di Anna Gabrielli
Il weekend perugino di Umbrialibri 2025 ha portato a Perugia anche l’autrice esperta di Medio Oriente, Paola Caridi. L’appuntamento con la scrittrice si è tenuto nella giornata di chiusura del festival, un incontro di estrema attualità e di grande impatto sociale incentrato sulla sua opera Sudari, elegia per Gaza. Un libro che si fa testimone di quelle tensioni che scandiscono il mondo contemporaneo, per cui prima di guardare a un avvenire diverso serve custodire la memoria di ciò che è stato. «Dobbiamo capure come ricostruire la nostra umanità, persa a Gaza, per avere speranza per il futuro», ha dichiarato Caridi ai microfoni di Umbria24.
L’opera Sudari, elegia per Gaza va oltre la forma del reportage giornalistico o della cronaca storica. L’autrice Paola Caridi oltrepassa i rigidi confini dell’uno o dell’altro stile di scrittura per arrivare, come suggerisce il titolo, quasi a una prosa poetica. Dà vita ad una vera e propria elegia, un’opera di compianto e di riflessione civile dedicata alle vittime della Striscia di Gaza, a cui cerca di restituire un nome, un volto e una storia. Ad inizio 2025 Caridi – esperta di storia del Medio Oriente – avverte la necessità di affrontare in un’opera il dramma attuale del popolo palestinese. Dopo un articolo per il portale Lucy sulla cultura e una lectio tenuta al festival Vicino/lontano di Udine, iniziano a prendere forma le riflessioni di Sudari, pubblicato a settembre 2025 da Feltrinelli editore.
Il sudario Protagonista simbolico e immagine su cui verte l’intera opera è il sudario, il telo bianco che avvolge i corpi delle vite spezzate. Lo richiamano sia il titolo che la copertina del libro: bianca effetto lino, come uno dei materiali con cui sono intessuti i teli funerari. «La scelta del sudario per rappresentare le vittime di Gaza nasce come simbolo di pietà. È, inoltre, un elemento di congiunzione per i lettori con quella che è la cultura religiosa occidentale: evoca le bende del sepolcro di Gesù Cristo, morto in seguito al suo calvario», dichiara Paola Caridi ai microfoni di Umbria24. Nasce proprio dall’immagine di un sudario lo stimolo alla scrittura del suo libro: «Sono stata invasa da un profondo dolore nel vedere per la prima volta lo scatto del fotografo Mohammed Salem, in cui ritrae la piccola Sally di cinque anni, uccisa da un missile israeliano, e sua zia Inas Abu Maamar, che abbraccia il sudario della giovane nipote. Nel vedere questa immagine scatta anche una responsabilità collettiva: non aver visto il corpo di Sally quando era viva, ma solo una volta morta», continua Caridi.
Banalità del male L’opera affronta uno dei temi cardine della 31esima edizione di Umbrialibri, a cura di Nicola Lagioia: le sfide e le tensioni che il mondo sta oggi attraversando. «Il conflitto israelo-palestinese è uno degli esempi più atroci: cerchiamo di ricordarci la lezione di Hannah Arendt sulla banalità del male. Chiunque lo può compiere e può sempre ritornare: non è quindi l’appannaggio di una sola epoca o di un solo popolo». Tuttavia, Paola Caridi guarda anche al futuro e con il suo libro cerca di gettare un seme di speranza rivolto alla memoria delle vittime palestinesi e al riconoscimento della dignità di ogni uomo, senza distinzioni. «Come è possibile il mondo dopo Gaza? È difficile, difficilissimo – conclude Caridi – Dobbiamo però comprendere come ricostruire la nostra umanità, che lì è stata persa. Solo riconoscendo ciò che è stato compiuto e rompendo questa coltre d’impunità possiamo avere speranza per il futuro».
