di Daniele Bovi
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Raffaello, Sassoferrato e Perugino. Saranno loro, o meglio, i loro ritratti i protagonisti di una mostra che si aprirà il 22 giugno nelle sale del Nobile Collegio del Cambio di Perugia. Mostra organizzata in collaborazione con la Galleria degli Uffizi di Firenze grazie alla quale le tre opere saranno esposte nel capoluogo fino alla fine di ottobre. La rassegna, che mette in luce la relazione tra pittori figli della stessa area geografica, è organizzata dal Collegio del Cambio presieduto da Vincenzo Ansidei ed è curata da Francesco Federico Mancini.

Deposizione Baglioni Oltre all’autoritratto del Sassoferrato, di Raffaello e a quello di Perugino (due pittori ai quali il Sassoferrato deve molto), il cui autore fu probabilmente uno tra l’Urbinate o Lorenzo di Credi, ci saranno anche altre opere provenienti dalla basilica perugina di San Pietro dove Sassoferrato, lavorò intorno al 1630. Tra queste la copia della Deposizione Baglioni, la celebre pala d’altare commissionata da Atalanta Baglioni forse per ricordare il figlio Grifonetto, ucciso nel 1500 dopo una lotta interna alla famiglia per il dominio di Perugia.

FOTOGALLERY: LE IMMAGINI DELLE OPERE 

Sassoferrato a Perugia Dell’opera di Raffaello e di Perugino nel capoluogo umbro molto è noto; meno, decisamente meno per quanto riguarda Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato. Nato nel 1609 nella città di cui porta il nome, giovanissimo studia a Roma (dove morì nel 1685) Raffaello e Carracci ed è allievo del Domenichino. Pittore non completamente estraneo al gusto barocco dominante nella sua epoca, come testimonia specialmente la sua attività di ritrattista (e lo stesso autoritratto in mostra), nella sua opera si sente anche l’influsso della pittura lagunare (lavorò anche a Venezia) ma soprattutto della precedente pittura umbro-marchigiana. Soprattutto per quanto riguarda i soggetti sacri, Sassoferrato sviluppò uno stile che per semplicità e chiarezza potrebbe ricordare il Quattrocento dei grandi maestri sopra menzionati. Ottimo copista (vedi il caso di Raffaello ma anche quello del Perugino), Sassoferrato realizza numerose Madonne, spesso con Bambino e oranti.

Le opere Una, ad esempio, è esposta alla Galleria nazionale dell’Umbria di Perugia mentre è la basilica di San Pietro lo «scrigno» che custodisce alcune delle opere del pittore: la Giuditta cona la testa di Oleferne, una Santa Caterina, un’Annunciazione, un San Mauro in coppia con San Placido e la Madonna del giglio. Una Madonna orante, invece, è presente anche al protomonastero di Santa Chiara ad Assisi. Insomma, oltre all’autoritratto la mostra perugina potrebbe essere un’occasione per riscoprire una parte del patrimonio cittadino salita ben poco nel corso degli anni agli onori della cronaca.

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