di Dan.Bo.

Il Teatro stabile dell’Umbria è stato riconosciuto per il triennio 2015/2017 «Teatro di rilevante interesse culturale». A comunicarlo in una nota è il Tsu che riporta le parole del presidente Brunello Cucinelli e del direttore artistico del Teatro Franco Ruggieri, che si dicono orgogliosi per la scelta fatta dal Ministero. La decisione è stata presa dalla Commissione consultiva per la prosa, presieduta dal professor Luciano Argano, in base alla nuova normativa che regola il teatro italiano. Una riforma anche duramente criticata e che divide i teatri in due categorie: quelli di «interesse nazionale» e quelli di «rilevante interesse culturale». Per quanto riguarda i primi (una categoria per la quale il Tsu non si è peraltro mai candidato), gli enti locali dovranno dare il 100% di quello che dà il Ministero attraverso il Fondo unico per lo spettacolo; per i secondi, la percentuale scende al 40%. In sostanza dei teatri pubblici con meno oneri dei teatri nazionali, legati al territorio e con riconosciuto valore culturale.

La riforma Rispetto al passato la riforma di luglio ha innalzato i criteri quantitativi, portandoli a 160 giornate recitative di produzione e a seimila giornate lavorative. Per gli stabili pubblici erano cinquemila e 120, per i privati 4.500 e 120, e per quelli di innovazione quattromila e 100; inoltre bisogna avere una o più sale, nella regione in cui ha sede legale, per un totale di almeno 400 posti (una sala deve essere di almeno 200 posti). Finora invece si richiedevano almeno una sala con 500 per gli stabili pubblici e privati e 200 per quelli di innovazione. Quanto all’organico artistico e tecnico è necessario che almeno il 50% del personale artistico coincida con quello dell’annualità precedente, mentre almeno il 30% del personale amministrativo e tecnico deve risultare assunto con un contratto a tempo indeterminato o determinato.

Prescrizioni La riforma contiene anche delle prescrizioni di carattere artistico, secondo le quali ogni anno deve essere prodotto almeno uno spettacolo di un autore vivente, anche se molti Stabili già ne fanno di più. Infine almeno il 40% delle giornate recitative dovrà essere rappresentato nei teatri gestiti e al massimo il 20% di tali giornate recitative può essere costituito da matinée per le scuole. Da ultimo non più del 40% del totale delle giornate recitative potrà essere rappresentato al di fuori della regione di appartenenza.

Gli altri In tutto quelli di «interesse culturale» sono sedici, oltre ai tre già indicati la scorsa settimana: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, l’Associazione Centro Teatrale Bresciano, Marche Teatro di Ancona, il Teatro dell’Elfo di Milano, il Teatro Franco Parenti di Milano, l’Ente Teatrale Regionale Teatro Stabile d’Abruzzo dell’Aquila, la Fondazione Teatro Due di Parma, la Fondazione Luzzati Teatro della Tosse di Genova, la Fondazione Teatro Piemonte Europa di Torino, il Teatro di Bari, il Teatro di Sardegna di Cagliari, la Fondazione Teatro Metastasio di Prato, l’Ente Autonomo Teatro Stabile di Bolzano, il Teatro Stabile Sloveno di Trieste, il Teatro Stabile dell’Umbria di Perugia e Casanova Teatro di Roma (Eliseo).

Centri di produzione La commissione ha inoltre riconosciuto «centri di produzione teatrale» la Fondazione Teatro di Napoli Nuova Commedia, la Casa del Contemporaneo di Salerno, la Baracca di Bologna, l’Accademia Perduta Romagna Teatri di Forli’, il Ravenna Teatro, il CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia di Udine, il Teatro del Buratto di Milano, la Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani di Torino, la Fondazione Sipario Toscana di Cascina (PI), la Piccionaia di Vicenza. Una lista che potrebbe allungarsi dato che nelle prossime sedute la commissione proseguirà a valutare il riconoscimento di ulteriori centri di produzione, oltre a esaminare le rimanenti istanze del settore prosa.

Twitter @DanieleBovi

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