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La presentazione di Ospiti alla Rocca

di Chiara Fabrizi

«L’emergenza non è finita ma noi stiamo cercando di lanciare il cuore oltre l’ostacolo». Usa queste parole la soprintendente Marica Mercalli per presentare Ospiti alla Rocca la mostra allestita nel castello di Spoleto con sei opere sopravvissute al terribile terremoto del Centro Italia, prologo di Tesori della Valnerina l’esposizione di circa 30 pezzi che verrà aperta nella stessa location il prossimo 9 aprile: «La Rocca di Spoleto – ha detto invece la presidente Catiuscia Marini – per la sua imponenza simboleggia la forza dell’Umbria che sta in piedi, l’Umbria che i turisti possono visitare e apprezzare». Prima di tutto, però, il sindaco Fabrizio Cardarelli ha chiesto un minuto di silenzio al centinaio di persone presenti per ricordare il diciassettenne che nella notte, a poche decine di metri di distanza, si è tolto la vita lanciandosi dal Ponte delle Torri.

Sei opere terremotate in mostra alla Rocca di Spoleto Col dolore nel cuore sono state quindi presentate le tre opere provenienti dalla Valnerina, precisamente da Norcia e Sant’Anatolia, presenti i sindaci Nicola Alemanno e Tullio Fibraroli, più le tre che le soprintendenze di Marche e Lazio hanno concesso di inviare a Spoleto: «Questa mostra – ha scritto Marco Pierini, direttore del Polo museale, in un messaggio letto alla Rocca – conferma come l’Umbria possa ambire a diventare una regione pilota per la messa a sistema di tutte le strutture culturali presenti sul territorio, le stesse che di fronte al terremoto stanno lavorando gomito a gomito dimostrando per salvare il patrimonio e anche valorizzarlo, dimostrando come sussistano le condizioni per creare una unica grande rete della cultura». E infatti è mastodontico il lavoro compiuto in tutta la Valnerina per quello che la presidente Marini chiama «il grande ferito», ossia il patrimonio culturale fatto di chiese ma anche di opere d’arte. Circa 4 mila quelle salvate in Umbria e ora ricoverate nel deposito dei beni culturali di Spoleto: «Le opere torneranno nei territori di provenienza – ha ribadito la Marini – ma in questa fase, valutando accuratamente la questione sicurezza, vorremmo aprire il deposito al pubblico per far conoscere il grande lavoro che è stato fatto e quello che abbiamo davanti per il restauro». Poi il messaggio e lo scopo: «Ospiti alla Rocca come Tesori della Valnerina si inseriscono nel progetto Scoprendo l’Umbria che la Regione sta attuando per riportare i turisti nei nostri territori perché – ha detto – stiamo tornando alla normalità e vogliamo raccontarlo partendo anche dai 170 tra siti archeologici e musei su cui possiamo contare». In particolare nel salone d’Onore della Rocca è esposto il dipinto su tavola del XV secolo Madonna del Bambino, recuperato dal Museo diocesano di Ascoli Piceno; il dipinto olio su tela di San Sebastiano salvato dal terremoto nell’omonima chiesa di Amatrice, mentre dalla Pinoteca di Camerino proviene il dipinto tempera su tavola del 1463 Madonna della Misericordia e i Santi Venanzio e Sebastiano.

«Simbolo dell’Umbria che sta in piedi» Dalla chiesa di Sant’Anatolia di Narco arriva, invece, il crocifisso in legno di oltre due metri risalente alla prima metà del XVI secolo; la coppia di sculture di terracotta invetriata Annunciazione dello stesso periodo è stata invece salvata dal Museo della Castellina di Norcia, da cui proviene anche il Bossolo del magistrato in legno sagomato, intarsiato e dipinto risalente al XV-XVI secolo: «Siamo stati criticati per aver organizzato questa mostra – ha esordito la soprintendente Mercalli – ci è stato chiesto se è opportuno in questo momento spendere fondi (regionali e ministeriali, ndr) per questi progetti e io rispondo di sì con convinzione perché esporre queste opere significa sia valorizzarle che far comprendere cosa si sta facendo, ossia primi interventi di messa in sicurezza eseguiti su tutte le opere in mostra, grazie ai Musei Vaticani e all’Opificio delle pietre dure. Siamo pronti anche ad affidare i restauri ai privati, dopo che il ministero ha stanziato le risorse. Al restauro – ha poi evidenziato – si aggancia anche un piccolo rilancio dell’occupazione perché, al di là delle motivazioni imperscrutabili che spingono un giovane a togliersi la vita, abbiamo sempre il dovere di dare lavoro, speranza, e fiducia». A lanciare una proposta, invece, è stato il vescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo: «Al di là dei tempi di ricostruzione delle chiese crollate, sarebbe opportuno valutare la possibilità di realizzare in Valnerina un luogo da realizzare per accogliere tutte le opere in attesa che tornino precisamente nelle chiese e nei musei di proveniente perché – ha detto – sono l’identità delle comunità spesso più disperate per il crollo della chiesa del paese che di quello della propria casa». Si è detto, infine, «soddisfatto» il sindaco di Spoleto per «il percorso avviato verso un nuovo uso della Rocca, che deve essere un contenitore di iniziative per far ripartire non solo la città, ma anche gli amici della Valnerina e l’Umbria intera».

@chilodice

 

Nata nel 1986, ha iniziato il suo lavoro da giornalista nel 2008 a Tuttoggi, approdando l'anno seguente al Corriere dell'Umbria, con cui tuttora collabora. In Umbria24 dal 2012, dove si occupa di cronaca nera e giudiziaria, economia, attualità e politica. In passato ha collaborato anche con Panorama. Componente del Consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti dell'Umbria.