Prosegue il dibattito sulla cultura a Perugia. Dopo l’intervento firmato dal segretario comunale Pd Francesco Giacopetti e da Francesco Zuccherini, pubblichiamo quello di Alessandro Riccini Ricci (direttore artistico di IMMaginario Festival), Irene Biagini e Leonardo Alfonsi di Psiquadro.

di Alessandro Riccini Ricci, Leonardo Alfonsi e Irene Biagini

Prima di alcune riflessioni sul dibattito cittadino, vorremmo subito mettere in campo la nostra proposta: possiamo pensare di integrare il programma della tradizionale Fiera dei Morti, che si svolge a Perugia da quasi mille anni, con un progetto nuovo? La Fiera delle persone creative e delle idee innovative per il futuro di Perugia e dell’Umbria. Proprio mentre il dibattito intorno alla rievocazione sta catalizzando molta attenzione intorno a sé, tra i favorevoli e i contrari che quasi come in un campionato aspettano di vedere chi vincerà lo scudetto, preferiamo non farci travolgere da questa mischia rischiando di perdere d’occhio il futuro dal quale invece ci sentiamo incalzati più che dal passato.

Uscendo appunto dal campionato vorremmo proporre una nuova partita non contro qualcuno, ma vorremmo giocare insieme ai nostri figli, nipoti e pronipoti a immaginare il futuro.

1) La visione: siamo convinti che la vera sfida vedrà coinvolti gli innovatori e il nostro obiettivo, con modestia, ma determinazione è essere tra i giocatori.

2) Il ruolo di Perugia: nello scenario regionale, nazionale e internazionale è possibile ambire a un ruolo rilevante per Perugia? Ci preoccupa l’idea che la città rischi di essere marginale perché ripiegata in una riflessione troppo locale e perda di vista una delle sue vocazioni più nobili e potenzialmente più proficue, la vocazione ad identificarsi nei modelli virtuosi internazionali e magari a proporne dei nuovi per le città future. Ci piace immaginare un’identità rappresentata sì, da solide mura etrusche, ma vorremmo trasformare queste mura, da bastioni di pietra in trasparenti pareti di cristallo, permeabili al passaggio di idee e di persone, da Perugia verso il mondo e soprattutto dal mondo verso Perugia. In questa permeabilità e nel processo complesso della sua gestione riconosciamo l’identità possibile più che in stemmi semplici, magari belli a vedersi, ma che rischiano si semplificare in modo regressivo una realtà troppo complessa.

IL DIBATTITO SU PERUGIA 1416

A chi ci suggerisce che le cose non si escludono, rispondiamo che non indichiamo un percorso di esclusione, ma di priorità. Ecco dunque una priorità che vorremmo con modestia proporre alla città e con essa cercare di trasformarla in azione culturale: evochiamo il futuro. Ci permettiamo di chiedere uno sforzo congiunto da parte di Regione e di Comune anche sul futuro e non solo sul passato. La sfida è altisonante e non abbiamo in tasca soluzioni, ma la nostra proposta è di cominciare con una piccola azione: abbinare alla Fiera dei Morti, elemento identitario secolare, anche una Fiera delle persone creative e delle idee innovative per il futuro di Perugia e dell’Umbria. Un evento in cui si possano raccontare le storie e le persone che nel presente si confrontano con le problematiche e le criticità del produrre e creare lavoro oggi e immaginare i lavori del futuro.

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Non sarebbe utile conoscere le nuove esigenze dei giovani imprenditori, quelle degli attori della cultura, della scienza della tecnologia, e cercare di capire quali strumenti e opportunità si possano offrire loro per crescere? Non sarebbe bello aprire gli studi degli architetti, le accademie, i musei, le case, i laboratori alla città per conoscere le idee innovative in circolazione? Non potremmo organizzare una vera e propria maker faire dell’Umbria creativa? Si può pensare di uscire dall’idea di usare le risorse pubbliche solo per contributi a copertura dei debiti? Non si può innescare un meccanismo di sviluppo? Ha veramente senso parlare di una Perugia creativa? L’Umbria non può essere un’Uumbria creativa? Possiamo finalmente e concretamente diventare un incubatore di idee e di fatti? Possiamo tornare a pensare e costruire il futuro?

Il presente lo si legittima solo se impariamo a progettare il futuro. Possibile chiedere al sindaco Andrea Romizi, all’assessore Michele Fioroni, all’assessore Teresa Severini e all’assessore Francesco Calabrese di sostenere e promuovere questa fiera? Possibile chiedere alla presidente della Regione Catiuscia Marini, all’assessore Antonio Bartolini e all’assessore Fernanda Cecchini di raccontare il sistema di opportunità che si offre ai giovani umbri per innovare? Chiediamo ai cittadini di Perugia, all’Università e ai commercianti, al mondo dell’impresa innovativa e a quello della ricerca e dell’arte di aderire. Il nostro eroe è lo startupper che inventa il suo futuro. Il nostro orizzonte non è il passato da ricostruire, ma il futuro. Anche quello di domani mattina. Tra l’esaltazione delle virtù dei nobili e delle buone famiglie perugine del 1416 e di oggi, preferiamo non gli uguali del 1789, ma le sfide all’impossibile dei creativi del presente.

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