di Daniele Bovi
Associazioni e fondazioni senza scopo di lucro avranno tempo fino a mezzogiorno del 16 gennaio prossimo per candidarsi alla gestione di due dei più noti luoghi d’arte dell’Umbria, ovvero la Villa del Colle del Cardinale, a Perugia, e il castello Bufalini a San Giustino. Nelle scorse ore infatti il Ministero dei beni culturali guidato da Dario Franceschini ha reso noto l’avviso pubblico «per l’individuazione di enti non lucrativi cui affidare la concessione in uso di beni immobili appartenenti al demanio culturale dello Stato».
Tredici beni Complessivamente tredici, in tutta Italia, i beni messi a bando: oltre ai due in Umbria ci sono la chiesa di San Pietro ad Oratorium a Capestrano (Aquila); la chiesa di San Barbaziano a Bologna; il castello di Canossa e il Museo nazionale «Naborre Campanini» a Canossa (Reggio Emilia); Villa Giustiniani a Bassano Romano (Viterbo); la Certosa di Trisulti a Collepardo (Frosinone); l’Abbazia di Santa Maria di Vezzolano ad Albugnano (Asti); il castello di Moncalieri (Torino); l’Abbazia di Soffena a Castelfranco di Sopra a Piandiscò (Arezzo); l’eremo di San Leonardo al Lago a Monteriggioni (Siena) e Villa Brandi a Vignano (Siena). Il Mibact a proposito di questa lista parla di beni chiusi o poco valorizzati, per i quali «attualmente non è corrisposto alcun canone e che richiedono interventi di restauro». La concessione d’uso (ogni soggetto potrà candidarsi per un massimo di tre siti) sarà finalizzata «alla realizzazione di un progetto di gestione del bene che ne assicuri la corretta conservazione, l’apertura alla pubblica fruizione e la migliore valorizzazione». Secondo quanto si può leggere nel bando ogni soggetto dovrà versare un affitto annuale al Ministero, che ha fissato delle basi d’asta: 14.100 euro per la Villa del Colle del Cardinale e 12.180 per il castello Bufalini di San Giustino.
I dettagli La concessione andrà da un minimo di sei a un massimo di dieci anni, al termine dei quali non è previsto alcun rinnovo tacito o automatico: sarà il Ministero a decidere se rinnovarla o meno per lo stesso periodo. Solo in un caso l’affidamento può superare i dieci anni (e comunque non i diciannove), ovvero quello in cui il concessionario si impegni a a eseguire lavori «consistenti» e «particolarmente onerosi». A regolare i rapporti tra Mibact e concessionario sarà un contratto di servizio che disciplinerà nel dettaglio le modalità di gestione del bene. A candidarsi potranno essere come detto associazioni e fondazioni senza scopo di lucro che abbiano «tra le finalità principali definite per legge o per statuto», lo «svolgimento di attività di tutela, di promozione, di valorizzazione o di conoscenza del patrimonio culturale; documentata esperienza almeno quinquennale nel settore della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale; documentata esperienza nella gestione, nell’ultimo quinquennio antecedente alla pubblicazione del presente avviso, di almeno un immobile culturale, pubblico o privato».
I criteri L’aggiudicazione sarà fatta secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ma il Ministero dovrà anche tener conto di una serie di parametri precisi, come il progetto di restauro e conservazione con annesse tempistiche, preventivi, fonti di finanziamento e piano economico-finanziario che dimostri la sostenibilità dell’operazione; modalità attraverso le quali si vuol garantire la fruizione pubblica, servizi di accoglienza, eventuali sinergie con altri soggetti e prezzo di un ipotetico biglietto, i cui proventi dovranno essere destinati interamente alla struttura. La Villa, costruita nel Cinquecento dal cardinale Ascanio della Corgna, considerato uomo illuminato e cultore di lettere e arti, è un’imponente struttura che si sviluppa su tre piani e mezzo ed è circondata da un parco di tredici ettari. Il castello nasce invece come fortezza militare nel Quattrocento ma un secolo più tardi viene trasformato in un palazzo signorile fortificato. Intorno ha un giardino all’italiana al quale si affiancano limonaie, fontane e un labirinto costruito nel 1692.
Franceschini «Le associazioni no profit attive nei territori – commenta il ministro Dario Franceschini – potranno partecipare con una procedura chiara e trasparente alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, uno strumento che consentirà di partire dal basso nell’adempimento dell’articolo 9 della Costituzione. Pubblico e privato sociale perseguono infatti lo stesso obiettivo a favore del patrimonio culturale, a tutto vantaggio dell’intero sistema paese».
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