Il Festival delle Corrispondenze si avvia alla giornata conclusiva dopo quattro giorni in cui il tema “Vero. Falso. Finto. Le storie che diventano Storia” è stato declinato attraverso prospettive diverse, dalla storia alla geopolitica, dal giornalismo alla letteratura, fino al teatro e alla riflessione sui nuovi linguaggi della comunicazione.
Le giornate di giovedì 3 e venerdì 4 settembre hanno continuato a scavare dentro le molte forme che può assumere il rapporto tra verità e racconto. Giovedì il Festival ha attraversato alcuni dei territori più sensibili del presente: la trasformazione tecnologica e la crescente centralità dell’intelligenza artificiale, ma anche il rapporto tra informazione e potere e la necessità di tornare a interrogare la storia per comprendere il presente. Alessandro Aresu ha portato il pubblico dentro la dimensione della guerra tecnologica, mostrando quanto il confronto geopolitico contemporaneo passi ormai anche attraverso il controllo delle tecnologie e dei saperi; Filippo Ceccarelli ha invece ripercorso le forme e i protagonisti del potere politico italiano, mentre Michela Ponzani ha restituito alla memoria le figure femminili che hanno contribuito a costruire la Repubblica, riportando alla luce storie e protagoniste che troppo spesso restano ai margini del racconto collettivo.
È stata ancora una volta la storia, dunque, a rivelarsi uno degli strumenti più potenti per leggere il presente: non un racconto immobile di ciò che è stato, ma un terreno nel quale si costruiscono identità e si stabiliscono, anche inconsapevolmente, le coordinate attraverso cui guardiamo ciò che accade oggi. Un tema che ha trovato una diversa forma espressiva anche nella lectio magistralis di Telmo Pievani, che ha trasformato la vicenda di Darwin in una riflessione sul rapporto tra conoscenza, verità e costruzione delle narrazioni, mentre Voci e Progetti ha portato sul palco il linguaggio dell’improvvisazione.
Venerdì il Festival ha spostato ancora più avanti il confine, entrando nel terreno della memoria, dell’informazione e della manipolazione. Con Anna Foa il pubblico si è confrontato con la responsabilità della memoria della Shoah nel mondo contemporaneo e con le domande, difficili e necessarie, che gli eventi degli ultimi anni hanno riaperto. La tavola rotonda con Cathy La Torre, Adriana Pannitteri e Beatrice Curci ha invece riportato l’attenzione sulle storie delle donne, sulle figure che la narrazione pubblica ha dimenticato o lasciato nell’ombra e, più in generale, su chi abbia avuto nel tempo il potere di stabilire quali storie meritassero di essere ricordate.
Anche il confronto con le generazioni più giovani ha trovato spazio attraverso Giacomo Panozzo, che ha mostrato come per comprendere le crisi geopolitiche di oggi sia necessario tornare alle loro radici storiche. Un modo di fare divulgazione che accorcia la distanza tra passato e presente e restituisce alla storia la sua funzione più concreta: quella di aiutarci a capire perché il mondo è arrivato fin qui.
Il racconto dell’attualità e del potere è tornato protagonista con Antonio Caprarica, che ha letto la parabola politica di Donald Trump anche attraverso il linguaggio della comunicazione e la capacità della narrazione politica di trasformare la percezione della realtà. Un tema che ha trovato poi la sua naturale prosecuzione nella serata, portando il Festival nel cuore della sua riflessione sul confine tra realtà e finzione attraverso Tlon, Andrea Colamedici e Maura Gancitano. Il loro lavoro ha interrogato le nuove architetture della realtà nell’epoca digitale, quando algoritmi, intelligenza artificiale, piattaforme e narrazioni politiche concorrono a determinare non soltanto ciò che vediamo, ma anche il modo in cui lo interpretiamo.
Un percorso che ha trovato così nei due giorni un filo comune: la realtà non arriva mai a noi senza essere raccontata. Passa attraverso la memoria, il linguaggio, i mezzi di informazione, le immagini, le interpretazioni e le parole di chi sceglie cosa mostrare e cosa lasciare fuori campo.
È su questo terreno che si prepara la giornata conclusiva di domenica 6 settembre, che porterà il Festival ancora una volta a interrogarsi sul potere delle storie, sulla memoria e sulla capacità delle parole di attraversare il tempo.
Si inizia alle 10 con “S’abbia il mio bacio devoto”, un percorso diffuso tra arte e letteratura dedicato a Maria Alinda Bonacci Brunamonti e Vittoria Aganoor Pompilj, due donne e due poetesse legate da un’amicizia raccontata attraverso i luoghi e le parole. La passeggiata immersiva sarà accompagnata dalla narratrice Caterina Martino e dall’attrice Caterina Fiocchetti, per poi concludersi sulla terrazza Luca Palombaro con il laboratorio espressivo “Arte postale”, a cura dell’arteterapeuta Monica Grelli.
Punto di ritrovo in via dell’Università nello spiazzo nei pressi di Albaia. Informazioni e iscrizioni: 377 2464757.
Sempre nella mattinata sarà presentata la campagna nazionale “Fai sport, leggi un libro!”, con Beatrice Curci (giornalista), Andrea Benvenuti (presidente Fslul) e Massimo Arcangeli (direttore artistico Festival delle Corrispondenze): un’iniziativa che propone la lettura quotidiana come una sorta di “sport per la mente”, per contrastare l’impoverimento cognitivo e promuovere l’esercizio della lettura nell’era digitale (ore 11 Terrazza Fattoria Luca Palombaro).
Alle 16 (Terrazza Fattoria Luca Palombaro) il tema del falso e della costruzione delle notizie tornerà al centro con Lucio Biasiori e “Il bambino dell’Apocalisse. Vera storia del falso Anticristo di Babilonia”. Al centro del libro c’è la vicenda di una lettera trecentesca che annunciava la nascita dell’Anticristo a Babilonia e che riuscì a sopravvivere per quattro secoli: una falsa notizia ante litteram che dimostra come la storia della disinformazione sia molto più antica delle parole con cui oggi la definiamo. A dialogare con Biasori sarà Giulia Merlo (giornalista di Domani).
Alle 16.30 nella chiesa Sant’Andrea, nell’ambito del Premio Vittoria Aganoor Pompilj, spazio a “La parola ai giurati”, con la presentazione del carteggio vincitore dell’edizione 2025: “Carlo Dionisotti – Alessandro Galante Garrone. Le radici della vita. Una lunga amicizia attraverso la corrispondenza 1941-1997”, che raccoglie la corrispondenza tra Carlo Dionisotti e Alessandro Galante Garrone, a cura di Gian Paolo Romagnani. Ne parleranno lo stesso Romagnani (storico dell’Università di Verona) e Adriana Chemello (presidente della giuria del Premio), con il coordinamento di Luigina Miccio (Komunicaleditoria). Un appuntamento che restituisce pienamente il senso di un premio nato per valorizzare la corrispondenza come genere letterario e come testimonianza intellettuale e affettiva, recuperando l’arte della scrittura epistolare e il lavoro di studiosi, archivisti e ricercatori che consentono a queste voci di tornare a parlare al presente. Nel carteggio tra Dionisotti e Galante Garrone riaffiorano infatti non soltanto un’amicizia e un dialogo intellettuale durati decenni, ma anche il rapporto con la storia italiana del secondo dopoguerra, con gli ideali della Resistenza e con una generazione di maestri e amici destinati a diventare memoria.
Alle 17 alla Terrazza Fattoria Luca Palombaro si parlerà invece di “Epstein Files. Il dizionario segreto del potere. Politica, satira e manipolazione”, tavola rotonda realizzata in collaborazione con la redazione della rivista MillenniuM, con Mario Portanova (giornalista e caporedattore del mensile) e Massimo Arcangeli (direttore artistico Festival delle Corrispondenze). Evento con traduzione in simultanea in lingua inglese.
Alle 17.30, a Porta Trasimena, tornerà protagonista Michele Volpi, con un nuovo appuntamento di letture e narrazioni dedicato ai bambini e alle famiglie, “La cosa che fa più male al mondo. Storie di piccole bugie e grandi verità”.
Il momento centrale della giornata e dell’intero Festival arriverà alle 18 (piazzetta Sant’Andrea), con la cerimonia di premiazione della 28esima edizione del Premio Letterario Nazionale Vittoria Aganoor Pompilj, che trova proprio nella giornata conclusiva delle Corrispondenze il suo naturale compimento. Ospiti d’onore saranno Giorgio Marchesi e Simonetta Solder, coppia nella vita e nel teatro, ai quali sarà assegnato il premio speciale “Uniti nell’Arte”. I due attori, protagonisti di cinema, televisione e teatro, porteranno anche sul palco il tema delle identità vere, immaginate e reinventate attraverso la scrittura scenica. A presentare l’evento sarà Gianni Gadaleto (regista e conduttore radio-televisivo), letture a cura di Sandra Fuccelli e Fabiola Marchesi.
Alle 19.30 (piazzetta Sant’Andrea) sarà protagonista Aldo Grasso, al quale verrà assegnata la quarta edizione del Premio Corrispondenze alla carriera. Critico televisivo del “Corriere della Sera” e docente di Storia della radio e della televisione all’Università Cattolica di Milano, Grasso ha costruito una vera e propria critica televisiva italiana, leggendo il piccolo schermo come uno specchio capace di restituire, ma anche di deformare, la società e l’immaginario collettivo. A dialogare con Grasso sarà Massimo Arcangeli (direttore artistico Festival delle Corrispondenze).
A chiudere il sipario sulla quindicesima edizione del Festival delle Corrispondenze, alle 21.30 nella piazzetta Sant’Andrea, sarà Andrea Scanzi con “E pensare che c’era Giorgio Gaber”, spettacolo con la regia di Simone Rota dedicato a una delle figure più significative della cultura italiana recente. Un omaggio che, attraverso la narrazione civile e lo sguardo appassionato di Scanzi, riporta sul palco parole, pensiero e canzoni di un autore che ha fatto della capacità di osservare criticamente il proprio tempo una delle cifre fondamentali della sua arte. Perché è proprio qui, forse, che si concentra il senso dell’edizione 2026 del Festival: nel momento in cui una parola smette di limitarsi a descrivere la realtà e comincia a costruirla. Le storie diventano memoria, la memoria diventa racconto condiviso e il racconto può trasformarsi in una versione della realtà. È una dinamica antica quanto la scrittura e oggi resa ancora più potente dalla velocità dei nuovi strumenti di comunicazione.
Le Corrispondenze hanno scelto di attraversare questa zona di confine senza cercare risposte semplici, ma invitando a esercitare lo sguardo critico: distinguere, dubitare, verificare, chiedersi sempre chi parla e perché. Un esercizio che la giornata conclusiva affiderà ancora una volta alla forza delle lettere, della storia, del giornalismo, del teatro e delle voci di chi continua a interrogare il proprio tempo.
