Martedì 5 giugno 2018, alle 19, nei locali di Umbrò, in via Sant’Ercolano 2 (Sala Libreria), a Perugia, si terrà un seminario, promosso nell’alveo del progetto ‘Umbrò Cultura’, dal titolo ‘Poesia e immagini’, con Franco Buffoni e Guido Mazzoni. Si discuterà del rapporto fra letteratura e nuovi media, e della funzione artistica e sociale degli stessi media nel contemporaneo.
Franco Buffoni e Guido Mazzoni leggeranno dalle raccolte La linea del cielo (Garzanti 2018) e La pura superficie (Donzelli 2017).

Franco Buffoni è nato a Gallarate nel 1948. Ricercatore di ruolo a Bergamo nel 1980, si dedica con continuità alla traduzione soprattutto dei poeti romantici inglesi, da Keats a Coleridge. Esordisce come poeta su «Paragone» nel 1978 e l’anno successivo esce la sua prima raccolta di versi (Nell’acqua degli occhi). Nel 1984 pubblica il suo primo libro organico di versi, I tre desideri, mentre l’anno successivo insegna a contratto alla Iulm di Milano. Dal 1994 è professore ordinario a Cassino, divenendo direttore del Dipartimento di linguistica e letteratura comparate dello stesso Ateneo. Con Emilio Mattioli e Allen Mandelbaum fonda la rivista «Testo a fronte» (1989), semestrale di teoria e pratica della traduzione letteraria. Si occupa di scrittura in versi, saggistica e traduzione: nel 1987 esce Quaranta a quindici, nel 1991 Scuola di Atene e i primi racconti in versi e le traduzioni dei poeti romantici inglesi (1990), di Kipling (1989), Wilde (1991) e Heaney (1992). La sempre più intensa dedizione alla scrittura in prosa, permessa anche dalla cessazione dell’insegnamento universitario, si oggettiva nell’ultimo decennio in libri in cui dialogano narrazione e parti saggistiche, da Reperto 74 (2007) a Laico alfabeto (2010), ai libri di poesia Noi e loro (2008) e Roma (2009). Nel 2012 Buffoni intensifica la collaborazione con RaiRadio3, e dà alle stampe il suo secondo quaderno di traduzioni, Una piccola tabaccheria, e il romanzo Il servo di Byron. Trasferisce al Centro manoscritti dell’Università di Pavia l’intero archivio cartaceo, con l’epistolario personale e quello della rivista «Testo a fronte», gli avantesti dei libri di poesia, saggistica e narrativa: il Fondo Buffoni è stato integrato nel 2016 dalla cessione al PAV (Pavia Archivio Digitale) anche dell’archivio informatico dell’autore. Dal 2014 è presidente della commissione Micabt per i premi e i contributi alla Traduzione; nello stesso anno pubblica il libro di poesia Jucci, che vince il Premio Viareggio. Nel 2015 escono l’edizione accresciuta del saggio Con il testo a fronte. Indagine sul tradurre e l’essere tradotti e l’antologia in lingua inglese Italian Contemporary Poets. Nel 2017 escono il n. 56 della rivista «Testo a fronte», il Tredicesimo Quaderno Italiano di Poesia Contemporanea – che porta a oltre ottanta il numero dei giovani autori pubblicati nell’arco di 26 anni -, l’opera teatrale Personae e la plaquette Poeti, che anticipa il nuovo libro Codice Verlaine.

Guido Mazzoni, classe 1967, insegna letteratura all’Università di Siena e deve la sua fama ai saggi Forma e solitudine (Marcos y Marcos, 2002) e Sulla poesia moderna (il Mulino, 2005). Esordisce come poeta con I mondi (Donzelli, 2010). Le sue prime pubblicazioni di poesie risalgono però ai primi anni Novanta, su riviste: nel 1991 alcune su «Paragone», scelte da Cesare Garboli, e nel 1992 sul terzo dei «Quaderni di Poesia Italiana contemporanea» con il titolo La scomparsa del respiro dopo la caduta. Ha collaborato all’Almanacco dello Specchio della Mondadori e diretto la rivista «Arte poetica». Per Mazzoni «un’industria potente e ramificata ha creato una sorta di nuova cultura umanistica, fatta di film, canzoni, programmi televisivi, che si è affiancata alla prima, l’ha ibridata». «I mondi» sono un’autobiografia per frammenti. Nel sito della Donzelli (https://www.donzelli.it/reviews/1129), si legge: «Ma la vita di cui si parla non è in alcun modo speciale: la mia è una biografia qualsiasi. Il personaggio che dice ‘io’ appartiene alla classe media occidentale; è cresciuto nella periferia di una città europea di medie dimensioni; ha vissuto il conflitto fra desiderio e realtà che è tipico dell’adolescenza, quando gli adulti sono incomprensibili perché rappresentano la vita normale, borghese, chiusa nella sfera del privato e diventata qualcosa, e dunque deludente rispetto al puro desiderio indifferenziato o all’utopia di una trasformazione politica, di cui ho fatto in tempo a vedere il tramonto negli anni dell’infanzia e della prima adolescenza. Il personaggio di questo libro ha poi vissuto il nomadismo spaziale, la precarietà lavorativa e, da ultimo, la precarietà esistenziale caratteristici della mia generazione e delle generazioni che seguono la mia. Si tratta di una poesia in prosa che trasporta, nel territorio della lirica, un discorso di taglio narrativo e saggistico. Questo secondo sguardo allarga il fuoco del libro dalla vicenda autobiografica al mondo sociale e naturale in cui l’io si trova incluso. Benché la distinzione non sia rigida, poesia e prosa corrispondono, più o meno, a queste due ottiche diverse. Nel volume colpisce subito lo stile. Ho cercato di raccontare il presente in un linguaggio neutro e classico. Volevo rappresentare la contingenza in uno stile che tentasse di trascenderla». Nel 2015, inoltre, per Laterza pubblica I destini generali. È tra i fondatori del sito culturale «Le parole e le cose».

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