L'attore Mario Perrotta

di Francesca Mancosu

Ogni giorno parliamo di immigrazione. Dei migranti che arrivano dall’Africa o dall’Europa dell’Est. Dei cosiddetti ‘cervelli’ italiani, che scelgono l’America o il nord Europa per veder finalmente riconosciute le proprie capacità. Ma molti di noi si sono dimenticati dell’esodo di massa che ha desertificato il nostro sud e le nostre campagne dopo la guerra, degli anni in cui andavamo a cercar fortuna come camerieri e operai, e ci chiamavano ‘cincali’, cioè ‘zingari’.

Italiani cincali Quel periodo dell’immigrazione italiana, situata fra gli anni ’50 e gli anni ’70, è al centro del progetto ‘Italiani cincali’, con due spettacoli interpretati e diretti dall’attore salentino Mario Perrotta e scritti a quattro mani con Nicola Bonazzi. Dopo il successo della rappresentazione imperniata sulle vicende dei minatori italiani in Belgio, andata in scena a Terni lo scorso anno, dal 4 al 6 marzo Perrotta tornerà al Secci con ‘La Turnáta’, che racconta l’epopea dei lavoratori stagionali in Svizzera.

Bambini nascosti Il protagonista della storia è Nino, un bambino di 9 anni, uno dei tanti figli degli italiani emigrati in terra elvetica dopo il 1960, costretti a vivere nascosti, letteralmente chiusi in casa, per colpa di una legge sull’immigrazione per cui i lavoratori stagionali non avevano alcun diritto al ricongiungimento familiare. Per aggirare questo assurdo divieto, molti portavano comunque con sé moglie e figli facendogli passare la frontiera di notte, nascosti nel portabagagli. «I bambini – ricorda Perrotta – non potevano parlare, camminare, giocare, e tantomeno uscire o andare a scuola, per non essere scoperti e denunciati da qualche vicino zelante. Molti di loro, ormai diventati adulti, sono rimasti traumatizzati da anni di silenzio imposto, condannati a non fare niente, se non a guardare le macchie di muffa sul muro». Una vicenda poi ripetuta sulla pelle dei turchi, dei portoghesi e dei curdi che hanno preso il posto degli italiani, e cessata solo nel 2005, con il trattato di Schengen.

Il ritorno a Lecce «Nino – racconta l’attore salentino – è il ‘concentrato’ di tutti i figli di emigrati che ho intervistato per costruire questo spettacolo. Ho passato un anno a girare l’Italia, la Svizzera e il Belgio per raccogliere le loro testimonianze: oltre 200 ore di registrazioni, tutte confluite nel progetto ‘Italiani cincali’». ‘La Turnáta’ racconta il viaggio da Zurigo a Lecce compiuto da Nino e dalla sua famiglia (e con un operaio sindacalista), per riportare in Salento la salma del nonno morto in Svizzera. Di nascosto, facendo finta che il nonno stia solo dormendo, per evitare di pagare la tassa di attraversamento richiesta dai comuni. Un epico ‘on the road’ di 1400 chilometri, a bordo di una fiammante Alfa Giulia 1300.

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