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di Giorgia Olivieri

Dopo il rinvio causa covid, finalmente, l’adattamento teatrale di ‘Mine vaganti’ di Ferzan Özpetek, ha debuttato mercoledì 2 marzo al Teatro Morlacchi di Perugia, dove rimarrà in scena fino a domenica 6. Nel pomeriggio di giovedì 3 gli attori hanno incontrato il pubblico, sempre a Teatro, dove, tra i vari temi, si è parlato del ruolo dello spettacolo quando si vive l’orrore della guerra.

Una boccatta d’aria Quella di ‘Mine vaganti’ è una «storia intelligente», come l’ha definita Francesco Pannofino, capocomico dello spettacolo, «che parla di libertà, inclusione e dell’essere se stessi». La sceneggiatura di Ferzan Özpetek, poeta visionario, racconta la storia di un amore, familiare e non. Umbria24 ha chiesto alla compagnia come sia mettere in scena una tragicommedia in questi giorni difficili. Edoardo Purgatori, ringraziando il pubblico in sala per il caloroso applauso ricevuto durante il debutto in scena, si è definito «fortunato, perché se penso che un ragazzo come me da una settimana all’altra può trovarsi in guerra, poter essere qui con voi, nonostante le mascherine, è un privilegio da non sottovalutare». Purgatori ha anche ricordato che il presidente ucraino Zelensky prima di darsi alla politica fosse un attore ed un comico, sottolineando come «ognuno può fare la differenza se messo nel contesto giusto».

Il racconto della guerra Simona Marchini, che è per metà umbra poiché il padre è originario di Mogliano, e che nel racconto interpreta la nonna della famiglia Cantone, ha spiegato, invece, cosa è per lei il teatro in tempo di guerra. Marchini ha parlato dei genitori, ex partigiani e di come l’idea che portavano avanti fosse più forte di ogni altra cosa. L’attrice racconta che la madre, se trovava della farina «faceva le fettuccine, per quei quattro o cinque amici, naturalmente cospiratori». Quei momenti «erano una festa – continua Marchini – e i teatri erano ancora aperti, il Teatro dell’Opera ancora esisteva e questo aspetto di sostegno e conforto del teatro, che è anche affetto, non morirà mai. Se sento i racconti dei miei genitori, che veramente rischiavano di morire, capisco che questa spinta non va mai abbassata. Noi recitiamo anche per tenere in vita questo rapporto con la gioia e la bellezza, ci sentiamo quindi utili anche in questo momento».

«L’Umbria è na malattia» Simona Marchini, ha voluto ricordare con passione il suo rapporto con l’Umbria, una regione che lei ha definito «ruvida, ma con tanto cuore, passione e cultura». Per l’attrice «L’Umbria è na malattia», perché vi fa spesso ritorno, in questo territorio che è per lei pieno di vitalità.

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