di Lorenzo Pulcioni
«Per tre anni un incubo costante» racconta Letizia Pellegrini, presidente dell’Istituto Briccialdi. Incubo spezzato l’8 agosto quando viene finalmente pubblicata in Gazzetta Ufficiale, dopo il voto alla Camera di fine luglio, la legge che stanzia 4 milioni di euro per il conservatorio ternano. Nel dettaglio si tratta di 1,3 milioni di euro per estinguere il debito pregresso, 500 mila euro per i compensi ai docenti e di 1,8 milioni di euro per il debito con il Comune di Terni. Stanziamento straordinario perchè secondo la legge devono essere i comuni a pagare, ma Terni era l’unica città sia in debito pregresso che in dissesto.
I corsi per i bambini «Però scriva anche dei corsi di alfabetizzazione musicale per bambini dai 6 agli 11 anni che partiranno il prossimo 6 dicembre» raccomanda la presidente. Si tratta del nuovo progetto ‘Musica è…alla scoperta di un’attitudine’ in collaborazione con la scuola popolare di musica ‘Donna Olimpia’ di Roma e finanziato dalla Fondazione Carit. Si concluderanno a giugno 2020 e per iscriversi, al costo di 240 euro a bambino, c’è tempo fino al 2 dicembre. Ma l’attenzione cade inevitabilmente sulla vicenda del contributo statale che ha messo in salvo il Briccialdi. Tre anni da incubo, fortunatamente a lieto fine.
La legge sul filo di lana «La legge poteva arrivare a fine agosto ma sarebbe stato un rischio concreto, alla luce di quello che poi è effettivamente successo con la caduta del Governo – racconta la Pellegrini – e così abbiamo provato ad accelerare i tempi, il Briccialdi aveva 4 milioni di debito ma non perchè scialaquava. Con questi soldi siamo rientrati in corso per la statalizzazione presentando prima del termine del 30 settembre la relativa domanda». Esattamente un giorno prima della scadenza, per colpa di appena 4 centesimi che non rientravano nel conteggio. «Ma è giusto che sia così, i numeri devono essere corretti. Anche se questo ha significato lavorare giorno e notte per mesi».
Il percorso di statalizzazione Finito l’incubo, il Briccialdi sistemerà nel 2019 e 2020 gli stipendi dei docenti che dal 1 gennaio 2021 potranno essere statalizzati. Il percorso prevede due anni di rodaggio e verifica tra il 2021 e il 2023 quando poi il Governo procederà alla cosiddetta razionalizzazione. Ma a quel punto il Briccialdi sarà nella stessa posizione di tutti gli altri 16 istituti statalizzati. In Romagna, Toscana, e nei dintorni di Milano i conservatori si stanno consorziando in quell’ottica. Mentre l’istituto ternano punta a mantenere la propria unicità e il suo prestigio a livello nazionale e non solo.
Il tesoro del Briccialdi «Se Terni deve risorgere – prosegue la presidente Pellegrini – bisogna puntare sulle eccellenze e il Briccialdi è una delle leve di sviluppo della città. Prima dei soldi bisogna condividere una visione di sviluppo, l’aiuto del Governo non è un’elemosina. Il valore del Briccialdi si vede da quanti vengono da fuori, dalla qualità dei nostri allievi che sono richiesti nelle più grandi orchestre d’Europa, dalla metà dei nostri docenti che sono artisti in carriera e suonano con gli studenti. Tutto questo va salvaguardato e la scuola deve essere soprattutto utile al territorio».
Le idee sono gratis Il 20 marzo prossimo scadrà il mandato della presidente che ha salvato il Briccialdi: «Quando mi dicono che non ci sono i soldi per fare le cose, non ci credo. Sono stata povera, ho imparato a vivere con poco. Nel 2017 abbiamo portato 3 mila persone in piazza alla Festa della musica. Le cose si fanno per amore della città, il pensiero e le idee sono gratis. Se mi sarà rinnovato il mandato la nuova sfida sarà mettere a regime la ratio del Briccialdi come conservatorio di Stato della città di Terni. A chi mi chiede per chi e per cosa ho fatto tutto questo rispondo molto semplicemente che l’ho fatto per i nostri allievi che sono i nostri gioielli».
Andrea Giuli «Non posso che raccogliere e condividere – dichiara il vicesindaco e assessore alla cultura del Comune di Terni, Andrea Giuli – la soddisfazione espressa dalla presidente del Briccialdi per la sostanziale chiusura della lunga e faticosa fase emergenziale che ha caratterizzato almeno gli ultimi due anni della vita dell’istituto. Lo sblocco e l’arrivo dei 4 milioni dal Governo consentono al Briccialdi di superare tutte le grandi difficoltà finanziare e di dispiegare così gli effetti positivi del processo di statalizzazione. Questo importantissimo risultato non sarebbe stato possibile senza una lunga, complessa, ostinata e quotidiana azione congiunta dei vertici del Briccialdi, dei suoi docenti e studenti, dell’amministrazione comunale – il sottoscritto e il sindaco in testa -, e della buona politica. Alcuni parlamentari di varia appartenenza e il precedente Governo hanno infatti svolto un ruolo determinante. A tutti costoro va il ringraziamento sincero mio e del Comune. Naturalmente, questo è solo un punto di partenza e la strada è lunga, ma mi trovo ancora una volta d’accordo con la presidente Pellegrini nel tracciare il percorso che potrà condurre il Briccialdi ad essere uno dei perni culturali e formativi di una vasta area geografica che, oltre al Ternano, comprenda la Sabina e la Tuscia. È una possibilità concreta alla quale si sta già lavorando e che potrà essere foriera di sviluppi, progetti e iniziative di grande interesse per il territorio. La cultura è e deve essere anche un asse di sviluppo economico per le comunità».
Francesco Filipponi «Giudichiamo molto positivamente la notizia dei fondi in arrivo dall’attuale Governo per il nostro Istituto Briccialdi, che assicurano il rispetto dei tempi sull’iter per la statalizzazione, e garantiscono sicurezza alla vita amministrativa del conservatorio – dice il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Francesco Filipponi – questa decisione arriva anche dopo quanto avvenuto nelle ultime settimane, rispetto al rinnovo del contratto con il Comune che abbiamo avallato. Questo traguardo è inoltre possibile, lo ricordiamo dopo quanto già avvenuto in sede di legge di bilancio nel 2017 (per il 2018) per la statalizzazione graduale e le convenzioni tra il Comune di Terni e l’Istituto fino al 2018. Prima del 2016, il Comune versava all’istituto oltre un milione di euro, poi in seguito 700 mila euro per il 2016-17 oltre il comodato gratuito della sede. Senza questi sforzi, oggi saremmo di fronte ad un altro percorso. Ringraziamo nuovamente i docenti, gli studenti, i sindacati e le rsu che hanno seguito con noi tutto l’iter».
