di Marta Rosati
«Il Piano della siderurgia nazionale sembra essere una cartella aperta sulla scrivania di qualche ministero e lì conservata totalmente vuota in attesa di essere riempita di contenuti». Così pochi mesi fa lo definiva l’ex sindaco di Terni e giornalista Paolo Raffaelli in occasione dell’Agorà Pd sull’acciaio; e come dargli torto. Quel vuoto di linee programmatiche, ipotesi di finanziamenti, obiettivi e prospettive per il settore all’interno del sistema Paese, in una dimensione europea e mondiale, emerge con tutta la sua forza oggi, guardando la situazione di Piombino, dove lo Stato, a distanza di mesi dal fischio d’inizio, ancora non riesce ad entrare in partita. Dopo le dichiarazioni della vicesindaco della città Livornese, Sabrina Nigro, raccolte da Umbria24 e gli spunti di riflessione offerti dal sindacalista Ugl Daniele Francescangeli sull’ipotesi del cavaliere Arvedi, ora ecco che le organizzazioni sindacali toscane dei metalmeccanici scendono in campo: attraverso le pagine del quotidiano Il Tirreno hanno suonato la sveglia al Governo, suggerendo come non ci sia più un solo minuto da perdere: «Se quello dell’imprenditore cremonese è un interesse reale, che il ministro Giorgetti lo convochi» hanno lasciato intendere. Prossima settimana i delegati sindacali di fabbrica avvieranno un ciclo di assemblee per delineare una strategia d’azione. Come confermano dal Comune di Piombino «il territorio è stanco». E intanto quel che è certo di Arvedi è che lavora in fretta su Terni per rispettare i tempi di presentazione del piano industriale.
Terni Nella città umbra, all’interno dello stabilimento siderurgico, si respira un’aria di attesa, per quello e per le nomine ancora da compiere ai piani alti, in particolare per quella del nuovo capo del personale Alessandro Rusciano che a pochi giorni dall’ingresso dei nuovi propietari del sito ha deciso di girare i tacchi e andare a cercare fortuna altrove. Intanto almeno temporaneamente a ricoprire quel ruolo ci penserà uno dei principali uomini di fiducia dell’85enne lombardo, ovvero Giampietro Castano. Rusciano sarà ufficialmente fuori dal mese di marzo invece chi ha già rimosso tutte le proprie cose è l’ex Ad Massimiliano Burelli che di fare il consulente alla nuova guardia di viale Brin non ha avuto alcuna intenzione. Non sarebbe andato comunque molto lontano a spendere la sua professionalità. La sua prossima esperienza professionale potrebbe essere ancora in Umbria come suggerisce un indizio sul suo profilo Linkedin. È lì che l’ingegnere di Udine, ricevendo un centinaio di messaggi di ringraziamento e auguri, ha postato la sua lettera d’addio ripercorrendo quanto già riferito ai dipendenti Ast il giorno della firma del closing e della contestuale nomina del suo successore nella figura di Mario Caldonazzo.
Acciai speciali Terni «Oggi – scrive l’ex Ad – lascio un’Azienda protagonista della storia industriale italiana grazie alla forza del suo marchio, al know-how dei suoi tecnici, per il suo ruolo primario nel mercato dell’acciaio inox, l’innovazione della sua impiantistica, la reputazione che abbiamo guadagnato presso le istituzioni e i cittadini grazie al nostro rispetto per l’ambiente, sicurezza e principi di legalità, per la lealtà e la passione dei dipendenti e del territorio». E di ambiente salute e sicurezza si è recentemente parlato nell’abiblioteca di Acciai speciali Terni in occasione dell’iniziativa targata Cgil,Cisl e Uil, coordinata dal numero uno della camera del lavoro di Terni Claudio Cipolla, dedicata al ricordo, ma anche al rilancio del modello Mesop degli anni ’70, quello di Medicina sociale preventiva, definito un laboratorio, che nel 2007 descrisse Santacroce su Micropolis, e che i confederali intendono riproporre, attualizzando quello strumento, sfruttando al meglio i mezzi oggi a disposizione. La sfida, come dice Riccardo Marcelli della Cisl, è quella di un Mesop 2.0 «che non può non tener conto di una fase in cui a breve su linee e forni Ast ci saranno lavoratori di sessant’anni che andranno in pensione più vecchi e più poveri».
Scordo Per il responsabile Welfare di Ast, Giovanni Scordo, l’iniziativa è stata occasione per fornire alcuni dati recenti di quella che ancora oggi è la Cassa mutua aziendale: «Nel 2021 la struttura ha erogato poco meno di 25mila prestazioni sanitarie a dipendenti, iscritti e familiari. Gestita – ha spiegato – da un Cda nominato in forma paritaria da azienda e oorganizzazioni sindacali, da oltre 50 anni è sinonimo di efficienza e alti livelli di standard sanitari; l’iscrizione è su base volontaria ed è possibile anche per pensionati, i mezzi finanziari derivano proprio dai contributi degli iscritti proporzionali ai redditi. La Cassa mutua – ha aggiunto – ha giocato un ruolo decisivo in tempo di Covid, in sinergia con l’ospedale di Terni». Ast, va ricordato, ha anche messo a disposizione i propri locali per la prima dose di vaccino ai dipendenti». Quello che le organizzazioni sindacali auspicano per il nuvo Mesop è un coinvolgimento che si estenda anche al di fuori dei lavoratori, che possa fare tesoro del protocollo sicurezza siglato ai tempi di Burelli in Prefettura, pur senza associazioni di categoria, e che prenda forma «in un clima socio-politico sostenuto da tutti i comparti del vivere civile perché ambiente salute e sicurezza possano rappresentare l’ideologia del futuro
