non abbia i livelli minimi di crescita a giustificarne l’apertura non lo dico io , lo ha detto ad esempio, il Presidente dell’Enac in una audizione alla Camera nel 2009, e l’ENAC stessa in altri documenti dove l’aeroporto di Perugia viene classificato fra quelli di tipo “complementare” ovvero che non dovrebbero piu’ ricevere finanziamenti pubblici.
Nel 2012 , l’allora Ministro dello sviluppo economico delle infrastrutture e dei trasporti Corrado Passera disse, in un’altra audizione alla Camera, che “l’italia non puo’ permettersi un aeroporto in ogni provincia”, da cui e’ scaturita l’inclusione dell’aeroporto di Perugia nella lista di quelli da chiudere o da lasciare in mano ai privati, vista la mancanza di prospettive di crescita sostenibili (sempre da fonti di Governo).
Certamente , nel 2014, l’Aeroporto di Perugia, e’ rientrato nel novero di quelli di “interesse nazionale” previsto dal nuovo “Piano nazionale Aeroporti” 2014 e abbiamo letto tutti sui giornali come questo e’ avvenuto.
Se , non piu’ tardi di due giorni fa, l’Italia e’ stata nuovamente declassata sui mercati finanziari ( e siamo alla fine della corsa, il prossimo passo e’ il default) per l’insostenibilta’ del proprio debito e’ anche perche’ non ci vogliamo liberare da queste situazioni di passivita’ croniche, dove si parla di “pareggio di bilancio” quando e’ sempre e solo lo Stato a metterci tutti i soldi.