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domenica 3 luglio - Aggiornato alle 23:18

Per una ‘Biografia plurale’ della comunità di Trevi: lo ‘sguardo’ di Virginia Ryan in mostra a Palazzo Lucarini

Il centro d’arte contemporanea ospita un articolato progetto della concittadina d’origine australiana realizzato con e per la città: tra antropologia partecipata e identità multiple

Virginia Ryan a Trevi

di Danilo Nardoni

In cammino per Trevi e zone limitrofe in compagnia della sua amata macchina fotografica. Dalla seconda meta del mese di maggio fino a tutto giugno. Un modo per incontrare e ricordare la presenza di 100 donne, scelte in modo democratico e casuale. Come risultato, la forza di sguardi autentici e coraggiosi. ‘Guardami negli occhi’ è una testimonianza tempestiva dei ruoli multipli e della diversità delle donne residenti, per nascita o per scelta, nel comune di Trevi includendo frazioni di Borgo Trevi, Cannaiola, Piaggia, Le Coste, Alvanischio, Santa Maria in Valle e Pietrarossa. Pensato da Virginia Ryan, artista Australiana residente da anni in Umbria (proprio a Trevi), durante la sua quarantena a casa dopo il difficile rientro dall’Australia alla fine di aprile 2020, questo lavoro è un opera panoramica che celebra l’universo femminile ancora spesso messo in ombra, realizzato durante l’emergenza Covid-19. Ora questa ultima attività si è trasformata anche in una mostra che coinvolge altri progetti. Sabato 10 ottobre alle ore 18.30 s’inaugura così, al Centro trevano per l’Arte Contemporanea Palazzo Lucarini Contemporary, ‘Trevi/ Biografia Plurale di una comunità’. Si tratta di una rilettura di tre progetti dell’artista Ryan realizzati con e per la cittadina di Trevi.

Intreccio di tre progetti Il titolo richiama una precedente esposizione (2017) dell’artista, sempre a Palazzo Lucarini, dove presentò una serie di lavori incentrati sulla fotografia e il collage a soggetto etnografico. In questo caso, invece, la selezione riguarda operazioni artistiche che, pur utilizzando ancora immagini fotografiche, riguardano la comunità locale di Trevi. I tre progetti, infatti, intrecciandosi l’un con l’altro, costituiscono una installazione complessiva che allude, senza mai dichiararli, a diversi eventi traumatici che hanno colpito il paese. Il sisma del 1997, la forzata eliminazione – causa legge sulla privacy – dell’archivio analogico di un locale studio fotografico, la recente quarantena Covid nel 2020 sono gli eventi catalizzatori che hanno ispirato l’artista a un dialogo diretto e partecipato con la cittadinanza. Frammenti di vita vissuta, grandi ritratti femminili, tracce disseminate costituiscono l’impalcatura di una mostra che ricostruisce il senso di identità, ad un tempo, individuali e collettive, dove letteralmente il visitatore si può specchiare in un gioco di riflessi tra soggetto e contesto. Gli interventi realizzati in oltre un ventennio dall’artista con ‘Cento Passi’ (1997-1998), ‘FotoMania’ (inedita) (2019) e ‘Guardami Negli Occhi’ (2020, in collaborazione con JR Inside Out Global Art Project), vanno così a intessere un’inedita ed emozionante Biografia Plurale che, partendo dall’evidente implicazione personale e biografica dell’artista con la cittadina di Trevi, diventa tuttavia uno spaccato vibrante, ma critico e poetico ad un tempo, di una identità collettiva fluida e mutante.

Guardami negli occhi Il progetto registra anche una fase in cui molte donne hanno aumentato la cura dei figli, si sono occupate dell’istruzione a casa e come sempre delle mansioni domestiche, mentre altre erano in prima linea nell’assistenza medica, nella vendita al dettaglio e nelle attività di volontariato. Altre erano anche confinate da sole. ‘Guardami negli occhi’ offre una selezione di donne adulte di tutte le età e fasce sociali, con l’intenzione di presentare i loro ritratti nella sfera pubblica dopo mesi di isolamento. Fotografie di grandi dimensioni (130x95cm) di Virginia Ryan in cui l’artista ha rivolto la sua macchina fotografica a donne residenti nel comune dopo i mesi di lockdown dovuto al Covid-19. Il progetto è realizzato in stretta collaborazione con lo street-artist JR, oltre che con Inside Out Global Art Project (www.insideoutproject.net) con sede a New York. “Le donne – spiega l’artista ad Umbria24 – hanno da sempre una funzione poliedrica all’interno della società, creando una ricchezza spesso invisibile. Mentre molte delle persone fotografate (fissando per 10 secondi la lente della macchina fotografica) lavorano nella sfera pubblica, ancora gran parte del lavoro cosiddetto ‘femminile’ è destinato a non avere visibilità e adeguato riconoscimento a causa del suo carattere di gratuità, finalizzato in cura, relazione e attività domestiche”. Ryan ringrazia così “tutte le donne che mi hanno accolto, nel maggior dei casi mentre camminavo per strada o mi trovavo in piazza, oppure portandomi dalle loro amiche in modo molto spontaneo, senza anche conoscermi prima, con una stima e fiducia reciproca. Non ho chiesto informazione sull’età delle partecipanti, ma solo dove erano nate, visto che alcune provengono anche da Albania, Messico, Nigeria, Gran Bretagna, Ucraina”. Un “progetto inclusivo” lo definisce l’artista, visto che “la persona viene svelata in modo apolitico e libero.

Info mostra La mostra personale ‘Trevi/ Biografia Plurale di una comunità. Un progetto di Virginia Ryan’, realizzata con il patrocinio del Comune di Trevi e con il sostengo della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, è a cura di Maurizio Coccia e Mara Predicatori del Centro per l’Arte Contemporanea Palazzo Lucarini Contemporary. Dopo l’inaugurazione del 10 ottobre resterà visitabile fino all’8 novembre: dal venerdì alla domenica dalle ore 15:30 alle 18:30. Ingresso gratuito.

Virginia Ryan Nasce in Australia e si laurea nel 1979 al National School of the Arts di Canberra. Artista transnazionale, viaggiatrice, collezionista di arte contemporanea africana e cittadina italiana residente a Trevi. Dal 2001 il suo lavoro è strettamente connesso con la realtà africana dove ha vissuto per molti anni, prima ad Accra (Ghana) e dal 2009 al 2015 ad Abidjan e Grand Bassam (Costa d’Avorio); attualmente vive e lavora a Trevi. E’ stata presidente dell’ONG Make Art Not War (2013) che ha sede a Bassam (Costa D’Avorio) e co-fondatrice della Foundation for Contemporary Art in Ghana. Nel 2016 ha fondato ‘MakeArtNotWalls/Italia’ con un gruppo di richiedenti asilo nel comune di Trevi.

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