Macy Gray ieri sera all'arena (foto M.A. Manti)

di Daniele Bovi

E’ una vera e propria onda d’urto sonora quella piovuta domenica sera sugli spettatori dell’arena Santa Giuliana quando sul palco, per la terza notte di Umbria Jazz, sono arrivati gli Spectrum Road per la loro unica data italiana. Un «supergruppo», come alcuni lo hanno definito, capitanato dall’ex bassista dei Cream Jack Bruce, dalla consorte di Carlos Santana alla batteria, Cindy Blackman, da Vernon Reid alla chitarra e da John Medeski all’Hammond Organ, sacro strumento del prog e non solo. Il progetto è tutto centrato nel ridare vita alla musica di Tony Williams e dei suoi Lifetime, con i quali per un breve periodo ha collaborato proprio Jack Bruce. Un gruppo che con due dischi come «Emergency!» e «Turn It Over» ha cercato la strada che univa rock e jazz. Poi, da lì, vennero altri grandi come i Weather Report e gli italianissimi Perigeo.

Il clima Impossibile non spendere qualche riga per contestualizzare il clima in cui «Emergency!» fu concepito. Insieme a Williams c’erano John McLaughlin alla chitarra e Larry Young al basso, i primi due reduci dalle leggendarie, è il caso di dirlo, sessioni che diedero vita a «In a Silent Way» di Miles Davis. Lo Sciamano Elettrico rivolle il solo McLaughlin per le tre sedute che portarono, dopo il «taglia e cuci» del produttore Teo Macero, a «Bitches Brew». Questo il mood musicale dentro il quale il progetto autonomo di Williams ha mosso i primi passi. Prima «In a Silent Way», poi «Emergency» e poi le sessioni di «Bitches Brew». Tre dischi che sono il filo rosso che lega i primi esperimenti di contaminazione tra rock e jazz. L’apertura del concerto degli Spectrum Road è potente e si affida a un pezzo di impatto come «Vuelta Abajo» («Turn It Over»). Si prosegue poi con «There Comes A Time» («Ego», 1971) e per chi ha già ascoltato il disco-tributo di Bruce e soci le sorprese sono poche.

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Sound pompato Il suono complessivo del «supergruppo» appare come eccessivamente «pompato», si viaggia su continue aggiunte e virate in pieno stile power o prog-metal garantite dalla chitarra di Vernon Reid. Per dire, se alcuni passaggi suonano più in linea con la filosofia ispiratrice e in continuità con l’esperienza dei Lifetime (il problema non è eseguire pedantemente, è dare un’evoluzione), non così è ad esempio in «Coming Back Home» («The Joy Of Flying», 1978), dove il fraseggio di George Benson a tratti assomiglia più a Yngwie Malmsteen. In tutto ciò Cindy Blackman pesta giù duro come un mastro ferraio. Tra i pezzi eseguiti anche i dodici minuti abbondanti di «Where» («Emergency!»). Fuori dal repertorio di Williams il gruppo di Bruce ha dato vita, per la gioia del pubblico, a «Sunshine Of Your Love» dei Cream, cantata dallo stesso Jack Bruce, e alla ballata folk gaelica «An T-Eilan Muileach».

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Jack Bruce ieri insieme ai suoi Spectrum Road (foto M.A. Manti)

Macy Gray Meglio la seconda parte della serata quando l’arena è stata occupata da David Murray e dalla sua band, accompagnata da Macy Gray arrivata poco prima del concerto. Oltre un’ora di blues, jazz e ballads retta grazie alla bravura degli uomini di Murray. Macy Gray in molte occasioni non ha partecipato regalando però, sprazzi di quella sua voce luciferina, sensuale e graffiante come in «Be My Monster Love», «Dead Presidents» e in un paio di bis. Lunedì sera all’arena andrà invece in scena un grandissimo della chitarra come Jonh Scofield insieme alla sua Hollowbody Band e, nella seconda parte, la giovane e già premiatissima Esperanza Spalding.