di Daniele Bovi
«Se la riforma voluta da Franceschini ha dato alla Galleria nazionale gli strumenti legislativi per affrontare il futuro, il volume curato da Vittoria Garibaldi rappresenta dal punto di vista scientifico un ‘breviario’ dal quale non si potrà prescindere». Nella splendida sala della Crociera, biblioteca di archeologia e storia dell’arte all’interno del ministero della Cultura, mercoledì è stato alzato il velo sul nuovo catalogo generale della Galleria nazionale dell’Umbria, scritto da quella Vittoria Garibaldi che per lungo tempo (dal 1988 al 2012) è stata ai vertici del museo perugino. Quello realizzato dall’editore Quattroemme (costo, elevato, di 200 euro per 772 pagine, 335 foto a colori e 231 in bianco e nero) è però solo il primo di una serie di volumi, probabilmente quattro, che metteranno un nuovo punto fermo storico-scientifico dopo quelli di Francesco Santi risalenti al 1969 e al 1985. Il secondo probabilmente uscirà già il prossimo anno.
Presentazione A presentare il primo capitolo di questa avventura editoriale sono stati, oltre Garibaldi, il nuovo direttore della Galleria Marco Pierini, la presidente della Regione Catiuscia Marini, il sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni e Cristina Bertinelli, assessore al Bilancio del Comune di Perugia in rappresentanza del sindaco Romizi. Il catalogo, che comprende anche due brevi saggi introduttivi a firma dello storico dell’arte Francesco Federico Mancini (appena nominato dal Comune all’interno del comitato scientifico della Galleria) e del direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, parla di 244 opere tra pitture e sculture che vanno dal tredicesimo al quindicesimo secolo. Quattro i capitoli in cui è diviso: uno riguarda la storia del museo a partire dall’Unità d’Italia, altri due trattano i dipinti e le sculture mentre un quarto illustra i luoghi di provenienza delle opere. In conclusione, 90 pagine di indici, bibliografia e apparati di consultazione.
VIDEO: GARIBALDI E PIERINI PRESENTANO IL CATALOGO
Nuovi studi Un’opera con la quale si punta a dare al pubblico di studiosi, appassionati e curiosi una visione il più possibile amplia e documentata del grande patrimonio della Galleria; un catalogo che attraverso gli ultimi studi rivede e amplia il panorama storico, tecnico, scientifico e le informazioni riguardanti le opere. «È un volume – ha detto Garibaldi durante la presentazione – che raccoglie il lavoro di molti, e nel quale ho cercato di mettere in pratica tutto quanto fatto e imparato nel corso dei miei anni a Perugia». Per l’ex direttore della Galleria, un ritorno al ruolo di studiosa. «Non è facile infatti – ha detto – conciliare il lavoro di soprintendente, per il quale mi sono dovuta trasformare in una persona in grado di gestire un patrimonio, con quella di studiosa, attività che ora ho potuto riprendere».
Il volume Come accennato, questo primo tomo parte dal racconto di oltre 150 anni di storia della Galleria, ripercorsi da Pierini nel suo intervento partito dalle prime spoliazioni di chiese e monasteri fino alle demanializzazioni post-unitarie (oltre 200 gli enti soppressi in città), che hanno permesso alla nascente istituzione di accrescere il proprio patrimonio artistico, arricchito anche attraverso donazioni e depositi. Il nuovo direttore sottolinea poi il «valore civico» di quanto fatto nel 1918, quando spontaneamente («un caso raro») la pinacoteca viene ceduta allo Stato. Dal 1878 la sua sede definitiva è quella di palazzo dei Priori (prima era nei locali dell’Accademia), con il quale «c’è un legame indissolubile» che però, negli anni Cinquanta del Novecento, è stato messo in discussione con l’idea di costruire una sede apposita per la Galleria; una proposta andata di traverso alla città e quindi bocciata. L’esigenza nasceva anche dalla necessità di conquistare sempre più spazio per ospitare le opere, un’esigenza sentita fin dai primi anni dopo l’Unità d’Italia.
Una lunga storia Specialmente nell’Ottocento le sale erano affastellate di quadri e sculture, ed è solo nei primi anni del Novecento che, ricorda Pierini, «le esposizioni vengono asciugate», mentre nel secondo dopoguerra (le opere negli anni del conflitto furono messe in salvo nell’abbazia di Montelabate, come documentano le splendide foto in bianco e nero del volume) la Galleria riconquista spazi, anche grazie allo spostamento, nel 1969, della biblioteca Augusta dalle sale di palazzo dei Priori a Porta Sole. «Nel 1949 – ricorda ancora Pierini – si fece subito una mostra antologica sull’arte umbra, segno che si voleva ripartire dalla nuova messa a disposizione del patrimonio. Poi, nel 1974, una nuova inaugurazione e alla fine degli anni Ottanta arriva Vittoria Garibaldi, grazie alla quale la Galleria torna a essere un museo moderno». «La ricchezza dello straordinario patrimonio artistico della Galleria – ha detto invece Marini – la si deve in gran parte all’amore con cui, nella storia passata e recente, i perugini hanno saputo custodire le opere e i dipinti, testimonianza superba dell’arte umbra e non solo. Il legame tra la città di Perugia, i perugini e la Galleria emerge con forza dal lavoro di Vittoria Garibaldi e dalle pagine di questo prezioso volume».
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