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Trame longobarde: tra architettura e tessuti. Non si ferma più la Rocca albornoziana di Spoleto che dopo l’esposizione delle opere terremotate, che presto sarà rivoluzionate con l’inserimento di altri trenta pezzi, da giovedì 16 marzo torna a ospitare anche la straordinaria mostra sulla civiltà longobarda a cui hanno contributo i detenuti del carcere di Maiano che hanno a lungo lavorato per trasformare le ricerche archeologiche in tessuti e bordure.

Viaggio nella civiltà longobarda Lo straordinario lavoro di ricostruzione, che già quattro anni fa è stato esposto a Spoleto prima di partire alla volta di Monte Sant’Angelo, Brescia e Benevento, è un viaggio alla scoperta della vita quotidiana dei longobardi attraverso tessuti, abiti e monili prodotti dall’antica civiltà a cui Spoleto è legata indossubilmente anche per l’inserimento della basilica di San Salvatore tra i beni patrimonio Unesco. Alla vigilia dell’inaugurazione della mostra, l’assessore alla cultura al turismo, Camilla Laureti, spiega: «Questa mostra consente, grazie ad un approccio metodologico che fonde rigore e immediatezza, un’immersione nel quotidiano, negli usi e costumi di questo popolo. Voglio sottolineare il contributo dei detenuti della Casa di Reclusione di Maiano, che ringrazio, nella realizzazione della mostra. Il loro apporto e la loro collaborazione, come dimostrato tante volte in numerose occasioni culturali, sono stati ancora una volta preziosi».

Mostra alla Rocca di Spoleto I reclusi coi telai hanno compiuto un lavoro di ricostruzione artigianale seguendo i risultati del lavoro di studio degli esperti compiuto a partire dalle scoperte archeologiche. Nella mostra allestita al Museo nazionale della Rocca, curata da Glenda Giampaoli e Giorgio Flamini, con il confronto scientifico di Donatella Scortecci, sono rappresentati i diversi ceti sociali completati da accessori realizzati dai detenuti del liceo artistico. Il visitatore condotto da icone equine e lance tra reperti dei secoli dal IV all’VIII incontra i protagonisti di trame longobarde davanti a grandi fondali fotografici della basilica di San Salvatore, di cui può ammirare i dettagli e i particolari decorativi, per contemplare infine la composizione dei Duchi di fronte al presbiterio della basilica patrimonio della città e dell’Umanità. La mostra, che resterà fruibile fino al 18 giugno, torna dopo quattro anni arricchita e rinnovata in attesa delle nuove tappe già programmate a Cividale del Friuli, Museo Nazionale dell’Alto Medioevo a Roma, Ferentillo, Abbadia San Salvatore (provincia di Siena).

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