di Noemi Matteucci

A volte l’arte si nasconde talmente bene che solo mani esperte, insieme alla volontà di custodire e tramandare la bellezza, riescono a recuperarla. Nella chiesa di San Giovanni Battista, centro storico di Rocca San Zenone, è stato riscoperto un tesoro risalente al ‘400 e riportato a nuova vita tutto il patrimonio artistico presente.

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I lavori Per riportare alla luce gli affreschi della chiesa e ripristinare la bellezza degli elementi già visibili è stato necessario un articolato intervento di restauro, suddiviso in cinque diversi lotti di lavoro a partire dal 2005 fino ad oggi. Il risultato consente ora di ammirare i dipinti delle pareti e volte della navata e dell’altare in tutto lo splendore dei colori originari e di donare pubblica fruibilità alla navata principale della chiesa.

Il restauro Il restauro ha messo in luce un palinsesto decorativo variamente databile che comprende più di 40 metri quadri di affreschi quattrocenteschi inediti. Anche l’altare maggiore in travertino, datato 1536, ha riacquistato il suo splendore originale. La data di fondazione della chiesa, come sostengono i restauratori, risale infatti probabilmente alla fine del XII secolo, ma la chiesa fu rimaneggiata anche nel XVII secolo portandola alla struttura odierna che raggiunge le mura.

Gli affreschi All’interno della chiesa, sul lato sinistro della chiesa, sono stati recuperati i dipinti di quattro cappelle con volte a crociera, mentre sulle pareti sono conservati diversi affreschi della prima metà del XV secolo, realizzati con uno stile legato a quello di Bartolomeo da Miranda e del Maestro di Narni. Le decorazioni absidali, invece sono realizzate in tecnica pittorica e risalgono alla prima metà del XVII secolo.

Soggetti coinvolti Gli interventi, finanziati dalla Fondazione Carit, sono stati eseguiti dalle ditte Artium di Donatella Bonelli di Terni e Conserva di Gianni Castelletta di Arrone, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza per i beni storici e artistici dell’Umbria. Alla presentazione sono intervenuti Giuseppe Piemontese, vescovo della diocesi di Terni-Narni-Amelia, Gianfelice Ballesini, prefetto di Terni, Mario Fornaci, presidente della Fondazione Carit, i restauratori Donatella Bonelli e  Gianni Castelletta, la docente del Liceo artistico ‘Metelli’, il direttore dell’ufficio Beni culturali e ecclesiastici della diocesi don Claudio Bosi e il soprintendente Stefano Gizzi.

Custodi dell’arte Il prefetto Ballesini si è dichiarato «estasiato dalla bellezza degli affreschi e delle realtà stupefacenti che non si smette mai di scoprire nel territorio ternano e umbro», mentre il il vescovo Piemontese ha ringraziato tutti i soggetti coinvolti, con particolare riferimento alla Fondazione Carit e alla Sovrintendenza, per il loro ruolo di «custodi dell’arte, che danno sostegno e attenzione alla città e al suo patrimonio». «Terni -ha continuato Monsignor Piemontese- è una città di acciaierie e industria: ma una città deve avere anche un’anima, che le viene data dall’arte e dalla religione. Entrando in questa chiesa, oggi -ha concluso- possiamo trovare una grande unione di persone, sentimenti, anima e bellezza».

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