Si aprirà con un triplice omaggio (con anteprima) a David Riondino, geniale e poliedrico artista scomparso a marzo, la IV edizione di “Tanganica. Libero Stato della Risata”, festival dell’umorismo a ingresso gratuito in programma dal 17 al 20 settembre in piazza Birago, a Perugia. Riondino, ospite nel 2023 della prima edizione della rassegna perugina, verrà ricordato con un talk introduttivo, uno spettacolo e una proiezione. Protagonista sarà la sorella Chiara, cantautrice già al fianco del fratello David nel Collettivo teatrale Victor Jara di Firenze e vincitrice nel 2022 del Premio Speciale della Giuria al Premio Ciampi.
Chiara, arriva per la prima volta al festival dell’umorismo Tanganica, a Perugia, per una giornata interamente dedicata a David Riondino. Che effetto le fa incontrare questo pubblico e questa città proprio attraverso il ricordo e il lavoro di suo fratello? Se la memoria non mi inganna, sono quasi certa che Perugia sia stata una delle tante bellissime tappe toccate, in giro per la nostra penisola, con il progetto di mio fratello su La buona novella di Fabrizio De André, un progetto iniziato nel 2001 e durato nel tempo fino al dopo-covid che prevedeva la partecipazione di una filarmonica e una corale legata al territorio, dove lui e io eravamo le voci soliste e a fare da collegamento, tra un brano e l’altro, era previsto l’intervento di un quintetto e dove il M° Fabio Battistelli è stata presenza indispensabile e preziosa. Tornare per questa occasione è fonte di emozione ma è anche doloroso: sento fortissima la sua assenza.
Lei e David avete condiviso una parte importante del vostro percorso artistico, anche nell’esperienza del collettivo Victor Jara. Quanto ha contato, nella vostra formazione e nel vostro modo di fare musica e spettacolo, il fatto di lavorare fianco a fianco, oltre che essere fratello e sorella? Moltissimo. Il Collettivo è stata una gavetta importante, non solo per imparare ad affrontare qualunque tipo di situazione (ricordo ad esempio che non ci spaventava affatto, in mancanza di aste per i microfoni, sostituirle con un manico di scopa fissato a una sedia e il microfono legato in cima col nastro adesivo), ma è stata un’esperienza di condivisione di idee in un clima di potente collaborazione, dove la competizione non è mai stata di casa. Trovarmi poi fianco a fianco con mio fratello, peraltro primo e assolutamente indiscusso responsabile del mio essere stata catapultata in quella dimensione creativa e vulcanica, è stato un privilegio che mi ha sempre riempito di gratitudine.
David Riondino era stato ospite di Tanganica nel 2023, nella prima edizione della manifestazione. Oggi, a pochi mesi dalla sua scomparsa, il festival sceglie di dedicargli un incontro. Che cosa vorreste che emergesse di David da questo appuntamento, al di là del ricordo personale? C’è un verso, in una sua canzone intitolata Angus che così dice: “per capire chi sei davvero voglio sapere, come usi del tuo denaro e del tuo potere… il potere si può usare in più maniere, per esempio moltiplicando le intelligenze…”. Posso affermare con certezza che questa considerazione ha contraddistinto da sempre il suo modo di relazionarsi con gli altri e con l’arte. David era un artista colto, curioso e creativo, consapevole del suo talento e della sua intelligenza ma non è mai stato un egocentrico… l’avrebbe considerata una perdita di tempo. Ecco, sarebbe importante che emergesse questo aspetto costitutivo di lui perché per me un vero artista è questo.
A Tanganica presenterà anche, in anteprima, uno spettacolo che nasce dal repertorio di David Riondino. Come ha affrontato il passaggio dal suo lavoro alla scena, e che cosa ha sentito il bisogno di conservare, e magari anche di trasformare, delle sue opere originali che sono state scelte per lo spettacolo? Due sono le motivazioni che mi hanno spinta a metter su questo spettacolo. La prima è una ragione puramente affettiva, è un modo per sentirlo ancora vicino. La seconda ragione è che l’artista David ha attraversato gli ultimi trent’anni del ‘900, fino ad arrivare a poco prima di oggi, con le sue canzoni, che hanno saputo guardare con lucida ironia ma anche con malinconica tenerezza e profondità il tempo, i sentimenti e i fatti che abbiamo vissuto e attraversato fin qui. E poiché le sue canzoni sono solo una parte del suo eclettico percorso d’uomo e di artista (le due cose peraltro coincidono), l’ho intitolato Briciole-minuzzoli di David Riondino. A Tanganica canterò solo una parte del repertorio che ho scelto per Briciole, e sarò insieme a Fabio Battistelli ed al suo mitico clarinetto.
Suo fratello ha sempre cercato nell’arte uno strumento per raccontare il presente, la memoria, le persone e la società. Guardando oggi al suo lavoro, che cosa sente che continua a parlarci con più forza? Tutto.
