Dal 2 luglio al 27 settembre alla Galleria Nazionale dell’Umbria fa bella mostra di sé “L’Arlesiana” di Vincent Van Gogh. Al museo perugino è arrivato infatti un prestito straordinario concesso dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, come terzo capitolo del progetto “Un capolavoro a Perugia” dopo le precedenti esposizioni con le opere “Le tre età” di Gustav Klimt e “Nu couché” di Amedeo Modigliani. E quindi ora per la prima volta si potrà ammirare in Umbria un Van Gogh.
“Van Gogh e gli italiani a Parigi, L’Arlesiana tra i ritratti femminili del secondo Ottocento” è il titolo completo della mostra, curata da Costantino D’Orazio e Aurora Roscini Vitali, visto che, come nei casi precedenti, anche questa esposizione è concepita come un percorso di avvicinamento al “capolavoro” ed include perciò la presenza di uno spazio preliminare, al fine di illustrare il contesto storico-critico di riferimento; inoltre, l’utilizzo di un ambiente immersivo consente di ripercorrere attraverso proiezioni-video aspetti salienti dell’universo formale, tecnico e culturale dell’artista di riferimento.
Il dipinto ritrae Madame Ginoux, proprietaria del Café de la Gare ad Arles, uno dei soggetti più cari al pittore brabantino, che lo ripropone in differenti occasioni. La versione della GNAMC, come ha ricordato la direttrice Renata Cristina Mazzantini, appartiene alla fase successiva allo spostamento volontario nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence, durante il soggiorno che va dal maggio del 1889 al maggio dell’anno successivo, poche settimane prima della morte.
Usando un disegno di Gauguin, rimasto in suo possesso dopo la precipitosa fuga dell’amico, Van Gogh realizza un’immagine ricca di significati personali, associazioni biografiche e mentali, affetto e senso di catarsi. Come specificato dalla critica, Vincent utilizza il genere del ritratto come esercizio, a volte sfibrante, per l’esplorazione del sé.
Per accompagnare il visitatore alla scoperta di quest’opera, è esposto un ricco nucleo di dipinti provenienti dal Museo dell’Ottocento di Pescara Fondazione Di Persio-Pallotta, in modo da documentare le trasformazioni della ritrattistica femminile nella seconda metà dell’Ottocento e ampliare il punto di vista del discorso verificando gli esiti della ricerca degli artisti italiani operanti a Parigi in anni prossimi a quelli dell’impressionismo e di Van Gogh.
Con uno sguardo allargato e senza pretese di esaustività, si presenteranno le opere di alcuni tra i più importanti pittori protagonisti della scena artistica nazionale: Gioacchino Toma, Saverio Altamura, Silvestro Lega, Antonio Mancini, Mosè Bianchi e Niccolò Cannicci. Accanto all’Arlesiana, i tre Italiens de Paris – Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Giovanni Boldini – raccontano il volto femminile della Parigi Belle Époque. Il progetto è reso quindi possibile anche dalla solida e felice collaborazione tra la Galleria Nazionale dell’Umbria e la Fondazione pescarese, che ha generosamente contribuito al percorso con il prestito di sedici opere.
Mostra che segna ufficialmente anche il passaggio di consegne tra D’Orazio, ex direttore del museo perugino da pochi giorni nominato direttore generale Creatività Contemporanea dal Ministro Alessandro Giuli, e Veruska Picchiarelli nominata funzionaria delegata per la gestione dei Musei nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria fino alla nomina del nuovo direttore a seguito di bando internazionale. Picchiarelli durante l’anteprima riservata alla stampa ha ringraziato il direttore uscente per il lavoro fatto e soprattutto per “l’energia trascinante” sottolineando poi che “all’Umbria mancherà il suo talento ma la rete animata durerà”.
Commentando la mostra D’Orazio ha poi affermato: “Un’altra bella occasione per l’estate umbra e altra occasione per studiare, approfondire e strutturare un momento di indagine sugli autori, offrendo al pubblico in misura puntuale alcune chiavi di lettura delle loro scelte espressive”.
A tracciare un bilancio “assolutamente positivo” del ciclo di mostre-dossier inaugurate nel 2024 dal museo perugino, che partono dall’approfondimento di un’opera di estrema rilevanza storico-critica e iconicità a firma di uno dei grandi maestri della storia dell’arte dell’Ottocento e del Novecento, è stata infine ancora Picchiarelli: “Per il terzo anno il museo si apre ad un capolavoro dell’arte contemporanea di un grandissimo artista che ci permette di ampliare il nostro pubblico e di rivolgere le nostre iniziative anche a fasce diverse di utenze. In maniera particolare questi progetti, che hanno un taglio più snello, hanno attratto il pubblico dei giovani, abbassando in maniera consistente l’età media dei visitatori della Galleria”.
