Un particolare della «Madonna del latte»

di Daniele Bovi

Arrivano dai depositi della Galleria nazionale dell’Umbria le due opere di Giovanni Boccati che torneranno, da venerdì, nelle sale della pinacoteca perugina; per la precisione là dove c’erano alcune tele del Vannucci che rimarranno fino a gennaio a Parigi, dove allo Jacquemart André si tiene la mostra su «Perugino maestro di Raffaello». A tornare visibili saranno la «Madonna del latte» e la «Madonna dei raccomandati», entrambe provenienti dal monastero delle domenicane di San Tommaso in Porta Sole. Le due tele, di dimensioni quasi identiche (la prima 78 x 50, la seconda 79 x 51), sono state restaurate nel 2007 e a illustrarle al pubblico sarà lo storico Giovanni Luca Delogu in una conferenza, dal titolo «Giovanni Boccati: perugino d’adozione», che inizierà alle 20.30 di venerdì, giorno in cui la Galleria rimarrà aperta fino alle 22.

Le opere Le opere di Boccati vennero spostate dal monastero delle domenicane in tempi differenti. La Madonna del latte infatti, in seguito alle demanializzazioni napoleoniche nel 1810 venne portata alla quadreria dell’Accademia di Belle Arti, mentre la seconda con quelle fatte dal nuovo governo nazionale nel 1885 (anche se la demanializzazione risale al 1863). Di quello che si può dire a tutti gli effetti essere stato un perugino d’adozione (Boccati nasce a Camerino non dopo il 1420 e arriva a Perugia nel 1445 chiedendo la cittadinanza ai Priori), la Galleria conserva anche altre opere, delle quali le più importanti sono la «Madonna del pergolato», la «Madonna dell’orchestra» e il gonfalone con la pietà. Al termine della conferenza di venerdì Delogu offrirà una visita guidata gratuita (basterà acquistare solo il biglietto di ingresso), per approfondire la conoscenza delle opere di un pittore poco noto ai più sebbene «in arte pictoria expertissimus» secondo i coevi.

Chi è «Vissuto nel periodo in cui avvenne il passaggio stilistico dal Tardogotico al Rinascimento, Boccati (morto a Perugia intorno al 1480) non rinunciò mai – spiega in una nota la Galleria – alla descrizione naturalistica, all’eleganza lineare e alla preziosità decorativa di gusto gotico, pur accogliendo spunti dai modelli razionali che si andavano affermando in quegli anni, segnatamente Domenico Veneziano e l’Angelico». Quel Veneziano che a Perugia lavorò, negli anni Trenta del Quattrocento, dipingendo gli affreschi in una sala del palazzo Baglioni, dove si poteva ammirare un ciclo sulle famiglie nobili perugine e sui grandi condottieri del passato. Il palazzo oggi non esiste più dato che, nel 1540, venne demolito per far posto alla Rocca paolina della quale, non più tardi di lunedì, è spuntata la Tenaglia in un cantiere vicino viale Indipendenza.

Pseudo-rinascimento È inoltre utile ricordare quanto ha scritto uno dei più importanti storici dell’arte italiani, Federico Zeri, che parla, proprio per città come Perugia e pittori come Boccati, di ‘pseudo-rinascimento’; la presenza forte di una classe nobiliare terriera e guerresca e la difficoltà dell’emergere di una nascente classe borghese, si rifletterono infatti in un attardarsi dell’arte locale, fino a Quattrocento inoltrato, sugli stilemi del gotico e in una ricezione solo superficiale dei nuovi precetti artistici che si stavano diffondendo dai vicini centri del Rinascimento.

Twitter @DanieleBovi

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.