La direttrice Cenciaoli (foto Fabrizi)

di Chia.Fa.

Esami del Dna e mostra in Germania. Resta alta l’attenzione intorno alla necropoli principesca di piazza D’Armi da cui, a partire dagli anni Ottanta ma più significativamente nei primi anni Duemila, sono riaffiorate tombe e reperti archeologici risalenti al VII secolo avanti cristo che, nel complesso, hanno restituito uno spaccato sociale degli antichi umbri, in particolare degli alti ranghi, di grande interesse.

Tra ciliegi in fiore e reperti del VII secolo ac: fotogallery

Necropoli di Spoleto in mostra in Germania Per questo dopo le mostre allestite a Spoleto negli ultimi anni, la nuova direttrice del Museo archeologico nazionale di Spoleto, la dottoressa Luana Cenciaioli, ha preso in mano la pratica aperta fin dallo scorso anno su input del Comune, pronto a collaborare per trasferire in Germania da ottobre 2017 a marzo 2018 circa 120 pezzi scoperti in piazza d’Armi. La destinazione dei gioielli degli antichi umbri sarà quindi spedita a Schwetzingen, città gemellata, ma non è escluso che di fronte allo sforzo organizzativo si possa individuare anche una seconda destinazione sempre in Germania.

Nuovi restauri Anche perché l’operazione gira intorno a quota 300 mila euro, un terzo dei quali sostanzialmente già reperiti mentre i restanti ancora tutta da individuare, bussando verosimilmente alla porta degli enti locali e delle banche della città. In particolare, in Germania si conta di inviare 120 pezzi, il 70% dei quali risultano già restaurati mentre sul restante si inizierà a intervenire a stretto giro «non appena – spiega la direttrice Cenciaioli – avremo reperito da fondi ministeriali gli appositi finanziamenti. I pezzi che invieremo in Germania saranno anche quelli di maggior interesse, penso a quelli riaffiorati nella tombe di una donna adulta sepolta con un fuso in bronzo, di un bambino ormai noto come il piccolo guerriero e della bambina con le scarpe»

Esame del Dna Tra i gioielli in partenza anche il disco ornamentale in bronzo con sonaglio di ferro appartenuto a una sacerdotessa o gli arnesi da lavoro di un falegname umbro del VII secolo avanti cristo. In attesa che i preparativi ma pure le interlocuzioni per la mostra in Germania, l’interesse intorno alla necropoli di piazza D’Armi viene manifestato anche dall’Università La Sapienza impegnata, con il dipartimento di Biologia e biotecnica, in uno studio ad ampio spettro sulle antiche popolazioni dell’Appennino, ossia umbri, piceni e sabini.

Il caso dei denti In questo senso si stanno predisponendo una serie di esami del Dna sugli inumati rinvenuti a piazza d’Armi per tentare di acquisire nuovi elementi scientifici sugli uomini e le donne dell’epoca. Attraverso analisi dei resti ossei sarà possibile stabilire con certezza il sesso, fin qui desunto dai reperti rinvenuti nella tomba, ma soprattutto scoprire nuovi particolari sulle malattie del VII secolo. E in questo senso la necropoli principesca di Spoleto ha una particolarità. Nelle tombe, infatti, gli archeologi non hanno mai rinvenuto denti, sempre presente tra i resti ossei, tant’è che nel 2008 venne anche esaminata l’acidità della terra, senza però ottenere risposte. Chissà che qualche elemento in più non possa arrivare dal progetto di ricerca.

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