È entrato nel vivo il Festival delle Corrispondenze, che con la sua 15esima edizione sta mettendo alla prova il confine, sempre più sfumato, tra ciò che è vero, ciò che è falso e ciò che viene costruito come vero. “Vero. Falso. Finto. Le storie che diventano Storia” è il filo che attraversa incontri, libri, lectio e spettacoli, invitando a interrogarsi sul potere delle parole e su quanto raccontano la realtà o contribuiscono a costruirla.
I primi due giorni hanno già offerto molteplici chiavi di lettura. Dopo il taglio del nastro del Festival il confronto è entrato nel vivo con Barbara Tamborini e Alberto Pellai, che hanno affrontato il rapporto tra adulti, giovani e mondo digitale, e con Giovanni Minoli, protagonista di un appuntamento particolarmente significativo. Nel suo “Faccia a faccia con la storia. Mezzo secolo di televisione tra inchiesta, mito e racconto pubblico”, Minoli ha ripercorso infatti cinquant’anni di televisione e di storia italiana, soffermandosi sul ruolo dell’informazione nel costruire il racconto pubblico di un Paese. Un percorso professionale al quale il Festival ha voluto attribuire un riconoscimento speciale con la consegna del Premio Corrispondenze per la divulgazione, assegnato a Minoli per il suo straordinario contributo alla divulgazione e alla capacità di trasformare la storia e l’attualità in racconto accessibile a un pubblico ampio. La prima giornata si è conclusa con linguaggi diversi ma accomunati dalla capacità di interrogare il presente: la musica con Gino Castaldo e il momento di riflessione di Paolo Crepet.
Il tema del rapporto tra storia, potere e costruzione della realtà è tornato protagonista nella seconda giornata, con Giorgio Caravale e con la lectio di Melania G. Mazzucco. Due prospettive diverse per riflettere su come il passato possa essere interpretato, selezionato e talvolta utilizzato per costruire identità e narrazioni. Sul terreno dell’informazione e del racconto pubblico si è inserito anche Claudio Cerasa, protagonista del secondo Premio Corrispondenze per il giornalismo, mentre a completare la giornata è stato uno straordinario Roberto Mercadini, con il suo monologo “Animali umani”, applauditissimo dal pubblico.
Un avvio che ha già restituito la complessità del tema scelto per questa quindicesima edizione e che nei prossimi due giorni continuerà a muoversi tra memoria e attualità, storia e identità, informazione e manipolazione, senza rinunciare al confronto con i linguaggi del teatro e della narrazione. Il Festival prosegue venerdì 4 settembre tornando a interrogarsi su come le storie vengano tramandate, interpretate e trasformate. Ad aprire il pomeriggio sarà Anna Foa, alle 17 nella Terrazza Fattoria Luca Palombaro, con “Mai più”, una riflessione sul significato e sull’estensione della memoria della Shoah nel mondo contemporaneo, nata dall’urgenza intellettuale e morale di confrontarsi con i drammatici eventi seguiti al 7 ottobre 2023 e con la guerra a Gaza. Storica degli ebrei in Europa, dell’Inquisizione e della memoria della Shoah, Foa toccherà uno dei nodi centrali dell’edizione: come si costruisce e si tramanda la memoria e cosa accade quando il racconto del passato entra nel conflitto del presente. A dialogare con la Foa sarà Valentina Santarpia (giornalista Il Corriere della Sera).
Seguirà la tavola rotonda “Tutte le volte che le donne…”, con Cathy La Torre, avvocata specializzata in diritto antidiscriminatorio e diritti civili, e Adriana Pannitteri, giornalista Rai, scrittrice e conduttrice di TG2 Storie, coordinate Beatrice Curci. Un confronto dedicato alle figure femminili, alla loro presenza e alle loro assenze nella narrazione pubblica e storica, per riflettere anche su chi abbia avuto, nel tempo, il potere di scegliere quali storie raccontare e quali lasciare ai margini (ore 18 piazzetta Sant’Andrea).
Sarà poi Giacomo Panozzo, giovanissimo divulgatore storico, a proporre “Perché succederà ieri? Capire il presente attraverso le puntate precedenti della Storia”, partendo dalle crisi geopolitiche di oggi per ricostruirne le radici storiche e mostrare come nessuna crisi arrivi davvero dal nulla. Un modo diretto e contemporaneo di rimettere la storia al centro della comprensione del presente, rivolgendosi anche alle generazioni più giovani (ore 18 Terrazza Fattoria Luca Palombaro). A dialogare con Panozzo sarà Alessandro Cascianelli (giornalista, autore e podcaster).
Alle 19.30 sarà la volta di Antonio Caprarica con “Il bullo. Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente” (ore 19.30 piazzetta Sant’Andrea). Giornalista e storico corrispondente Rai, inviato di guerra e osservatore della politica internazionale, Caprarica affronterà la figura di Trump e le trasformazioni dell’Occidente, portando sul palco il tema del rapporto tra leadership, comunicazione e potere. A dialogare con Caprarica sarà Massimo Arcangeli (direttore artistico Festival delle Corrispondenze). Evento con interprete Lis e traduzione in simultanea in lingua inglese.
La giornata si chiuderà alle 21.30, sempre in piazzetta Sant’Andrea, con Tlon, il laboratorio filosofico fondato da Andrea Colamedici e Maura Gancitano, protagonisti di “Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà”. Una conferenza-spettacolo che entra nel cuore del tema del Festival per interrogarsi su come, nell’epoca digitale e dell’intelligenza artificiale, la realtà venga sempre più filtrata, narrata e orientata attraverso immagini, parole e sistemi capaci di influenzare la percezione collettiva.
Sabato 5 settembre il Festival ripartirà alle 11 nella Terrazza Fattoria Luca Palombaro con Luciano Taborchi e “Dalla Russia e dai lager nazisti con amore”, volume dedicato ai carteggi dei soldati della campagna di Russia e degli IMI e, attraverso le loro parole, al racconto dell’Italia nella Seconda guerra mondiale. Ancora una volta saranno le corrispondenze a restituire una storia vista dal basso, attraverso le voci di chi l’ha vissuta. A dialogare con Taborchi saranno Alberto Stramaccioni (presidente Isuc) e Mario Squadroni (Università degli Studi di Perugia).
Nel pomeriggio (ore 16 nella chiesa di Sant’Andrea) sarà invece la volta di “L’Italia inventata”, il convegno realizzato in collaborazione con l’Istituto per la Storia dell’Umbria, dedicato al Risorgimento, all’identità nazionale e alla costruzione del mito fondativo. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Magione Massimo Lagetti e del presidente dell’Isuc Alberto Stramaccioni, il confronto, coordinato da Erminia Irace dell’Università degli Studi di Perugia, vedrà gli interventi di Riccardo Piccioni (Università di Macerata), Michele Finelli (UniRoma Tre) e Laura Popa (Università di Cambridge), chiamati a rileggere il processo di costruzione dell’idea di Italia attraverso viaggi, lettere, idee politiche e sguardi femminili.
Alle 17 Tommaso Cerno presenterà “Le ragioni di Giuda. Quando il tradimento ideologico diventa un atto di libertà” (Terrazza Fattoria Luca Palombaro), affrontando il tradimento non soltanto come rottura, ma come possibile scelta di autonomia e libertà rispetto a un sistema di appartenenze e convinzioni. A dialogare con Cerno sarà Massimo Arcangeli (direttore artistico del Festival delle Corrispondenze).
Non mancherà, come sempre, lo spazio dedicato alle famiglie, con Michele Volpi, protagonista alle 17 delle letture e narrazioni per bambini dai 3 ai 10 anni (Porta Trasimeno). Si prosegue poi con Beppe Severgnini che porterà sul palco della piazzetta Sant’Andrea (ore 18) “Italians. Trent’anni di corrispondenze pubbliche nell’era del rumore”, tra ironia, identità nazionale e osservazione dei costumi italiani. Un racconto lungo trent’anni, nel quale la corrispondenza diventa anche uno strumento per guardare un Paese mentre cambia. A dialogare con Severgnini sarà Giovanni Parapini (direttore Rai Umbria). Evento con traduzione in simultanea in lingua inglese.
Sul tema della comunicazione tornerà Simona Ruffino, con “Non tutto è come appare. Contro la cultura della manipolazione” (ore 18.30 Terrazza Fattoria Luca Palombaro), riflettendo sul modo in cui la semplificazione del linguaggio pubblico può trasformarsi in uno strumento di manipolazione, tra media, politica e social. A dialogare con la Ruffino sarà Massimo Arcangeli (direttore artistico del Festival delle Corrispondenze). Evento con interprete Lis.
Spazio poi a Edoardo Prati, giovanissimo divulgatore di letteratura classica con “Batracomiomachia. La battaglia dei topi e delle rane” (ore 19.30 piazzetta Sant’Andrea), rilettura contemporanea del poema antico che conferma come anche i testi del passato possano tornare a parlare al presente attraverso nuove forme di racconto.
La serata di sabato si chiuderà con Ottavia Piccolo e “Donna non rieducabile” (ore 21.30 piazzetta Sant’Andrea), spettacolo di teatro civile di Stefano Massini nel quale l’attrice dà voce alla giornalista russa Anna Politkovskaja, a vent’anni dal suo omicidio. Una storia di giornalismo, libertà e verità che porta sul palco il tema del prezzo che può avere il tentativo di raccontare ciò che il potere vorrebbe non venisse raccontato. Musiche per arpa composte ed eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi, regia di Silvano Piccardi.
Per info e programma: www.festivaldellecorrispondenze.it
