di Dan.Bo.
Quasi 540 mila euro, il doppio rispetto a quanto incassano ora. Tanto spetterebbe ai 12 comuni umbri dove sono attive le concessioni per lo sfruttamento delle acque minerali se passasse la proposta di legge depositata nelle scorse ore da due consiglieri di maggioranza, ovvero il dem Andrea Smacchi e il socialista Silvano Rometti. In particolare i due chiedono la modifica dell’articolo 29 della legge regionale 22/2008, quello in cui al quinto comma si dice che il 20 per cento dei diritti annuali versati dai concessionari alla Regione «è destinato alla salvaguardia e alla tutela delle risorse idriche, nonché alla valorizzazione e all’eventuale riqualificazione ambientale dei territori interessati dalla coltivazione dell’acqua». Una percentuale che Smacchi e Rometti vorrebbero veder salire fino al 40 per cento. «Lo sfruttamento delle risorse idriche del nostro territorio per l’imbottigliamento delle acque minerali – scrivono – deve avere maggiori ricadute sui comuni dove insistono le sorgenti».
La proposta Quelli interessati sarebbero Gualdo Tadino, Gubbio, Nocera Umbra, Terni, Montecastrilli, Scheggia e Pascelupo, Foligno, Cerreto di Spoleto, Massa Martana, Sellano, San Gemini, Orvieto e Acquasparta. «Con questo aumento di risorse – dicono Smacchi e Rometti – gli enti locali dovranno impegnarsi in azioni di salvaguardia e tutela delle risorse idriche, oltre che nella valorizzazione e nella riqualificazione ambientale dei rispettivi territori». Nell’ultimo decennio la cifra pagata dalle aziende a palazzo Donini (una lunga battaglia, senza esito, è stata fatta nella scorsa legislatura per un significativo innalzamento dei canoni di concessione) è oscillata dagli 1,4 milioni del 2007 al milione e 341 mila euro del 2014, 85 mila euro in meno rispetto all’anno precedente e quasi 200 mila euro in meno in confronto al 2012. Un calo connesso a quello dei litri imbottigliati in Umbria: dopo un decennio di crescita infatti nel 2013 sono stati imbottigliati 1,192 miliardi di litri mentre l’anno seguente 1,085; un calo da collegare alle crisi della Sangemini, della Tione e della Sanfaustino e in generale a quella economica, che ha comportato anche un calo dei consumi.
Le cifre Quanto ai metri cubi totali utilizzati, si parla di 1,214 miliardi di litri, dei quali poco più della metà da sole due aziende: Rocchetta (390 mila metri cubi) e Siami (388 mila). In tutto il settore delle acque minerali dà lavoro in Umbria a poco più di 250 persone, decine in meno rispetto a qualche anno fa a causa delle crisi di Sangemini, Tione e Sanfaustino. Un mercato, quello dell’acqua imbottigliata, che vede l’Italia ai vertici mondiali per quanto riguarda il consumo. «L’imbottigliamento dell’acqua – concludono i consiglieri regionali di maggioranza – è un settore della nostra economia notevole. È necessario e opportuno dunque che aumentino le ricadute sui comuni, impegnati in prima linea, insieme alla Regione Umbria, per il mantenimento del livello della qualità ambientale. Con questa proposta di legge si danno risposte anche alle giuste esigenze manifestate dai Comuni che, nella scorsa legislatura, si erano detti favorevoli ad una proposta di legge popolare che prevedesse il trasferimento delle funzioni amministrative del settore al Comune stesso di pertinenza, stabilendo che il 70 per cento dei proventi del canone rimanesse al Comune e il 30 per cento confluisse nel bilancio regionale».
Twitter @DanieleBovi
