Non è stato lui a vincere il Nobel, ma è certamente «molto contento di aver contribuito a questa vittoria. Credo possa essere un invito per tutti gli italiani a leggere di più, sia le opere di Anne Carson, nello specifico, che la poesia in generale». A parlare è Patrizio Ceccagnoli, il traduttore italiano della Premio Nobel per la Letteratura 2026 Anne Carson, premiata giovedì dall’Accademia di Svezia. Perugino, 51 anni, traduttore e docente universitario, attualmente è professore associato di Letteratura italiana all’Università del Kansas, dove insegna dal 2014, e caporedattore della rivista Italian Poetry Review. Nel 2001 si è laureato magna cum laude in Lettere classiche all’Università degli studi di Perugia, e nel 2011 consegue il dottorato in Studi italiani alla Columbia University di New York.

Lettore e ammiratore Il rapporto con Anne Carson nasce quasi per caso: «Ero un suo lettore e ammiratore – racconta a Umbria24 -. Poi un collega ci ha messo in contatto e sono diventato uno dei suoi traduttori. Non sono l’unico, ovviamente, anche se forse sono il più prolifico: ho tradotto 10 delle sue pubblicazioni in italiano. Non è così comune che un traduttore solo si occupi di così tante opere di un singolo autore». 

Rapporto epistolare Con l’autrice canadese, Ceccagnoli racconta di avere un rapporto perlopiù epistolare: «Quando stavo a New York, città frequentata molto anche da lei, in realtà ci siamo incontrati forse una volta. Il rapporto vero è iniziato quando mi sono spostato in Kansas. Ora ci scambiamo email e cerco di non disturbarla troppo, come invece faccio con altri autori», scherza. Carson, dice Ceccagnoli, è un’autrice che «affronta le grandi questioni del nostro tempo andando in profondità, senza seguire le mode del momento, e con uno sguardo poetico che trova le sue radici nel mito».

Il lavoro Per quanto riguarda la traduzione delle poesie di Carson, spiega, «non è semplice: per alcuni autori basta anche una traduzione meccanica, mentre per lei no. Per lei serve più interpretare a volte, scegliere con accuratezza le parole per rendere bene il significato in una lingua differente. Sono contento di aver contribuito a rendere Carson un pochino più famosa in Italia, anche se è un po’ triste che si parli di poesia e letteratura solo quando c’è un riconoscimento». Il mestiere di traduttore Ceccagnoli lo porta avanti per passione anche se, dice, «è un bell’impegno, ma non è considerato un lavoro vero. Credo che tanti docenti, scrittori, anche giornalisti, chiunque conosca le lingue, in realtà, potrebbe cominciare a tradurre, anche solo per la passione di leggere e creare qualcosa. Per far conoscere un autore che lo appassiona, in una lingua che non è quella originale». 

Il seguito A novembre, poi, uscirà Red Doc, l’atteso seguito del romanzo in versi Autobiografia del rosso, il libro più famoso di Carson, edito da La Nave di Teseo per la collana Oceani, tradotto anche questo da Ceccagnoli: «L’ho scoperto dalla stampa, a dire il vero – dice con tono leggero, spiegando che non si aspettava una tale risonanza mediatica – l’avevo consegnato a marzo, ma ora con il riconoscimento del Premio Nobel per la Carson sto facendo decine di interviste e qualcosa mi devo essere perso». Ceccagnoli, infine, non ha tradotto solo Anne Carson: tra gli altri titoli da lui trasporti in italiano, forse il più famoso è Michael Ondaatje, autore de Il paziente inglese. Nel 2025 è stata infatti pubblicata la sua traduzione della raccolta poetica Un anno di cose ultime edito da Garzanti.