di A.G.
La raffigurazione del nemico, per immagini e simboli, come elemento cardine della propaganda. È questo il tema centrale della mostra ‘Nemici. La rappresentazione del nemico nelle cartoline della Grande guerra. Collezione MoroRoma’, visitabile dal 6 ottobre al 4 novembre a palazzo Penna a Perugia. L’esposizione, curata da Gianni Bovini, Valentina Marini e Alberto Sorbini, è organizzata dall’Isuc (Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea) in collaborazione con il Comune di Perugia e il Comune di Narni, con il patrocinio della Regione Umbria e dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria.
Uno spunto di riflessione «Siamo molto lieti di dare il nostro supporto a questa mostra –ha detto, nel corso dell’anteprima per la stampa, il presidente del Consiglio comunale Leonardo Varasano, in rappresentanza dell’amministrazione – perché, tra i molti eventi che dal 2014 a oggi si sono succeduti per celebrare il centenario della Grande Guerra, resterà impresso tra i più significativi. Ci dà l’occasione di soffermarci sul dramma che è stata la prima guerra mondiale e, peraltro, ci fa capire quanto quell’evento sia stato dirompente dal punto di vista della comunicazione. Di quel periodo ci stiamo portando dietro una rappresentazione divisiva del mondo e la mostra ha anche lo scopo di farci riflettere su questo».
La guerra come evento mediatico La Prima guerra mondiale ha rappresentato una rottura con il passato. Come ha ben spiegato lo stesso Sorbini, «essa ha segnato la fine di una visione ottimistica, progressista, in cui la modernità, di cui si cantava la superiorità nei confronti di tutte le civiltà passate, era destinata a plasmare tutto il mondo, e nello stesso tempo il tragico ingresso alla modernità per milioni di uomini. La guerra segnò la fine di un mondo e l’uomo si risvegliò più che mai angosciato dalla visione di un futuro senza speranza. Ma la Grande guerra – ha proseguito Sorbini – è stata anche un evento mediatico che per la prima volta ha prodotto numerose immagini. Le cartoline – ed è per questo che le abbiamo scelte quali protagoniste della mostra – se ne stampavano e se ne spedivano miliardi, illustrate dagli artisti più in voga dell’epoca in tutta Europa. Ma non dobbiamo dimenticare che già allora circolavano quelle che oggi chiameremmo “fake news”, che contribuivano a creare lo stereotipo del nemico e un clima di odio e di divisione».
Nemico e propaganda Il tema centrale dell’esposizione è proprio la rappresentazione del nemico come elemento cardine della propaganda. La mostra, suddivisa in 11 sezioni, racconta la Guerra attraverso l’esposizione delle cartoline della Collezione MoroRoma, composta dal materiale a stampa (oltre cinquantamila cartoline e in quantità più limitata fotografie), opuscoli e manifesti prodotti in Italia e all’estero tra la metà del XIX e il XX Secolo. Le cartoline, di cui in Europa ne vennero stampate miliardi di copie, attraverso le immagini, hanno avuto la capacità di veicolare un messaggio diretto, facilmente comprensibile a ogni strato della società, e per questo usato come mezzo di propaganda: rappresentazioni disumane e crudeli, capaci di prendere, utilizzare e amplificare gli stereotipi negativi già presenti nei confronti dell’altro. Nella costruzione dell’immagine del nemico, partendo dal fatto che è l’altro il responsabile della guerra e di tutti i massacri che ne conseguono, troviamo elementi che contraddistinguono tutti i soggetti in campo: l’odio nei confronti del leader avversario, caricaturizzato o reso simile a un mostro. I nemici sono i nuovi barbari: commettono violenze contro gli indifesi, stuprano, saccheggiano, incendiano, esercitano violenza anche sui bambini, sono privi di ogni coscienza morale. Gli interessi che muovono l’altro alla guerra sono quelli del predominio, dell’annientamento, della volontà di rendere schiavi. Non mancano riferimenti alla sessualità: i tedeschi per gli italiani e i francesi erano tutti omosessuali, mentre le truppe coloniali che combattevano con l’Intesa erano tutti sodomiti. I tabù sociali e sessuali, che prima della guerra avevano impedito di rappresentare la brutalità e la sessualità, vengono rimossi. Ogni nazione si sente portatrice di valori e di una missione che prevede, per difenderli, l’annientamento del nemico.
