di Angela Giorgi
Con le celebrazioni del centenario della nascita di Alberto Burri, nella mostra ‘Burri: lo spazio di materia/tra Europa e USA’, presso gli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello fino al 6 gennaio 2017, confluiscono in Umbria alcuni tra gli esponenti più significativi dell’arte contemporanea della seconda metà del XX secolo, riferimenti dialettici o interlocutori diretti e indiretti del Maestro tifernate.
Tra Europa e USA: l’arte mondiale incontra l’Umbria Intento dichiarato della mostra è “riportare Burri a casa”: non per orgoglio autarchico, ma per far convergere nella terra di nascita e d’elezione dell’artista tutta una rete di contaminazioni e filiazioni, rapporti e contatti, storicamente attestati o ricostruiti per affinità estetica. Ricomporre il milieu artistico internazionale entro cui opera Burri significa anche riconoscere il valore etico dell’artista, in relazione al carattere innegabilmente innovativo del suo linguaggio. Alberto Burri è un gigante internazionale per rilevanza artistica e per il riconoscimento che la storia gli ha conferito: già nel 1953 James Johnson Sweeney, direttore e curatore del Guggenheim Museum, inserisce alcune opere di Burri nell’esposizione ‘Young European Painters: A Selection’ e, nel 1955, scrive la prima monografia sull’artista. Legittimamente stimato a livello mondiale, Burri continua a scegliere l’Italia, l’Umbria, Città di Castello.
Alberto Burri restituisce l’etica all’arte italiana Salvatore Scarpitta, artista a metà strada tra l’Europa e gli Stati Uniti, rilascia un’eccezionale attestazione del ruolo esemplare che Burri ha avuto per gli artisti italiani, riconoscendo che il Maestro di Città di Castello «ha stabilito una dignità che per noi era d’esempio […], il suo aiuto è stato a un livello morale in un momento in cui c’erano tanti pittori ‘sedotti’ dall’espressionismo astratto, che bisogna ammettere che senza l’impegno morale di quell’uomo lì la vita non sarebbe stata possibile. L’etica che lui ha portato nell’arte italiana è di gran lunga superiore a qualsiasi altra cosa». All’indomani del secondo conflitto mondiale, la dignità dell’Europa abbattuta e vinta del dopoguerra, costretta al confronto col mondo nuovo degli Stati Uniti, si concretizza per Burri nella dignità della materia extrapittorica, dello scarto esposto come opera d’arte. La materia, la forma, lo spazio: dopo la tragedia della guerra, che Burri vive sulla propria pelle da prigioniero, sembra imporsi per gli artisti dell’occidente la necessità di un nuovo linguaggio che scardini la dimensione analitica, di una nuova estetica della brutalità e del riuso, di una nuova antropologia da costruire. La materia per Burri non è un assoluto ma è funzionale al suo irrompere nello spazio come, reciprocamente, per Fontana è il vuoto ad aprire un’inedita dimensione spaziale.
La materia e lo spazio in Burri Lontana da intenti comparativi, la contestualizzazione costruita dalla mostra del panorama artistico europeo e statunitense è straordinariamente efficace nel ricomporre lo scenario di interlocutori, amici, rapporti dialettici e scambi. Grazie a un allestimento tematico incisivo e al tempo stesso essenziale, la scelta di operare secondo un criterio cronologico-evolutivo, mettendo in dialogo gli artisti, è evidente senza dover essere esplicitata in pannelli introduttivi. Dal rapporto con i diretti predecessori, con cui Burri entra in contatto sin dal suo viaggio a Parigi nel 1948, al confronto con gli artisti contemporanei che lavorano anch’essi la materia extrapittorica, fino agli eredi più diretti del New Dada americano e dell’arte povera: nelle sale degli Ex Seccatoi del Tabacco, tra Mirò, Dubuffet, Rauschenberg, Rotella, Kounellis, Christo, si delinea sullo sfondo della storia corale dell’arte contemporanea del secondo ‘900 la storia individuale di Alberto Burri, il percorso che lo conduce a diventare, malgrado l’indole schiva, un artista primario e fondante. Con l’intuizione originaria di sostituire il supporto all’opera, Burri arriva a un’autentica riformulazione del linguaggio, quasi regalando all’uomo una capacità espressiva nuova attraverso il rapporto rivoluzionario con la materia e lo spazio. Il cammino dialettico che la mostra è capace di intessere tra Burri e il contesto dell’arte del XX secolo si avvale di un’ampia sezione documentaria conclusiva: notevole per ricchezza e accuratezza filologica, lo spazio è allestito con installazioni multimediali interattive e user-friendly, che consentono sia agli addetti ai lavori che ai visitatori meno vicini ai linguaggi artistici d’avanguardia di acquisire i dati storici fondamentali per cogliere, attraverso l’opera in progress di Alberto Burri, lo spirito della grande arte contemporanea.
