Lo Stendardo processionale della SS Trinità di Raffaello, custodito nella Pinacoteca comunale di Città di Castello sarà esposto al Met, Metropolitan Museum of Art di New York, in occasione della mostra “Raphael sublime poetry”, a cura di Carmen Bambach, in programma da 23 marzo al 28 giugno 2026, un percorso completo sull’opera di Raffaello con oltre 200 opere provenienti da musei di profilo internazionale come Musei Vaticani, Biblioteca apostolica Vaticana, Uffizi, Louvre, Prado, British Museum e National Gallery, per citare le istituzioni maggiormente illustri. Al Met sarà possibile vedere lo Stendardo, per la prima volta dopo il completamento del restauro estetico, a cura dell’Istituto Centrale del Restauro, sostenuto dallo stesso museo newyorkese per il prestito.
Lo stendardo processionale della S.S. Trinità, olio su tela di circa 166×94 cm per lato con cornice seicentesca, rappresenta una delle prime opere attribuite a Raffaello. Conservato nella sala della contemplazione della pinacoteca comunale di Città di Castello, è l’unico dipinto del maestro rimasto in città e l’unica opera mobile di Raffaello presente in Umbria.
Di proprietà del comune di Città di Castello e dal valore stimato di 6 milioni di euro, lo stendardo è considerato un capolavoro di eccezionale importanza culturale. Oltre a testimoniare le prime prove artistiche di Raffaello, presenta caratteristiche tipiche della maturità dell’artista.
Tra i dipinti realizzati da Raffaello per Città di Castello, è l’unico a non essere citato nelle fonti o nei documenti d’epoca. La prima menzione risale al 1627, grazie a padre Angelo Conti. Sulla superficie dell’opera sono ancora visibili i segni dell’uso come gonfalone processionale, tanto che già nel 1628 fu deciso di non portarla più in processione per preservarla meglio.
Il dipinto, realizzato su due tele sottili unite, raffigura a sinistra la Trinità con i santi Rocco e Sebastiano e a destra la creazione di Eva dalla costola di Adamo. La sua esecuzione è databile tra il 1499 e il 1501, probabilmente in relazione all’epidemia di peste che colpì la città nel 1497, da cui la presenza dei santi invocati contro la peste.
Restaurato dall’Istituto centrale per il restauro di Roma in occasione di una mostra, lo stendardo rappresenta un documento prezioso dell’evoluzione stilistica di Raffaello, sospeso tra i ricordi della cultura di Urbino, con i suoi colori vivaci, e le nuove influenze di Perugino e della scuola fiorentina, evidenti nella morbidezza dei volti.




