di Dan.Bo. e Iv. Por.
È un viaggio alla ricerca di Dio e della fede quello che ha portato Morgan Freeman venerdì a Perugia. Il celebre attore ha girato alcune scene in città per la terza stagione di «The story of God», prodotto da National Geographic. L’attore in particolare ha lavorato al complesso templare di San Bevignate e in centro storico, tra piazza IV Novembre e le scalette del duomo di San Lorenzo. Insieme ai tanti altri curiosi che si sono trovati di fronte la star (niente selfie, impossibile avvicinarlo), ad assistere alle riprese in piazza anche l’assessore allo sviluppo economico Michele Fioroni, che ha invitato l’attore a firmare il libro degli ospiti illustri che si trova a Palazzo dei Priori. Poco prima delle 15 però Freeman è salito su un’auto e si è allontanato dal set. Nel corso della giornata la produzione ha fatto anche riprese panoramiche della città, riferendo di aver molto apprezzato il complesso di San Bevignate: un luogo, hanno detto, bellissimo ma poco conosciuto, la cui storia merita di essere raccontata.
VIDEO: FREEMAN IN PIAZZA IV NOVEMBRE
La sfuriata Quella di venerdì non pare comunque un’occasione sfruttata a pieno, in termini di ritorno d’immagine, da parte del Comune di Perugia. Nessuno infatti ha colto l’occasione per valorizzare la presenza di Freeman in città; le richieste della produzione, nelle quali sembra però che non si parlasse della presenza del premio Oscar, sono transitate attraverso gli uffici dell’assessorato alla Cultura. Probabilmente sono mancati alcuni approfondimenti sulla portata delle riprese, tanto che nel pomeriggio c’è stata la sfuriata dell’assessore Fioroni. Non riuscita neppure la firma del libro degli ospiti; Freeman dopo essere andato via si era reso disponibile ad apporla, ma protocollo vuole che sia l’ospite a salire a Palazzo dei Priori, e comunque non c’era più tempo.
Pranzo in centro Nella pausa tra le riprese, l’intera troupe di 24 persone ha pranzato al ristorante ‘Il Moderno’, in via del Carmine, di fronte al cinema Postmodernissimo. Un pasto veloce, dalle 12.30 alle 13.30, con l’intero locale prenotato. Quasi tutti americani i commensali, che non si sono lasciati attrarre dal ricco menu fatto di specialità tipiche. Il gusto li ha portati verso gli stereotipi della cucina italiana oltreoceano: lasagne, spaghetti, qualche tagliere di affettati e niente vino, solo acqua a tavola. «Sono riuscita almeno a inserire un po’ di tagliatelle al tartufo», racconta la titolare. In particolare, il cinque volte candidato all’Oscar ha voluto solo una porzione di spaghetti alla bolognese. Anche qui il suggerimento è stato di provare quantomeno gli strangozzi fatti a mano, anziché la pasta secca. Raccolto, ma pare che l’attore non abbia gradito particolarmente: troppo “grossi”.
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