Dal 4 dicembre e fino al 5 febbraio al museo diocesano ecco la mostra per celebrare Alfredo Innocenzi, artista «difficile da affrontare, poliedrico, con un’anima futurista», come lo ha definito Domenico Cialfi, presidente dell’associazione ‘Il Punto’ che insieme a ‘Tempus Vitae’ organizza l’evento presentato in una conferenza stampa. Scultore nato a Terni nel 1909, Innocenzi è stato capace di uscire dagli schemi con la sua scultura che, dopo il periodo dei bombardamenti su Terni, ha partecipato alla ricostruzione della città. Innumerevoli i palazzi ternani e di Stroncone ospitano infatti le sue opere. E in occasione della mostra diverse sculture arriveranno anche da Matera.
Scultore e pittore Alfredo Innocenzi, scultore, pittore, disegnatore e architetto, nasce a Terni nel 1909 e riceve la prima formazione artistica nella Scuola Industriale Benedetto Brin di Terni sotto la guida dello scultore Tommaso Illuminati. Diplomatosi nel 1928, si iscrive al Museo Industriale di Roma. Lì si accosta al futurismo, aderendo alla compagine del “Blocco dei Futursimultanisti” guidati da Ettore G. Mattia e ben presto farà la conoscenza anche di F.T Marinetti.
Di nuovo a Terni Rientrato a Terni, si mette in evidenza in alcune mostre cittadine, aderendo anche al Guf e imponendosi nei Littoriali. Parte poi come volontario nella guerra per la conquista dell’Abissinia (1935). In Africa orientale resta per molti anni, con qualche interruzione per brevi licenze in cui torna ad esporre in qualche Sindacale umbra (1938), ma anche in colonia ha modo di mettere in evidenza le sue doti artistiche, realizzando alcuni monumenti di segno modernista. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, assiste al rapido dissolversi dell’Impero (1941). Rientrato stabilmente, dopo una lunga prigionia nella sua città natale (1947), apre un ‘Laboratorio di Arte Plastica e Decorazione’, mentre il suo indirizzo artistico sta mutando con una certa rapidità.
L’impegno in città Successivamente si impegna per la ricostruzione post-bellica della città con suoi manufatti artistici. Stabilisce proficue collaborazioni con gli imprenditori locali, che gli consentono di adornare ingressi e androni di molti palazzi fino agli avanzati anni ’60, così come di abbellire con decorazioni plastiche e pittoriche residenze private di pregio, come la palazzina Taddei. Alla fine degli anni ’60 si dedica di più alla pittura. Nel 1973 realizza anche il suo sogno di esporre a Parigi, considerata da sempre la culla dell’arte moderna. Si spegne per un attacco cardiaco, a Lumezzane di Brescia, nel novembre del 1974, mentre era in corso la sua ennesima personale bresciana.
