«Serve un piano Marshall per i beni culturali della bassa Umbria. Spesso i fondi ci sono ma manca la volontà politica di restaurare alcuni punti che nel frattempo rischiano di deteriorarsi definitivamente, come gli affreschi della chiesa di San Nicola a Ferentillo». Chiede un maggiore impegno delle istituzioni, anche in vista delle prossime elezioni, il presidente dell’associazione Astrolabio, che si occupa anche del mantenimento delle opere artistiche del territorio ternano.

La soprintendenza «Nel 1987 la nostra associazione – scrive il presidente Rogari – segnalò il grave stato di abbandono del patrimonio storico e artistico della bassa. Per questo chiedemmo anche al ministero anche  l’apertura a Terni di una sede distaccata della Soprintendenza. Ci fu una mobilitazione, ma non si ottenne nulla. A causa di questa mancata decisione il Ternano ha accusato un forte gap qualitativo rispetto al Perugino. Quanto di buono invece si è fatto si deve al forte impegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni e di qualche funzionario del ministero dei Beni Culturali. In questi ultimi anni il quadro della tutela dei nostri beni culturali è ulteriormente peggiorato».

Le situazioni a rischio Per l’associazione la situazione in particolare è grave a Santa Maria delle Grazie, San Girolamo, Madonna del Piano a Narni, Madonna del Colle a Stroncone, la chiesa del cimitero di Sangemini, chiesa di Sant’Urbano, gli affreschi delle volte di Santa Maria Maggiore e San Nicolò a Collescipoli, di Santa Maria delle Grazie a Terni di Sant’Agostino a Narni. «L’emergenza più grave è rappresentata dalla chiesa di San Nicola a Monterivoso di Ferentillo dove preziosissimi affreschi rischiano la scomparsa. La chiesa è priva delle coperture da oltre 25 anni e la caduta degli affreschi secenteschi ha fatto emergere un ciclo pittorico che va dal 300 al 500. Un unicum che rischia di sparire per sempre se non si interverrà con celerità».

La politica La risposta che giunge più spesso in casi come questi è la mancanza di fondi a disposizione degli enti. « In realtà c’è l’assenza di una volontà politica – prosegue il presidente – perché spesso si pensa ad iniziative effimere, con costi importanti, trascurando il recupero. Inoltre il dibattito dei politici si è focalizzato su due ‘non monumenti’, quali la fontana di piazza Tacito, con i mosaici rifatti nel secondo dopoguerra e ciò che rimane del teatro Verdi. Il resto può scomparire, non interessa. In vista delle prossime elezioni, i programmi dei partiti non citano mai né il patrimonio artistico e storico, né quello paesaggistico, segno del più totale disinteresse per questi problemi. Ma un intervento diffuso sui beni culturali in pericolo consentirebbe anche di creare posti di lavoro qualificati sul territorio. Per questo lanciamo un appello affinché venga istituito un piano Marshall per i beni culturali del nostro territorio, creando anche opportunità di lavoro per i giovani».

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