di Daniele Bovi
Entro la fine di marzo la fisionomia del ‘nuovo’ teatro e cinema Turreno di Perugia sarà più chiara. Negli scorsi giorni la giunta comunale ha deciso di commissionare uno studio di fattibilità che dovrà essere in grado di prospettare per la struttura un modello di attività culturalmente innovativo ed economicamente sostenibile. Il tutto dovrà partire da un punto fermo: il Ministero dei beni e delle attività culturali ha inserito, ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, il complesso formato dal teatro, dalla palazzina antistante, dagli antichi fondaci e dall’ex fabbrica della Birra Perugia tra quei beni «che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante». Quindi, ogni ipotesi dovrà fare i conti con quanto stabilito in termini di tutela dal Codice.
Nuovo studio Altro paletto ben preciso è che la ristrutturazione partirà solo dopo l’individuazione del partner al quale affidare la struttura. Di tutti questi temi ha discusso la commissione tecnico-giuridica prevista dal protocollo firmato a luglio da Regione, Comune e Fondazione Cassa di risparmio di Perugia, che ha anche ritenuto superato quanto prospettato per il futuro della struttura nel dossier di candidatura di Perugia a Capitale europea della cultura 2019. Per questo il gruppo di funzionari ha deciso di commissionare un nuovo studio di fattibilità che dovrà contenere diverse ipotesi riguardo alla valorizzazione e alla diversificazione delle funzioni del nuovo Turreno; il tutto, ovviamente, accompagnato da una puntuale analisi economico-finanziaria, dato che è inutile avere splendide idee che, però, non stanno in piedi.
NUOVO TURRENO, TUTTI I DETTAGLI DEL PROTOCOLLO
Gli obiettivi Nella redazione dello studio si guarderà anche a cosa è stato fatto in questi anni in Italia quando c’è stato da affrontare il ripensamento di spazi a vocazione culturale come quello del Turreno, anche con l’obiettivo di una sostenibilità economica completa dato che le istituzioni, finanziato l’acquisto e la ristrutturazione, non hanno l’intenzione di mettere sul piatto neanche un euro per la gestione ordinaria. Insomma, l’ambizione è di far accollare il rischio d’impresa al partner, o meglio ai partner dato che il Comune vorrebbe una rete di soggetti, che si aggiudicherà il bando pubblico. Nell’analisi si tracceranno con precisione anche varie ipotesi di articolazione tra gli spazi in grado di generare reddito e quelli che con tutta probabilità produrranno perdite e, sempre in tema di sostenibilità, dovranno essere valutati anche possibili altri introiti esterni come quelli derivanti da sponsorizzazioni o altre fonti.
LA FONDAZIONE SERGIO PER LA MUSICA SI CANDIDA PER LA GESTIONE
I tempi della Fondazione Lo studio costerà 70 mila euro e sarà finanziato dalla Fondazione, che però ha fissato come termine massimo quello di marzo, dato che ad aprile scade il diritto di opzione della Fondazione sull’immobile. Già, perché è quest’ultima ad acquistare la struttura dalla famiglia Pascoletti (l’accordo è da circa 3 milioni di euro), per girarla poi a titolo gratuito a Comune e Regione: il primo avrà due quote della proprietà, e la seconda una. A finanziare la ristrutturazione poi sarà palazzo Donini con 3,5 milioni di euro: due arrivano dall’Agenda urbana mentre sul restante milione e mezzo la commissione avanza le sue perplessità, spiegando che la Regione deve ancora capire da quale capitolo (i residui della programmazione europea 2007/2013? quella nuova 2014/2020?) andranno attinti.
Twitter @DanieleBovi
