di Daniele Bovi
Un appello al mondo imprenditoriale, e non solo, affinché possa essere garantito a Umbria Jazz un futuro tranquillo. A lanciarlo è stata la presidente della Regione Catiuscia Marini mercoledì durante la presentazione dell’edizione 2015. Benché infatti, come spiegato anche dal sindaco di Perugia Andrea Romizi, «anche questa edizione si caratterizza per il coraggio nonostante le note difficoltà», il festival deve fare i conti con la carenza di risorse. Dalla compagine dei soci della Fondazione sono venuti infatti a mancare, negli ultimi mesi, sia la Camera di commercio che la Provincia di Perugia. Defezioni importanti «e che – ha detto il direttore artistico Carlo Pagnotta – ci dispiacciono. Quando qui si capirà la reale importanza di questo festival sarà sempre troppo tardi».
Preoccupazione «Umbria Jazz – ha detto Marini – oltre alla valenza strettamente musicale è uno straordinario evento della nostra storia, per il quale mi batterò con tenacia anche in vista delle prossime edizioni, per poter dare altri 40 anni di attività a questa straordinaria manifestazione». Oltre 650 mila gli euro stanziati da palazzo Donini per l’edizione 2015 «che sarà all’altezza della tradizione». Anche la presidente si è detta preoccupata per le scelte fatte dalla Provincia e dalla Camera di Giorgio Mencaroni, chiedendo quindi «partecipazione, non solo in favore di un evento culturale, ma della vita di una città, perché dobbiamo dare un futuro a Umbria Jazz». Insomma, visto il contesto del cartellone presentato non ci si può lamentare.
Il Comune c’è «Speriamo – ha chiuso poi Marini – che arrivi qualcun altro e occorre che il Comune abbia un ruolo centrale per dare, insieme, un futuro a UJ». Romizi ha risposto presente e ha spiegato che il Comune «conferma il suo impegno, nonostante le condizioni difficili a ben tutti note, e sta lavorando per trovare nuovi sponsor». Lo sguardo quindi va già rivolto verso il 2016, cercando nel frattempo forze nuove pronte a fare la loro parte, senza la quale anche il progetto di rinnovamento (anche nella formula) promesso dal direttore generale Luciano Linzi alla fine dell’edizione 2014, rischia di non essere di facile attuazione.
VIDEO: PARLANO ARBORE, PAGNOTTA, MARINI E ROMIZI
Rinnovamento «Cerchiamo – ha detto il direttore – di aprirci e di innovarci. Stiamo mettendo in piedi una interlocuzione con le due università per proporre possibili attività, ampliare il raggio d’azione e fare sistema con le eccellenze culturali del territorio per far vivere il festival anche oltre i dieci giorni di luglio», che è uno dei problemi di cui UJ soffre. Nel frattempo però qualcosa è stato fatto: con l’edizione 2015 partirà anche il nuovo sito, una squadra dedicata ai social network si occuperà di questo ambito fondamentale, c’è un ufficio stampa ampliato e rinnovato «per dare – ha detto Linzi – più visibilità e importanza al festival». Collaborazioni poi verranno messe in piedi con colossi dell’informazione come il gruppo L’Espresso e i canali di Radio Rai.
Eccellenza italiana «Umbria Jazz – ha concluso Renzo Arbore – ormai fa parte delle eccellenze italiane e l’ho detto al ministro Franceschini: non bisogna sottovalutare quello che sta facendo il jazz italiano nel mondo, anche attraverso Umbria Jazz. I nostri musicisti sono davvero un’eccellenza e i governi dovrebbero approfittare per riportare il turismo in questo paese. Franceschini lo voglio ringraziare perché ha preso i parola questa cosa e ha stanziato delle risorse per il jazz, soldi che andranno anche a questo festival, spero».
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