Da sei mesi i lavoratori dell'azienda sono senza stipendio

di Dan. Bo.

Da sei mesi i lavoratori della San Faustino, storica azienda di Massa Martana che imbottiglia una delle acque più importanti e pregiate dell’Umbria, sono a bocca asciutta. Secondo quanto comunicato dai sindacati inoltre, la maggior parte delle commesse sono perse e alle porte ci sono imprenditori pronti a subentrare. Una situazione quasi al collasso. «Sono ormai sei mesi – denuncia la Fai Cisl -, che si vanno a sommare alle mensilità aggiuntive, che i lavoratori di questa azienda non percepiscono alcuno stipendio pur continuando a svolgere la propria attività. Di fronte a tale situazione i lavoratori stanno facendo notevoli sacrifici per mantenere produttivo il sito, mentre l’azienda ancora oggi non ha ben chiaro il futuro di questa importante realtà del territorio massetano».

Quasi al collasso «Quest’azienda – spiega ad Umbria24.it Angelo Manzotti della Fai Cisl – è sempre stata condotta a livello familiare. Da quando però all’interno della famiglia Petrucci (proprietaria dell’azienda, ndr) la gestione è passata dal padre alle figlie non è stato fatto il benché minimo investimento e l’azienda ha perso fette di mercato. Qui siamo quasi al collasso».

La società nel mirino di altre aziende umbre La situazione precaria della storica società di imbottigliamento inoltre ha scatenato gli appetiti delle altre aziende umbre. Un gruppo importante della regione infatti ha messo gli occhi sulla San Faustino allo scopo di arricchire il proprio catalogo di prodotti, dai quali manca proprio un’acqua effervescente di pregio come quella imbottigliata a Massa Martana. «A riprova dell’importanza del sito produttivo e delle caratteristiche del prodotto – spiega infatti la Fai Cisl – ci sono appetiti e interessi di imprenditori a subentrare nella compagine societaria per il rilancio del sito stesso. Tutto questo sindacalmente lo vediamo con interesse perché oltre a rafforzare questa realtà importante del territorio si tratta di dare maggiore certezze al futuro dei lavoratori occupati con possibile incremento dell’occupazione stessa. A tutt’oggi questi lavoratori vedono il proprio futuro appeso solo a qualche speranza».

La crisi non c’entra Secondo il sindacato inoltre la crisi economica c’entra poco. Le difficoltà infatti vengono da lontano: «La proprietà non ha fatto alcun investimento – dice la Fai Cisl – perseguendo la logica del profitto. L’Idrologica Umbra è una realtà importante e significativa del territorio che non può essere abbandonata a se stessa o, peggio ancora, alle sorti imposte dall’attuale proprietà». La Fai Cisl chiede che ci sia «un maggior interesse da parte delle istituzioni locali e regionali affinché si possa nel più breve tempo possibile pensare a un rilancio dell’azienda. Questo anche alla luce del prodotto di altissima qualità con doti benefiche per la salute dei consumatori».

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