di Silvia Colangeli

«Sono arrabbiato, soprattutto con me stesso. Ho capito che l’aver oltrepassato i limiti mi ha fatto perdere anni che non torneranno più. Adesso ho paura di non saper vivere qui fuori». A dirlo è un Ulisse tutto particolare, che parla in dialetto e finisce in carcere. E’ uno dei protagonisti dello spettacolo teatrale messo in scena nella struttura di Capanne questo pomeriggio. «L’idea – racconta Noemi, operatrice sociale di Arci Ora d’Aria fra le curatrici del progetto – è partita dall’attrice Vittoria Chiacchiella, che ha espresso il desiderio di fare un laboratorio teatrale con i detenuti di questa struttura. Il progetto è partito a maggio e non sapevamo neanche che sarebbe culminato in quello che avete visto oggi».

VIDEO: LO SPETTACOLO A CAPANNE

Ulisse il detenuto «Nessuno o il gusto strano della paura» è nato quasi per caso, con l’intenzione di rivisitare la vicenda di Ulisse, che come capita ai detenuti, oltrepassa i limiti e rischia la perdita dell’identità. E lascia da soli per tanto tempo moglie e figli. Infatti sul palco ci sono anche Penelope (interpretata dalla Chiacchiella) e Telemaco, che restano fuori, ma fra mille difficoltà. Quando Ulisse sta per lasciarli, la moglie gli dice «A te daranno da bere e da mangiare, io tuo figlio come riuscirò a mantenerlo?». In un’ora e mezza vengono messi in scena una decina di episodi che, partendo dal mito dell’eroe greco, raccontano la quotidiana vita in carcere e la fanno percepire anche a chi non ci ha mai vissuto: le visite dei parenti, la difficoltà di dormire la notte, l’ansia, la paura e il desiderio della vita oltre le sbarre.

Far conoscere  il carcere all’esterno «I 12 detenuti – spiega ancora Noemi – sono stati scelti in base al criterio di fine pena, cioè si è cercato di coinvolgere quelli che per un lungo periodo non si sarebbero mossi da questo carcere. All’inizio qualcuno si è tirato indietro, perché fare questo spettacolo significa anche mettersi a nudo, ma poi ci hanno ripensato e questo è il risultato».«Avete recitato con grande spontaneità» ha detto la direttrice del carcere Bernardina Di Mario, a conclusione dello spettacolo. Poi ha aggiunto: «Mettendovi in gioco vi siete aperti all’esterno, questo vi aiuta a farvi comprendere dal resto della società. In questo momento le istituzioni e questa struttura sono particolarmente attente alle vostre problematiche, approfittatene».

Capanne penitenziario “aperto” La direttrice ha ricordato il successo dei progetti formativi e di reinserimento che quest’anno hanno ricevuto un budget importante e più alto che negli anni precedenti: 19 mila euro. Come dimostra l’esperimento delle porte aperte in carcere, tentato a Capanne per la prima volta nel 2011 e poi diventato un modello nazionale, migliorare la vita dei detenuti aiuta il loro reinserimento anche fuori. «Nel 2011 – dice la Di Mario – c’erano 630 detenuti, 130 dormivano per terra ed era il quarto carcere d’Italia per casi di autolesionismo. Oggi i detenuti sono 360: con le porte aperte e i progetti formativi, i casi di autolesionismo sono sempre meno».

Replicare a teatro? Ad assistere allo spettacolo c’erano anche la vicepresidente della regione Carla Casciari, la senatrice Nadia Ginetti e l’onorevole Walter Verini. Parlando con la direttrice di Capanne i due parlamentari hanno espresso il desiderio di portare «Nessuno o il gusto strano della paura» anche sui palchi dei teatri umbri. Così molte più persone potrebbero conoscere questo lato di Ulisse.

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