«Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso». Così scriveva del sommo poeta il suo primo biografo, Giovanni Boccaccio nel Trattarello in laude di Dante scritto tra il 1351 e il 1355 e riscoperto di recente quando il Comune di Orvieto ha svelato il singolare dipinto di un autore ignoto, da almeno sessant’anni custodito nell’ufficio del sindaco, in cui l’autore della Divina commedia è raffigurato con la barba. L’opera sarà al centro della mostra ‘Il vero volto di Dante Alighieri. L’avventura di un quadro’ che si terrà dal 14 settembre al 14 novembre al museo Faina di Orvieto. L’evento è stato presentato a Roma, a Palazzo Montecitorio.

BARBA ORIGINALE: PAROLA ALL’ESPERTO

Presentazione alla Camera dei deputati La mostra è affiancata dal catalogo curato da Intermedia Edizioni dall’omonimo titolo che ripercorre le singolari vicende dell’opera d’arte, realizzata da un autore ancora ignoto probabilmente negli anni Ottanta del Cinquecento. Il catalogo della mostra è a cura di Giuseppe Della Fina con testi di Aldo Lo Presti, Michele Maccherini, Francesco Federico Mancini e Teresa Nocita. Il catalogo è in distribuzione nazionale da lunedì 13 settembre, già acquistabile nel sito di Intermedia Edizioni e al museo Faina di piazza Duomo.

Dante barbuto a Orvieto, esperti verso nuove analisi al dipinto: «Forse Boccaccio aveva ragione»

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.