di Francesca Mancosu
‘The rain will not erase it’ (La pioggia non lo cancellerà): è questo il claim della nona edizione del Terni festival – Festival della creazione contemporanea, in programma dal 19 al 28 settembre al Caos – Centro arti opificio Siri, e in altri in spazi della città, da palazzo Primavera al Centro multimediale. Fra ‘omaggi’ al ventennale del genocidio in Rwanda, itinerari urbani, installazioni ‘viventi’ e l’allestimento di un piccolo Louvre ‘made in Terni’.
La pioggia non lo cancellerà Non un semplice claim, ma un vero proprio messaggio, con diversi piani di lettura. «La frase che abbiamo scelto per rappresentare il festival di quest’anno – spiega Linda Di Pietro, presidente di Indisciplinarte, che lo organizza fin dal 2006 – appartiene ad Mladen Alexiev, un artista bulgaro che ha lavorato ad un progetto sulle proteste, mettendo in fila una serie di cartelli recanti non i classici slogan ‘di piazza’ ma parole tratte da un suo poema urbano, che sarà protagonista anche di un catalogo fotografico». Un progetto che vedrà in scena 10 ragazzi della nostra città, scelti attraverso una call specifica: una protesta di bellezza contro il materialismo che caratterizza la nostra società.
Scritte promozionali? «La frase scelta come emblema del festival – prosegue la Di Pietro – è però anche un ironico rimando alle scritte promozionali della manifestazione dello scorso anno, che avrebbero dovuto cancellarsi con la pioggia (ma anche con qualche colpo di spazzola) e invece sono rimaste impresse sulla pavimentazione del centro per mesi, scatenando polemiche senza fine».
A 20 anni dal genocidio del Rwanda Ad inaugurare il cartellone sarà lo spettacolo ‘Hate radio’, scritto e diretto da Milo Rau: una ricostruzione filologica del genocidio della minoranza Tutsi, perpetrato dall’etnia Hutu nel 1994, che riporta in onda per due ore la Rtml/Radio-télévision libre des mille collines, stazione radio ruandese che all’epoca integrò nella propria programmazione comunicati politici e autentiche istigazioni all’omicidio, diventando un vero e proprio laboratorio di ideologia razzista. La performance, che porterà in scena alcuni superstiti del genocidio stesso, si svolgerà al Centro multimediale.
Il Louvre a palazzo Primavera Altra ‘chicca’ del festival sarà l’allestimento di un piccolo Louvre nelle sale di palazzo Primavera. La bizzarra trovata è opera di un artista ternano (almeno di nascita), Alex Cecchetti, trasferitosi a Parigi ormai di qualche anno e ritornato temporaneamente ‘in patria’ grazie ad un progetto finanziato dall’Istituto di cultura francese, dopo aver esposto al Centre Pompidou e al Palais di Tokyo.
Itinerari urbani La programmazione di quest’anno inoltre segnerà una forte presenza dell’urbano con due progetti ‘itineranti’, che guideranno gli ‘spettatori’ attraverso la città, entrambi parte del progetto europeo ‘Dance move city’, vinto l’anno scorso. Uno si intitola ‘Vedi cosa voglio dire?’ ed è una camminata bendata di due ore e mezza, pensata da Martin Chaput et Martial Chazallon per offrire un diverso ‘punto di vista’ sulla routine di tutti i giorni e spunti di riflessione sul tema della disabilità. Un po’ come nel festival 2013, quando i Tony Clifton circus proposero un ‘percorso a ostacoli’ in sedia a rotelle. L’altro, ‘Living room’, è firmato dal coreografo austriaco Willi Dorner e si svolgerà in alcune abitazioni private, che saranno ‘arredate’ con installazioni umane, viventi.
Il bando sulla gestione museale Le domande sul prossimo Ternifestival sono l’occasione per chiedere se ci sono novità in merito al prossimo bando museale, a cui Indisciplinarte ‘dovrebbe’ aderire entro le 12 del prossimo 23 settembre.
«Stiamo ancora ragionando attorno alla sua fattibilità – ammette la Di Pietro – e non abbiamo ancora deciso se partecipare o meno. Finché non avremo tutte le carte in tavola, non potremo dare una risposta in tal senso. Non è scontato, al momento non ci sono condizioni tanto favorevoli al privato. Ma crediamo che sia importante non disperdere il lavoro fatto finora. Vediamo cosa accadrà da qui al 23».
