di Dan. Bo.
Un luogo di culto, tra i più antichi della città, ma anche uno spazio per incontri ed eventi culturali. Dopo lavori di restauro durati quasi sette anni, mercoledì riaprirà al pubblico la chiesa di Sant’Agata, pietra preziosa del patrimonio cittadino incastonata lungo via dei Priori. Alle 17 il rettore di Sant’Agata, don Fausto Sciurpa, celebrerà la cerimonia che segna la riapertura. La chiesa ha origini antichissime: di essa c’è traccia già nel 1163 mentre quella attuale fu costruita tra il 1290 ed il 1314 e poi in gran parte ricostruita nel 1317.
Trinità trifronte La chiesa fu eretta dopo che papa Bonifacio VIII diede il permesso di abbattere quella di San Severo (infatti a Perugia è conosciuta anche con questo nome) nell’ambito dell’ampliamento di palazzo dei Priori. Due sono i portali: uno su via dei Priori come l’antica San Severo e uno su via Sant’Agata. Dentro l’ambiente, che conserva l’austera struttura ogivale, è unico ed è diviso in due campate coperte da volte a crociera. Sulle pareti è conservata quella che può essere tranquillamente chiamata una rarità nella storia dell’arte, in questo caso nell’iconologia sacra: nel lato destro vicino all’ingresso c’è infatti una rappresentazione della Trinità trifronte. Un Cristo, benedicente, con tre teste distinte che ricorda l’arte pagana, tanto che dopo il concilio di Trento queste raffigurazioni furono tacciate di eresia e distrutte.
L’interno Pochissimi esempi sono sopravvissuti: ecco perché quella di Sant’Agata è una rappresentazione di grande importanza. Perugia però ha la fortuna di conservarne altre due: una, una figura femminile, sulla facciata della chiesa di San Pietro e l’altra dentro Santa Maria della colombata, un tempo convento delle carmelitane. Tornando a Sant’Agata, sulla parete sopra l’altare c’è una Crocifissione attribuita al Maestro di Paciano. Poi ancora compaiono affreschi trecenteschi (che si rifanno alla scuola senese) come quello che narra le storie di San Severo.
Il concerto In programma mercoledì, alle 18, c’è anche il concerto dell’Umbria Ensemble, formato da Angelo Cicillini (violino), Luca Ranieri (viola) e Maria Cecilia Berioli (violoncello), che suoneranno la Passacaglia di Haendel/Halvorsen e, poi, il trio in Mi bemolle maggiore op.3 di Ludwig van Beethoven, composto tra il 1795 e il 1796. «In questa opera giovanile ma stilisticamente già matura ed originale rispetto alla lezione di Haydn e Mozart – spiega l’Ensemble -, si riconoscono facilmente caratteri di leggerezza, eleganza e piacevolezza che, uniti alla varietà ed al maggior numero dei movimenti, la fanno più vicina al divertimento e alla serenata che non agli altri trii per archi, quelli ad esempio dell’op. 9, composti da Beethoven nello stesso periodo»
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