Nicola Ravera Rafele, con il romanzo Nubifragio (HarperCollins), ha vinto la dodicesima edizione del Premio letterario Città di Lugnano. L’opera è stata scelta al termine della votazione congiunta della giuria di esperti e della giuria popolare, che quest’anno hanno espresso lo stesso verdetto. Il racconto vincitore, insieme agli altri finalisti, è stato raccolto nel volume Il piano B, curato da Elisabetta Putini, ideatrice, curatrice e presentatrice del Premio.

Con Nubifragio, l’autore costruisce un ritratto del nostro tempo andando oltre le vicende di otto personaggi in vacanza su una piccola isola. Mentre i protagonisti vivono la loro quotidianità senza cogliere i segnali del pericolo, incombe l’ombra di un presagio nefasto: un’alluvione destinata a travolgere ogni cosa. Il romanzo mantiene così una costante tensione narrativa, restituendo l’immagine di un mondo incapace di accorgersi di ciò che sta accadendo, fino a quando l’evento costringerà tutti a fare i conti con se stessi.

L’altro riconoscimento principale, il Premio speciale Giorgio Patrizi, dedicato a un libro di particolare qualità nella ricerca stilistica e narrativa, è stato assegnato a Francesca Silvestre per il romanzo Storie bumbare (Italo Svevo). Per la sezione dedicata ai racconti inediti, incentrata quest’anno sul tema Il piano B, il vincitore è stato Lasciando la notte a Gaza di Massimo Silva. Il Premio Idea.Re, attribuito dalla giuria popolare per la sezione romanzi, è andato ancora a Nicola Ravera Rafele, mentre per i racconti inediti è stato premiato Marco Costantini con L’ultima luce a Valverde.

In Storie bumbare, Francesca Silvestre racconta la vita quotidiana degli abitanti di Dignano d’Istria, oggi in Croazia, per ripercorrere i cambiamenti storici seguiti all’8 settembre 1943, quando all’occupazione nazista subentrò quella dei partigiani titini. L’autrice compie al tempo stesso un’opera narrativa e di recupero storico, riportando in vita, attraverso citazioni, modi di dire e vocaboli, il dialetto locale bumbaro, oggi in via di estinzione. Ne nasce un racconto in cui passato e presente si intrecciano, facendo rivivere una memoria affidata anche al suono di una lingua che rischia di scomparire.

Lasciando la notte a Gaza, di Massimo Silva, medico dell’ospedale Cardarelli di Napoli, trasforma, con una scrittura tesa ed essenziale, una sala operatoria palestinese in cui viene curato un soldato israeliano ferito in un palcoscenico dove la parola diventa strumento di riflessione sui profondi dilemmi umani che attraversano quel luogo e, più in generale, l’intero Medio Oriente. Con grande senso di compassione, il racconto mette in scena il conflitto interiore tra la violenza della guerra e l’imperativo morale di preservare la propria umanità.