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È una delle opere più significative del teatro musicale barocco inglese, e nonostante il grande riconoscimento internazionale conserva in Italia una presenza scenica relativamente rara rispetto ai titoli più frequentati del grande repertorio lirico: è per questo un appuntamento particolarmente prezioso quello di venerdì 30 ottobre, alle 20:30 al teatro del Pavone di Perugia, con “Didone ed Enea” (Dido and Aeneas), di Henry Purcell, una produzione del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio di Musica di Perugia “Francesco Morlacchi” realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti “P. Vannucci” di Perugia.

Spettacolo che arriva dopo che pochi giorni fa anche la nuova edizione di “Perché non ballate?”, la Rassegna a cura del Teatro Stabile dell’Umbria dedicata ai nuovi linguaggi del movimento e della danza, ha preso il via al Teatro Morlacchi di Perugia con lo spettacolo “Dido and Aeneas” della Compagnia Dewey Dell.

Ora la nuova rappresentazione perugina – a ingresso gratuito – rappresenta una ulteriore occasione per avvicinare il pubblico a un’opera di straordinario valore musicale e teatrale, valorizzando al contempo il percorso formativo e l’esperienza scenica dei giovani musicisti e artisti delle istituzioni cittadine (regia di Pacifica Artuso, Coro ed ensemble del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio, diretto da Eelena Biscuola, coreografia di Maria Cristina Esposito, compagnia di danza Umbria Ballet School, con Valentina Pierini, costumi ed elementi scenici del Corso di Costume per lo Spettacolo dell’Accademia di Belle Arti “P. Vannucci” di Perugia, coordinato da Laura Giannisi e Giuseppe Fioroni).

Composta alla fine del Seicento, “Dido and Aeneas” è l’unica opera interamente cantata di Purcell, e un caposaldo del repertorio lirico europeo. La partitura intreccia danze e cori di ascendenza francese con arie di fattura italiana, recitativi e ariosi di grande intensità drammatica, dando vita a un linguaggio musicale capace di unire raffinatezza formale e profonda forza espressiva.

Al centro della vicenda, l’amore tra Didone, regina di Cartagine, ed Enea, eroe troiano destinato a riprendere il viaggio verso l’Italia. L’intervento di forze oscure induce Enea a credere di dover abbandonare Didone e proseguire il proprio cammino. La separazione segna il tragico destino della regina, che affida il proprio dolore al celeberrimo lamento “When I am laid in earth”, pagina tra le più celebri della storia della musica, costruita sul basso ostinato, procedimento fondamentale nella scrittura di Purcell. Umbria24 ha intervistato la regista Pacifica Artuso per approfondire questo intenso appuntamento in programma al Pavone.

“Didone ed Enea” di Purcell è un capolavoro del teatro musicale barocco, costruito attorno a una vicenda d’amore, abbandono e destino. Al centro c’è soprattutto Didone, con il suo celebre lamento finale. Quale chiave di lettura ha scelto per la sua regia e come ha lavorato per restituire al pubblico di oggi la forza emotiva di quest’opera, senza perdere la specificità del linguaggio barocco? “Per restituire al pubblico di oggi la forza emotiva di quest’opera ho lavorato sul principio del contrasto che attraversa le scelte registiche. I movimenti e la gestualità dei personaggi e del coro oscillano tra realismo e astrazione, immobilità e azione; le danzatrici attraversano la danza Barocca con uno stile contemporaneo, in cui convivono forma e impulso, passato e presente. Si conserva così lo spirito del Barocco, il suo teatro degli opposti, in un gioco eterno che celebra bellezza, desiderio e morte. Lavorando ovviamente sulle luci, in uno spazio scenico nudo, dove i corpi diventano scenografia”.

Al Conservatorio perugino insegna Teoria e Tecnica dell’Interpretazione Scenica, un aspetto fondamentale per chi si forma come musicista e cantante. Come si accompagna un giovane interprete nel passaggio dallo studio della partitura e del testo alla costruzione di un personaggio e alla sua presenza sul palcoscenico? Quali sono le sfide più significative che questo percorso ha posto agli studenti coinvolti in “Didone ed Enea”? “L’Arte scenica insegna a dare un corpo e una presenza consapevole al personaggio. Come docente il mio compito è guidare gli allievi in questo meraviglioso ma delicato percorso: estrarre dalla partitura le intenzioni e le motivazioni profonde che muovono l’azione e rendere tutto con naturalezza e credibilità. La sfida e la difficoltà è riuscire a conciliare tutto questo con la maturità e la tecnica vocale, specie quando l’allievo è all’inizio del percorso. Inoltre, per molti dei ragazzi coinvolti in quest’opera, si tratta di un vero e proprio debutto in teatro dove sperimentano la gestione emotiva e il controllo della vocalità, la gestione dello spazio teatrale insieme alle luci, i costumi, e l’ascolto dei partner di scena. I coristi, ad esempio, che sono impegnati in movimenti e coreografie, si sono allenati a “respirare” insieme, a sentirsi come un corpo unico”.

Lo spettacolo coinvolge musicisti, cantanti, danzatori e giovani impegnati nella realizzazione dei costumi e degli elementi scenici. Quanto conta, nella formazione delle nuove generazioni di artisti, misurarsi con una produzione vera, in cui competenze diverse devono dialogare e ogni scelta contribuisce al risultato finale? Che cosa lascia un’esperienza come questa al di là della singola rappresentazione? “Oggi ai cantanti lirici è richiesta sempre più una solida preparazione attoriale; avere la possibilità di misurarsi con veri e propri allestimenti di opere in teatro è fondamentale nella formazione dell’allievo perché accelera il processo di apprendimento. Nella preparazione di quest’opera ho avuto l’opportunità di lavorare con una coreografa nella costruzione dei movimenti e delle coreografie. Questo ci ha permesso di spostare fortemente l’attenzione sul corpo, che possiede una sua intelligenza e una sua memoria, a cui l’interprete deve imparare ad affidarsi. Una delle cose più difficili per l’allievo è proprio “imparare” a camminare bene in scena, sentire il tempo-ritmo del personaggio e delle diverse emozioni, e sentire il rapporto che tutto questo crea con la musica. Un’esperienza del genere permette agli allievi di fare un salto di qualità, portandoli a conquistare fiducia e consapevolezza, fluidità espressiva e il superamento di blocchi fisici, timidezze e insicurezze”.

“Didone ed Enea” è un’opera di grande valore musicale e teatrale, ma meno frequentata in Italia rispetto ad altri titoli del repertorio lirico. L’appuntamento al Teatro del Pavone, a ingresso gratuito, è anche un’occasione per avvicinare nuovi spettatori a questo repertorio. Che tipo di risposta si aspetta dal pubblico perugino, in particolare dai più giovani? “Innanzitutto, per chi vuole avvicinarsi all’opera, la durata contenuta dell’opera è un grande punto a favore. In questo momento, inoltre, quest’opera sta vivendo una stagione di grande riscoperta in Italia: è infatti un gioiello del teatro barocco dotata di una straordinaria intensità drammatica e di una forte modernità. Ci auguriamo che la bellezza della musica e una messa in scena che punta su contrasti e dinamismo possa rendere lo spettacolo sempre vivo e coinvolgente e suscitare curiosità ed entusiasmo in un pubblico giovane e meno giovane”.